Con Vitozzi la prima medaglia d’oro nel biathlon: «La sognavo»

Una cosa in tutte queste Olimpiadi è certa: Lisa Vitozzi ad Anterselva ha scritto la storia del biathlon italiano, portando a casa un risultato d’eccellenza. È lei infatti la prima atleta italiana ad aver vinto la medaglia d’oro nella disciplina del biathlon, e che appena terminati i Giochi di Milano-Cortina 2026 è stata festeggiata lunedì 23 tra le montagne della sua Sappada, insieme all’altro campione olimpico e compaesano Davide Graz, che si è distinto nello sci di fondo portando a casa una medaglia di bronzo nella staffetta a Tesero insieme ai compagni di squadra Elia Barp, Martino Carollo e Federico Pellegrino. Lisa Vitozzi e Davide Graz sono stati accolti nella loro vallata da un vasto pubblico, che per ore ha atteso al freddo in attesa di celebrare e poter vedere da vicino i campioni che sono arrivati sulle note di “We Are the Champions” dei Queen. Quasi ancora non crede nel risultato ottenuto Lisa Vitozzi, accolta dalla giornalista Monica Bertarelli che ha mediato la serata e che con lei ha raccontato la nuova emozione e il traguardo dei Giochi olimpici. «Sono contenta di condividere questa soddisfazione – ha detto Vitozzi, rivolgendosi al pubblico – Spero di aver fatto scendere qualche lacrimuccia, sono davvero tanto orgogliosa dell’oro conquistato» dice, con un’emozione ancora viva che quasi le strozza le parole. E commenta i Giochi appena conclusi: «Le Olimpiadi sono sempre qualcosa di speciale, arrivarci però è anche molto stressante, anche se in questi anni ho imparato a gestirlo meglio» ha spiegato la campionessa, che poi ha commentato la prima gara: «Siamo partiti subito con la staffetta mista dove tutti si aspettavano da noi un risultato che sembrava già scritto. Quei giorni sono stati molti intensi, toccava a me chiudere la staffetta nella prima gara delle Olimpiadi e ci sono state tante emozioni. In quella gara ho dato tutta me stessa e il risultato lo ha dimostrato. Siamo stati molto contenuti della gara che è stata la più difficile delle Olimpiadi. Siamo partiti con il botto, ci è scivolata via la pressione di dosso ma avevo ancora il desiderio di confermarmi individualmente».
Chorus: da marzo ingresso gratuito in 40 chiese veneziane

Manca poco all’apertura di tutte le 40 chiese del circuito Chorus, che il pubblico potrà d’ora in poi visitare gratuitamente, a prescindere dalla propria provenienza. Se prima dell’accordo avviato tra Procuratoria di San Marco e Patriarcato l’accesso era fissato a 3,50 euro a persona, a esclusione dei residenti nel Comune, adesso la visita potrà essere effettuata a costo zero grazie all’istituzione del cosiddetto “biglietto marciano”. Una novità partita a luglio scorso, in concomitanza con la riforma degli accessi nella cattedrale veneziana, il cui sistema di bigliettazione e prenotazione è divenuto possibile esclusivamente online, al fine di eliminare le lunghe code di turisti in Piazza e di rendere la visita in Basilica più godibile, mettendo a disposizione una serie di slot fino a esaurimento posti. Se il “biglietto marciano” base, previsto per entrarvi, costa ora 10 euro (mentre in precedenza 6), i 4 euro di aumento vengono in larga parte – ossia 3,50 euro – destinati proprio alla Diocesi, con i 50 centesimi restanti che rimangono alla Procuratoria, come spiegato in più occasioni dal primo procuratore, Bruno Barel. Un incremento del prezzo che ha permesso non solo di includervi la visita a Basilica di Torcello, Pinacoteca Manfrediniana e Sacrestia monumentale della Salute, ma anche di rendere del tutto gratuite quelle nelle 40 chiese del circuito Chorus, circa metà delle quali via via riaperte proprio in questi mesi, in alcuni casi sottoposte a qualche intervento per tornare ad essere fruibili.
Volontariato in carcere: al via l’esperienza di 35 studenti universitari

Da pietra di scarto a testata d’angolo. È forse dietro queste parole, dal sapore della sapienza evangelica, che si può comprendere una storia semplice e al tempo stesso prodigiosa: quella della Casa di reclusione femminile di Venezia-Giudecca, dove da anni un gruppo di religiose si adopera ogni giorno per salvare e cambiare vite. È una storia che nasce da lontano e che continua ancora oggi grazie a chi non rinuncia a donarsi agli altri. All’interno del carcere femminile veneziano, le suore di Maria Bambina portano avanti un instancabile servizio di accompagnamento spirituale rivolto alle detenute. Un impegno che quest’anno si arricchisce della presenza di trentacinque studentesse e studenti universitari. Le radici di questo legame affondano nel passato. L’edificio che oggi ospita le detenute sorse nel 1543 come convento di clausura dell’Ordine delle Convertite, formato in gran parte da prostitute veneziane che sceglievano di abbandonare la vita precedente per consacrarsi e vivere in monastero. Il convento resistette fino alla soppressione degli ordini religiosi in epoca napoleonica. Nel 1856 il governo asburgico, insieme al patriarca e alle autorità veneziane, decise di riconvertire la struttura in carcere femminile mancava però un ente a cui affidarne la gestione. Fu così che venne chiesto alle suore dell’Ordine di Maria Bambina — nato da pochi anni e animato dal carisma della carità — di assumersi questa responsabilità.
Legacoop CulTurMedia: 50 anni di arte e cultura in Veneto

«La complessità si affronta meglio con strumenti culturali, per questo nonostante i tempi difficili che stiamo vivendo crediamo ancora con forza che il nostro settore non sia solo utile allo spirito, ma anche alla mente, perché allarga gli orizzonti». Commenta così Davide Mantovanelli, Responsabile di Legacoop CulTurMedia per il Veneto, l’associazione che riunisce le cooperative culturali, turistiche e della comunicazione di Legacoop, a lato della celebrazione dei 50 anni di attività e della fondazione, che ha visto la tappa finale di una serie di eventi ospitati in tutta Italia a Venezia. Lo scorso venerdì 23 gennaio 2026, nella prestigiosa sede di Palazzo Franchetti, dove è ospitato l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti si è infatti svolto l’incontro “LA CULTURA CHE FA COMUNITÀ: 50 ANNI DI COOPERAZIONE – Filiere culturali cooperative per uno sviluppo equo e sostenibile”.
«Abbiamo voluto celebrare i 50 anni dalla fondazione a opera del grande Cesare Zavattini, intellettuale e artista a tutto tondo, che nel suo spirito si augurava di riuscire a portare “Un metro di libri in ogni casa!” per diffondere la cultura – spiega Mantovanelli – qui in Veneto poi la nostra realtà è particolarmente attiva in particolare nei settori dell’offerta museale, delle biblioteche, dell’editoria e della attività educative nelle scuole, della produzione di spettacoli dal vivo e della gestione di teatri. Ci sono eccellenze di dimensioni importanti come come CoopCulture e Doc Servizi, ma anche tante cooperative più o meno piccole che sono molto attive sul territorio come la Piccionaia (teatro per ragazzi)». La celebrazione ha permesso di riflettere sulle prospettive attuale e su nuove realtà, le filiere strategiche, la figura di Luigi Luzzatti, pioniere della cooperazione, fino a una tavola rotonda dedicata al ruolo della cultura come motore di sviluppo sostenibile.
La collezione d’arte di Pertini, espressione del suo mondo interiore

Al Museo M9 di Mestre è allestita la prima grande mostra Sandro Pertini, presidente della Rpubblica dal 1978 al 1985, che porta alla luce la sua collezione d’arte. L’esposizione “Pertini. L’arte della democrazia – Dalle collezioni civiche di Savona”, allestita fino al 31 agosto, accanto ai dipinti appartenuti al presidente vede anche un percorso di oltre cento fotografie, documenti e installazioni digitali. «I veri politici siete voi artisti. Poiché vi inserite con autorità nella storia, ne rappresentate l’attimo migliore. […] Il fascino dell’arte, della musica, pur misterioso, arriva prima della nostra idea a stimolare le coscienze». Queste le parole di Sandro Pertini, tratte da una conversazione con lo scultore Umberto Mastroianni, che racchiudono il senso e l’intento della mostra curata dalla Direttrice di M9 Serena Bertolucci, dai curatori del Museo Michelangela Di Giacomo, Livio Karrer e Giuseppe Saccà, e da Luca Bochicchio, storico dell’arte e ricercatore presso l’Università degli Studi di Verona. Premiata con la Medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la mostra si tiene nel biennio in cui ricorrono l’80° anniversario della Resistenza e della fondazione della Repubblica, nonché il 130° della nascita di Sandro Pertini, attraverso un percorso visivo e narrativo che intreccia la sua biografia umana e politica con i momenti fondativi della democrazia italiana.
Venezia tra le mani: il libro che riscopre l’artigianato in laguna

Biofilia: uomo e natura nel libro di Stefano Malavasi

Uomo e natura sono davvero legati da un filo indissolubile che richiama a sé l’origine dell’essere umano dalla grande madre terra? «Il fascino di cui risentiamo deriva al fatto che nella prima fase della nostra evoluzione eravamo a diretto contatto con moltissime forme di vita animali e vegetali – spiega il professor Stefano Malavasi, ordinario di zoologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia – siamo poi evoluti imparando a sfruttare queste risorse, ma questo imprinting è rimasto dentro di noi, per cui la fascinazione per la natura e le sue espressioni, definita “biofilia”, non la troviamo oggi solo nella scienza che se ne occupa, ovvero la biologia, ma anche in tutte quelle attività che puntano a generare benessere a partire dal contatto con l’aria aperta, dallo sport, alla meditazione, passando per la cura degli spazi verdi e l’amore per gli animali».
Non è un caso che maggiore sia la preoccupazione per la salvaguardia di ambienti e creature e più diffusi siano i movimenti legati alla conservazione, questa consapevolezza è cresciuta nel tempo ma ha origini antiche: «Si deve partire dalla biofilia, questa tendenza innata a focalizzarsi sugli organismi viventi, per comprendere il legame psicologico che unisce uomo e ambiente – aggiunge lo studioso – nella prospettiva che ho adottato nel mio recente libro “Biodiversità e psiche”, la psicologia di Carl Gustav Jung dialoga con le teorie evoluzionistiche di Edward Osbourne Wilson, l’idea di base è che le forme viventi risuonino dentro di noi attraverso immagini interiori, stratificate in un inconscio collettivo, veicolando contenuti importanti per la psiche. Si tratta di riportare a galla elementi che ci hanno accompagnato nell’evoluzione per la sopravvivenza, ma che ci ricollegano alle tappe di questo percorso, legando così immagini primordiali (gli archetipi, nella concezione junghiana) al mondo vivente, grazie a un legame intimo e profondo».
Prestazioni ed esami: dalla Glovo-mania ai criteri della priorità

Forse ricorderete: in un mio precedente articolo ormai di quasi un anno e mezzo fa – dal titolo: Il medico di famiglia non funziona come Glovo – avevo parlato della Glovo-mania o, se preferite, della Deliveroo-distorsione, ovvero il convincimento radicatosi nella popolazione che il proprio medico di famiglia corrisponda al fattorino di Glovo: borsa termica e bicicletta a parte, basta fargli una telefonata o spedirgli una mail o un messaggio WhatsApp per chiedere qualsiasi tipo di prestazione, immaginando di riceverla in men che non si dica.
Errore: in medicina non esiste la app di Glovo e neppure quella di Deliveroo. Il vostro medico di famiglia, nel momento in cui riceve una richiesta da un paziente, deve innanzitutto avviare un ragionamento clinico – fatto di ipotesi diagnostiche, di diagnosi differenziali, di esami di laboratorio o di immagine, forse anche di consulenze specialistiche – per arrivare ad una diagnosi e quindi formulare una terapia, se non anche, in certi casi, tracciare un percorso riabilitativo.
Oltre la facciata di mattoni, i tesori nascosti di San Pantalon

Tra le calli di Dorsoduro emerge un’imponente facciata di mattoni grezzi: è la chiesa di San Pantaleone, meglio conosciuta dai veneziani come Pantalon. Entrare nell’edificio sacro significa immergersi in uno scrigno di primati e di splendore artistico, il tutto custodito con passione e dedizione da Piero De Fina, che da sei anni, oltre ad essere il sacrestano, si occupa di accogliere i visitatori e vigilare sul patrimonio della chiesa. «Preferisco definirmi custode storico – artistico di questo luogo pieno di meraviglia. – spiega Piero, che definisce San Pantalon una “chiesa di primati” – ne ho contati almeno quatto, ma quello che lascia senza fiato è il soffitto». L’edificio, a primo impatto anonimo per via della facciata esterna incompiuta, all’interno custodisce oltre 80 opere, tra le quali spiccano la Madonna con Bambino di Paolo Veneziano, l’Incoronazione della Vergine di A. Vivarini e G. d’Alemagna, la Deposizione di Cristo del Padovanino e altre opere del Veronese, di Palma il Giovane e Fiumiani.