Padre Patton: «In Terra Santa i cristiani sono martiri viventi»

Padre Francesco Patton, già Custode di Terra Santa, è stato uno dei protagonisti della Veglia e Marcia per la Pace di sabato scorso a Mestre, presente attraverso un video trasmesso nel corso della serata. GV lo ha intervistato per ripercorrere i nove anni da lui vissuti nei Luoghi Santi tra fede incarnata, martiri viventi, educazione alla pace e una parola esigente consegnata all’Europa: ”Non temete”. All’Europa, osserva, «manca la fede, sia come fiducia umana sia come orizzonte spirituale. Manca il coraggio di fare scelte definitive, di generare futuro, di sperare».
Meno turisti, più tutela per la Basilica: la scelta della Procuratoria

Tutela e salvaguardia al posto della quantità. È questo il nuovo mantra della Procuratoria di San Marco che, dopo qualche mese dall’introduzione della riforma degli accessi, traccia un primo bilancio che segna una svolta storica per il cuore monumentale di Venezia. I numeri parlano chiaro: tra il 2024 e il 2025, tra Basilica e campanile di San Marco i visitatori sono scesi da 3,4 milioni a poco meno di 3 milioni (2.955.414 per l’esattezza). Un calo voluto e fortemente cercato dalla Procuratoria, che ha scelto di “limitare” gli ingressi per evitare le code in Piazza, che si formavano in attesa di entrare nella cattedrale veneziana, e per scongiurare il rischio che i numeri eccessivi che tendevano ad essere raggiunti negli orari di punta continuassero a incidere negativamente sulla qualità della visita. La scelta è stata dunque quella, da luglio scorso, di rendere la bigliettazione esclusivamente online, mettendo a disposizione una serie di slot – con varie fasce orarie di riferimento – che il visitatore può selezionare fino a disponibilità esaurita. Il calo dei visitatori non ha tuttavia scalfito la solidità finanziaria dell’ente: gli incassi restano stabili, sopra la soglia dei 20 milioni di euro. Il segreto di tale equilibrio risiede nel nuovo sistema di tariffazione partito proprio a luglio 2025.
Quando l’inverno ha cambiato volto: mostra alla Collezione Salce

Le emozioni della neve e della stagione invernale sono le protagoniste della mostra “Un magico inverno. Bianche emozioni dalla Collezione Salce”, allestita fino al 29 marzo al Museo Nazionale Collezione Salce a Treviso, nelle due sedi di Santa Margherita e a San Gaetano, a cura di Elisabetta Pasqualin e ideata da Sergio Campagnolo. La mostra, inserita nel programma delle Olimpiadi Culturali in occasione dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, racconta l’evoluzione degli sport invernali dalle prime pioneristiche esperienze all’affermarsi del turismo sportivo, 70 anni dopo che Cortina ha ospitato i Giochi Invernali del 1956 e a 20 anni da Torino 2006. Al centro del progetto la rivoluzione sociale di quando l’inverno, un tempo sinonimo di povertà, difficoltà e isolamento, si è trasformato in opportunità e gli sport invernali da impresa pioneristica sono diventati attività possibili a tutti. Protagonisti in Santa Margherita sono i manifesti storici della Collezione Salce. Qui sono esposti veri capisaldi della storia della comunicazione turistica, accanto ad un’ampia selezione di manifesti fino ad oggi mai esposti al pubblico e restaurati per l’occasione.
L’artigianato al centro del Carnevale di Venezia

In un libro la storia dei 166 campanili di Venezia

In un libro la storia di tutti i campanili di Venezia. È corposo e ricco di aneddoti il volume “I campanili e le campane di Venezia” a cura di Mario Rosso, storico dell’arte, e Riccardo Vianello, esperto di toponomastica, edito dall’Istituto Veneto di Scienze, arti e lettere e realizzato con il patrocinio dell’Associazione Italiana di Campanologia. Il volume, in 750 pagine, diviso in due parti, indaga la storia dei campanili veneziani. Parte dalle origini, dalle prime torri attestate nelle isole della Laguna Nord e reimpiegate come campanili di antichi monasteri e poi abbandonate, di cui si ha notizia grazie alle indagini dei Giudici del Piovego, che nel 1200 tracciavano i confini delle acque pubbliche da quelle private, e dagli studi di Ernesto Canal. Poi il libro affronta anche l’evoluzione stilistica dei campanili, da quelli medievali a quelli contemporanei: «Cambiano soprattutto le forme architettoniche e in parte le strutture. I più antichi, come quello di Torcello e di San Marco, e i più recenti dei Gesuiti e San Salvador sono costruiti a camera doppia, quindi hanno una specie di campanile dentro il campanile e presentano meno strutture lignee. Con il passare del tempo poi il legno si iniziò ad usare maggiormente perché, più elastico, serviva ad adattare le strutture al suolo veneziano» spiega Mario Rosso. La seconda parte del libro, che è la più corposa, è dedicata al censimento di tutti i campanili della città, esistenti e soppressi. «Abbiamo cercato di mapparli in modo capillare e organizzarli nelle schede per sestieri. In ogni scheda ricostruiamo la storia del campanile, anche sulla base delle fonti iconografiche, partendo dalla più antica veduta veneziana del 1486 a quelle del ‘700». Ad oggi sono 114 i campanili esistenti, mentre se si contano anche quelli scomparsi la cifra sale a 166: «La cosa interessante – continua l’autore – è che alcune schede dedicate ai campanili scomparsi sono più lunghe e ricche di dettagli che non quelle sui campanili esistenti. Gli archivi infatti presentano più informazioni se si tratta di campanili di conventi o che negli anni erano stati interessati da restauri e rifacimenti. In particolare poi all’epoca della demolizione dei campanili il Demanio o i governi napoleonico o austriaco prendevano nota dei materiali con cui questi erano costruiti, visto che poi andavano rivenduti sul mercato».
Mestre: chirurgia ortopedica robotica al Policlinico San Marco

Ricostruire un ginocchio con una protesi in poco più di un’ora? A Mestre è possibile al Policlinico San Marco attraverso il sistema robotizzato Rosa che utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per affiancare i chirurghi nelle operazioni. I medici guidano gli interventi e decidono tagli e operazioni, ma la tecnologia consente una precisione millimetrica e una perfetta replicabilità dell’applicazione di protesi. «Al momento siamo gli unici sul territorio veneziano a offrire questo tipo di intervento – spiega il dottor Gianluca Novello, Dirigente Medico presso l’Unità Operativa di Ortopedia – in una mattina grazie al nostro robot possiamo installare fino a 8 protesi alle ginocchia in circa un’ora di intervento, di cui 20 minuti vanno per la sola suturazione».
Quando e se preferire le protesi a una chirurgia ricostruttiva è stato argomento lo scorso 29 gennaio di un incontro fra il professionista e il Rotary Club Venezia Mestre, in una serata intitolata “Chirurgia ortopedica conservativa-riparativa versus quella protesica”. «Non esiste una scelta a priori – racconta il medico – varia di caso in caso con variabili non secondarie legate all’età e al tipo di casistica, se usura, frattura o trauma, ma in linea generale l’obiettivo della chirurgia è sempre quello di salvare l’anatomia e la funzionalità dell’osso. Da qui parte la decisione di che percorso intraprendere, se ricostruire o sostituire, bisogna cercare di minimizzare i rischi per il paziente, massimizzando il risultato in termini di salute e funzionalità articolare».
Arciconfraternita: ora l’ambulatorio dei fragili ha anche il ricettario

Nel cuore pulsante di una Venezia il cui ritmo è per buona parte dell’anno cadenzato dai flussi turistici, esiste un presidio prezioso e silenzioso che, ormai da un quarto di secolo, si prende cura di chi rischia di rimanere indietro. Si tratta dell’ambulatorio distrettuale di prossimità dell’Arciconfraternita di San Cristoforo e della Misericordia, con sede a San Giacometo, a pochi passi dal ponte di Rialto, che oggi ha raggiunto un punto di svolta fondamentale per l’assistenza territoriale nel centro storico rivolta alle persone in difficoltà. La novità, fortemente sostenuta dal presidente Giuseppe Mazzariol, è il tanto auspicato ottenimento dei ricettari “rossi” regionali che, forniti dal personale medico dell’ambulatorio a costo zero, il paziente potrà d’ora in poi portare in farmacia per acquisire i medicinali necessari per le proprie cure. Fino a poco tempo fa, pur essendo un punto di riferimento per le marginalità, l’ambulatorio non poteva completare l’iter assistenziale con la prescrizione formale dei farmaci, proprio per l’impossibilità di procedere alla compilazione dei ricettari. «Un paio di anni fa siamo stati nominati ambulatorio distrettuale di prossimità – spiega Mazzariol – ma, senza il ricettario, quel riconoscimento era di fatto monco. Recentemente abbiamo ottenuto la conferma: ora possiamo davvero andare incontro alle necessità dei più fragili, specialmente degli anziani», che avranno modo di usufruire di un servizio pensato per agevolare soprattutto chi abita lontano dallo studio del proprio medico di base. Persone che, per problematiche connesse all’età avanzata, faticano a recarvisi, poiché costrette ad attraversare ponti e lunghi tratti di strada a piedi. Una nuova proposta che va anche nella direzione di snellire, per quanto possibile, il gravoso lavoro dei medici di famiglia, le cui liste di pazienti in carico tendono ad essere sempre molto numerose.
Screening anti-tumore: esami a cui aderite senza indugi

Prevenire è meglio di curare: lo sentite dire spesso, voi pazienti, e lo ripetiamo da sempre, noi medici. Quanto a metterlo in atto, però, è tutto un altro discorso: dei corretti stili di vita – cibo sano, alcool il giusto, niente fumo, attività fisica regolare, ad esempio – sappiamo tutto, ma spesso e volentieri applichiamo poco o niente. In fondo, perché morire sani? E così si riempiono le sale di attesa di ambulatori ed ospedali, con inevitabili disagi, ritardi e lamentele varie.
Al netto degli stili di vita, parlare di prevenzione significa anche parlare di screening. Uno screening di popolazione vuol dire sottoporre un’ampia fascia di persone, selezionate in base all’età, al sesso e ad eventuali fattori di rischio per malattia, ad alcuni esami semplici in grado di “intercettare” una patologia prima che diventi sintomatica o troppo grave per essere curata. Un po’ come dire: «La accoppiamo da piccola!». In inglese infatti la parola “screening” significa più o meno “setaccio”: noi setacciamo le persone per trovare la “pepita”, magari non d’oro, della malattia precoce.