
«Di fronte a una tragedia o a una situazione di difficoltà, il Vangelo ci chiede di condividere ed essere vicini alla sofferenza» afferma Paolo Dalla Rocca, uno dei promotori dell’iniziativa che vedrà dal 13 al 20 ottobre l’arrivo nella Riviera del Brenta di 64 giovani, 42 ragazzi e 4 animatori provenienti dall’Ucraina e 14 ragazzi e 4 animatori dalla Palestina. «Non possiamo considerarci estranei a quello che ci sta succedendo. Questi ragazzi portano con sé la ferita di due guerre diverse, ma la loro presenza qui ci ricorda che la sofferenza di un popolo non può lasciarci indifferenti».
Il progetto nasce dalla Rete per la Pace della Riviera del Brenta, una realtà spontanea e variegata composta da comuni, parrocchie, famiglie e associazioni.
I giovani saranno ospitati da 50 famiglie distribuite tra i comuni della Riviera, Mestre e Padova.
Accogliere chi vive il dolore, per Dalla Rocca, non è solo un gesto di solidarietà: è una scelta di Vangelo. «La fede non si misura nelle parole ma nei gesti di accoglienza. Gesù non ha predicato dall’alto di un trono, ma ha camminato accanto a chi era ferito. Anche noi proviamo a fare lo stesso, camminando accanto a questi giovani che portano nel cuore il segno della guerra».

Nel raccontare la sua esperienza di incontro con i giovani, Dalla Rocca richiama una delle pagine del Vangelo: il cammino dei discepoli di Emmaus.
«Spesso ho associato la vicinanza a queste persone al cammino dei discepoli di Emmaus. Attraverso il rapporto con loro ho ritrovato e riconosciuto quello che professiamo nella fede: Gesù incarnato nella sofferenza di chi è ferito dalla guerra. Quando li ascolti, quando li guardi negli occhi, capisci che lì, in quella fragilità, Dio si rende presente».
Per lui, questo contatto diretto con chi soffre è un’esperienza di riscoperta spirituale, una forma concreta di evangelizzazione reciproca. «È un cammino di crescita e di avvicinamento. Loro ci aiutano a riscoprire i valori che spesso dimentichiamo: la gratitudine, la speranza, la fiducia negli altri. Sono loro, in realtà, ad aiutare noi».

Durante la settimana, i ragazzi vivranno momenti di testimonianza, di condivisione e di svago.
Tra gli appuntamenti più significativi, l’incontro con il Patriarca Francesco Moraglia, previsto per mercoledì 15 ottobre.
«L’incontro con il Patriarca è simbolicamente molto importante», spiega Dalla Rocca. «Anche la diocesi ci ha aiutato quest’anno, sostenendo il progetto e accompagnandoci nel cammino».
L’iniziativa, giunta al suo secondo anno, vuole diventare un segno stabile di dialogo e collaborazione tra popoli. «Non vogliamo che resti un’esperienza isolata, ma che diventi un seme di futuro. Il rapporto tra popoli si costruisce nel tempo, nella continuità, nella fiducia».
La Rete per la Pace della Riviera del Brenta rappresenta un modello di comunità aperta, dove ogni realtà civile e religiosa offre un contributo. «La fede — aggiunge Dalla Rocca — non è solo una dimensione privata. È corresponsabilità del destino degli altri. Quando apriamo le nostre case a questi ragazzi, apriamo anche il nostro cuore a un orizzonte più grande: quello della fraternità universale».

Ospitare 64 giovani provenienti da due popoli in guerra non è solo un atto di accoglienza: è una scelta di futuro. Dalla Rocca lo sottolinea con convinzione: «Abbiamo deciso di costruire rapporti che vadano oltre il qui e ora. La pace non si improvvisa: nasce dall’incontro, dall’ascolto, dal riconoscere nell’altro un fratello. Questa esperienza ci insegna che la pace è una vocazione, non un sogno astratto».
In una società spesso segnata dall’indifferenza, l’iniziativa della Riviera del Brenta ricorda che il Vangelo è anzitutto una chiamata a farsi prossimi.
«Quando accogli un ragazzo palestinese o ucraino — conclude Dalla Rocca — non stai solo offrendo ospitalità. Stai accogliendo un pezzo di umanità ferita, e lasci che sia quella ferita a guarire anche te».
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