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Opere tra sogno e realtà: Rinaldi è la nuova “ribelle” di Ca’ Pesaro

Parte dal concetto dell’addormentamento la mostra “Órama” di Eleonora Rinaldi, allestita al Museo di Ca’ Pesaro. Sette sono le visioni evanescenti, create dall’artista con la pittura ad olio, che oltrepassano i confini tangibili

Eleonora Rinaldi è la nuova “ribelle” di Ca’ Pesaro. I corpi rappresentati nelle sue opere, dai rimandi classicheggianti di un passato lontano, vengono resi nelle tele con una potenza ed intensità tutta contemporanea, nuova ed inedita, dove anche la vegetazione si fa protagonista attiva. L’artista originaria di Udine (classe 1994), che pare seguire lo spirito che animò il genio dei “ribelli” pittori capesarini di inizio ‘900, è la protagonista della mostra “Órama” allestita fino al 28 settembre nella Project room al piano terra della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia, a cura di Francesco Liggieri di Not Title Gallery e Christian Palazzo dello Spazio SV – Centro espositivo San Vidal. Sono opere a cavallo tra sogno e realtà, che nascono nel limbo del dormiveglia, quelle della giovane artista, non a caso il titolo “Órama”  deriva dal greco antico e significa “sogno” o “visione”.

Visioni evanescenti che prendono ispirazione dalla realtà

Le opere in mostra sono sette visioni evanescenti create con la pittura ad olio dall’artista quest’anno a Parigi, che attraverso diversi scenari esplorano il confine tra il visibile e l’invisibile. Le atmosfere sono dense di richiami al surrealismo e al simbolismo 800eschi, quasi a strizzare l’occhio alle opere del maestro Giulio Aristide Sartorio (leggi qui) e del pittore astratto contemporaneo Antonello Viola (leggi qui), presentate contemporaneamente in mostra negli spazi del museo. La mostra di Rinaldi si fonda sulla riflessione della natura come primo spazio in cui nasce la visione e la rivelazione. “E se ciò che sognamo potesse davvero prendere forma?”. Come disse Samuel Taylor Coleridge la percezione è un atto creativo e le opere della giovane pittrice esposte in mostra sembrano proprio rispondere a questa domanda, esplorando la soglia tra realtà e allucinazione, in un percorso che trova echi anche nelle teorie di Oliver Sacks e Carl Gustav Jung. Rinaldi, che due anni fa ha conseguito la laurea magistrale all’Accademia di Belle Arti di Venezia, sviluppa la sua ricerca tra la pittura e il disegno, dove i suoi mondi immaginari prendono ispirazione dall’osservazione della realtà, intrecciando riferimenti autobiografici, letterari e storici. «La mostra è nata da un concetto semplice: quello dell’addormentamento, poi articolatosi nel tempo. Il filo narrativo è infatti quella fase di mezzo in cui ci si trova sospesi tra realtà ed immaginazione» spiega l’artista. I quadri della mostra sono finestre su mondi immaginari e immaginati che suggeriscono varie letture a livello narrativo. – e continua – Tutte le opere sono state sviluppate non solo con coerenza interna ma anche richiamandosi le une con le altre».

Tra l’intensità dei colori e dei chiaroscuri

Il disegno, in particolare, ha un ruolo centrale nelle opere di Rinaldi e fa da guida ad un processo stratificato. Nelle sue opere le sovrapposizioni cromatiche danno profondità e creano atmosfera in un gioco tra l’intensità del colore e chiari e scuri, come ben si percepisce nella grande opera posta nella parete centrale “Le répos éclare”: «È il quadro più complesso su cui ho lavorato. Quando creo le mie opere in dimensioni più grandi per me è necessario inserire figure con richiami al mondo classico. Qui avevo in mente la scultura dell’Afrodite greca del Louvre di Parigi, figure senza tempo con cui costruisco scenari che prescindono tempo e spazio». La vegetazione avvolge i corpi, come cullandoli, e da questa emergono diversi simboli, come nel caso dell’altra grande opera esposta “L’idée du Deluge”, dove un corpo nudo e dormiente è sdraiato in mezzo alla natura: «Da un buco nella vegetazione emergono dei serpenti, elemento di pericolo reale o immaginato, che si pongono in pieno contrasto con la rilassatezza del corpo, così esposto, che ho rappresentato – spiega l’artista – Nelle mie opere c’è un collage di diversi elementi, pezzi della mia vita e di cose che vedo, che messi insieme possono condurre alla lettura di una storia senza però mai concluderla». In mostra anche nature morte di fiori e uccelli: «Queste contengono un intenso messaggio di fragilità. Non a caso la mostra si pone a cavallo tra realtà e immaginazione e quindi, metaforicamente, tra la vita e la morte».

Le visioni alterate di Eleonora Rinaldi vanno oltre il tangibile

Un mostra che invita a percorrere gli spazi della percezione per entrare in dimensioni altre, più profonde. «Le opere di Eleonora Rinaldi nascono da uno stato di visione alterato dove l’artista amplifica le percezioni che oltrepassano il confine del tangibile. – spiega Palazzo – Ogni pennellata sulla tela è il risultato di un processo cognitivo amplificato dove la creatività si manifesta come forma di allucinazione controllata, come capacità di vedere oltre il velo dell’ordinario. L’artista traduce in forma visibile quello che normalmente rimane invisibile agli occhi comuni. L’arte stessa è un atto soprannaturale», ha detto il curatore, sottolineando l’esperienza onirica e immersiva proposta in mostra che evoca uno stato di coscienza sospeso. «Ciò che trovo più significativo in questa personale di Rinaldi è la capacità di connettere diverse realtà con quella museale – ha detto il curatore Francesco Liggieri – Ringraziamo la direttrice di Ca’ Pesaro Elisabetta Barisoni che ha colto da subito il valore del progetto». Proprio Barisoni infine ha sottolineato l’attenzione che da sempre Ca’ Pesaro ha per l’arte contemporanea e in particolare per i giovani artisti: «L’augurio è che Ca’ Pesaro porti all’artista Rinaldi molta fortuna».

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