In mostra alla Guggenheim il lato nascosto di Fontana

Non tutti sanno che Lucio Fontana (Rosario, Argentina 1899-Comabbio, Varese, 1968) nasce come uno scultore, e che per tutta la sua vita resta profondamente legato alla materia. Alla Collezione Peggy Guggenheim a Venezia è raccontato l’altro lato di Lucio Fontana, quello meno conosciuto, che racconta il suo amore per la scultura e in particolare l’arte della ceramica. È infatti interamente dedicata a quest’arte la mostra “Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana”, a cura della storica dell’arte Sharon Hecker, che dalla sua apertura l’11 ottobre ha già registrato oltre 83.000 presenze.  L’esposizione, la prima interamente dedicata a questo aspetto della produzione di Fontana, resterà aperta fino al 2 marzo. Presenta circa 70 lavori, alcuni dei quali mai esposti precedentemente, provenienti da note collezioni pubbliche e private. Un percorso che invita il pubblico a riconsiderare Fontana non solo come pioniere dello Spazialismo e dell’arte concettuale, noto per le sue tele tagliate con un cutter con cui negli ultimi decenni della sua carriera cercava la trasparenza, ma anche come scultore e artista profondamente legato alla materia, attento al suo potenziale tattile ed espressivo.

Cafoscarina: «Punteremo sempre più sulla casa editrice»

Per quest’anno a proporre ai lettori di GVperTe la lettura del mese sarà la Libreria editrice Cafoscarina di Venezia, grazie alla penna di uno dei sui librai, Alessio Zambianchi (leggi qui). La libreria, nata inizialmente come libreria universitaria e poi casa editrice, da diverso tempo ha allargato la sua offerta verso una clientela colta. Da qualche anno a dirigere la libreria, che oggi conta 7 dipendenti, ci sono i titolari Franca Cozzi e il figlio Gianluca Celli, che nel 2022 ha acquisito la quota di Stefano Chinellato, per anni responsabile della libreria insieme a Franca, recentemente andato in pensione. «L’idea in futuro è di concentrarci maggiormente sulla casa editrice. – spiega Celli – Oggi i libri che pubblichiamo sono diretti al mondo universitario, un ambito che seppur di nicchia riscuote molto consenso grazie anche alla capillare distribuzione in tutta Italia. Ci piacerebbe però che la casa editrice fosse conosciuta anche dal grande pubblico e vederla tra le proposte delle vetrine nelle librerie. Non è escluso che con il tempo pubblicheremo anche qualche romanzo».

Il nuovo volto di Venezia dopo il viaggio di Marco Polo

Lo scorso anno abbiamo commemorato i 700 anni dalla morte di Marco Polo e ovviamente di libri sul grande viaggiatore veneziano ne sono usciti molti. Questo che vi presentiamo oggi è però un po’ diverso perché non parla tanto di Marco quanto della sua città, Venezia, e di ciò che Marco le ha lasciato in eredità: Luca Molà, Nel segno di Marco Polo, Laterza 2025.
Innanzitutto a Venezia oggi cosa resta di Marco Polo? La dedica di un Liceo, una Libreria, un aeroporto, ma nemmeno un monumento dedicato; in Cina Marco Polo è studiato dai bambini nelle scuole ed è universalmente riconosciuto come un “amico” che ha fatto conoscere il loro millenario impero all’ Occidente; da noi ben pochi hanno letto il Milione (libro effettivamente non semplice) e le nozioni che ne abbiamo sono più che altro una conoscenza un po’ favolistica e quasi mitico/leggendaria.
Ma a Molà non interessa tanto la vita di Marco Polo; di biografie ne sono già state scritte parecchie; a lui interessa quello che ne è di Marco dopo il viaggio in Cina; cosa a fatto nella sua Venezia, le ha portato qualcosa di nuovo, è cambiata in qualcosa la nostra città dopo il viaggio di Marco?
Marco torna a Venezia nel 1295 quando ha circa 40 anni, dopo averne passati una ventina in Cina, e per altri 30 vivrà a Venezia. La famiglia Polo acquista un imponente palazzo nella piccola contrada di San Giovanni Crisostomo, diviene una delle famiglie protagoniste dei commerci locali e internazionali e soprattutto inizia la produzione della seta a Venezia.

Mason, cinque anni da primo organista in Basilica: «La musica? Una lingua che unisce»

«Lo diceva anche Papa Benedetto XVI: la musica sacra è liturgia. Un elemento fondamentale per la preghiera, che in un certo senso dà il “colore” alla celebrazione». Alvise Mason, 37 anni di Mestre, è primo organista della Basilica di San Marco e il prossimo 25 marzo festeggerà i suoi cinque anni di attività ricoprendo questo suo prestigioso ruolo. Che porta con sé – come lui stesso afferma – «oneri e onori». Un anniversario che oltretutto ricade in una data particolarmente cara ai veneziani, quella che simbolicamente indica la fondazione della loro città, nel 421 d.C. «Mi ha cambiato la vita – prosegue Mason con riferimento al proprio incarico –. Perché non lo si percepisce come un lavoro, ma come un ministero. Mi spiego meglio: l’organista vive appieno la liturgia e proprio per questo motivo, per lui, diventa anche una necessità viverla bene. Proprio come quella a San Marco». Un ministero, sì, ma pure una vocazione che porta con sé una chiara consapevolezza. «Stando in alto rispetto all’assemblea riunita, è come toccare il cielo con un dito». E non certo un “cielo” qualsiasi, punteggiato di mosaici d’oro che narrano ancora di una storia che ha fatto grande la città, ammirati ogni giorno da visitatori provenienti da ogni dove.

L’ora di religione a scuola: per parlare della vita

Dal 13 gennaio al 14 febbraio sono aperte le iscrizioni per l’ora di religione a scuola per l’anno scolastico 2026-27 sulla piattaforma Unica del Ministero dell’Istruzione e del Merito. La procedura è valida per tutte le scuole di ogni ordine e grado, dall’Infanzia fino alla Secondaria di secondo grado. In questo momento dell’anno così delicato, gli studenti e le loro famiglie sono chiamati anche a decidere se avvalersi o meno dell’insegnamento di religione. Il professor Andrea Bettin, docente di religione alla scuola Secondaria di primo grado, racconta a GVperTe la propria esperienza e le motivazioni per cui i ragazzi scelgono convintamente di seguire anche una materia che la scuola italiana porrebbe come “facoltativa”. Bettin insegna religione a scuola da 37 anni e attualmente è docente presso le scuole “V. Pisani” del Lido di Venezia e “J. Sansovino” a Cannaregio. Spiega che nell’ora di religione non vengono solo affrontati i contenuti strettamente disciplinari, ma si discutono temi fondamentali per la vita di ogni essere umano: «Non si può non parlare di famiglia, fede, carità, perdono… Sono argomenti che vengono fuori per forza durante le spiegazioni e che sono importanti e delicati per i ragazzi».

Itinerario di arte sacra: alla scoperta delle chiese di Dorsoduro

Nel cuore di Venezia, tra un palazzo storico e una calle si nascondono una moltitudine di chiese, silenziosi scrigni d’arte e cultura.
Alcuni di questi luoghi sacri fanno parte di Chorus: associazione per le Chiese del Patriarcato di Venezia che si impegna a valorizzare il patrimonio artistico e architettonico degli edifici sacri. L’idea è quella di un vero e proprio “museo diffuso” che abbraccia l’intera laguna. Il nostro viaggio attraverserà tutti i sestieri della città lagunare per scoprire architetture sacre e capolavori artistici.
Questo percorso ha inizio dal sestiere di Dorsoduro, dove la Chiesa di San Sebastiano, di Santa Maria del Carmelo e la Basilica della Madonna della Salute, con la sua sagrestia, divengono culla per l’arte di Veronese, Tiziano e Tintoretto.

 

Da Venezia all’Antartide: nasce Ice Memory Foundation

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La memoria risiede anche nel ghiaccio, proprio per trasmettere informazioni alla nuove generazioni di studiosi e consentire il progresso della scienza con una comprensione profonda del passato, il 14 gennaio 2026 è stata inaugurata in Antartide il santuario della Ice Memory Foundation, il primo archivio destinato a conservare per secoli campioni di ghiacciai montani, carote di ghiaccio ricche di informazioni sull’evoluzione della composizione dell’atmosfera terrestre, testimonianza di quello che furono i ghiacciai oggi sempre più minacciati dai cambiamenti climatici, in probabile estinzione entro questo secolo.

«Mi accompagna un sentimento dolce amaro in questo giorno che dovrebbe essere di festa – racconta Carlo Barbante, vicepresidente della Ice Memory Foundation, professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia e membro del CNR-ISP – se da un lato salvaguardando questi campioni potremmo mantenere la “memoria” del ghiaccio su gas atmosferici, aerosol, inquinanti e polveri intrappolati negli strati, garantendo alle future generazioni di ricercatrici e ricercatori risposte sul clima del passato con delle tecnologie che oggi possiamo solo immaginare, dall’altro la necessità di un’iniziativa come questa certifica il nostro fallimento come uomini nel contenere il nostro impatto sulla natura, per cui dovremmo tutti sentirci un po’ responsabili e chiederci se abbiamo fatto davvero il possibile e convincerci a fare dei cambiamenti».

Solidarietà e sostenibilità: il nuovo negozio “Malefatte”

Dopo aver traslocato dalla Fondamenta dei Frari, ha aperto da alcuni mesi in Salizada San Pantalon a Venenzia il nuovo negozio di “Malefatte” che vende borse, accessori, e cosmetici prodotti artigianalmente. il punto vendita è gestito dalla Cooperativa sociale Rio Terà dei Pensieri, che da 31 anni si occupa di inserimento lavorativo nei penitenziari di Venezia, sia maschile che femminile, offrendo ai detenuti prossimi alla scarcerazione un lavoro. L’idea è nata da un gruppo di lavoratori nel 1994, in particolare da Raffaele Levorato che ha iniziato con una piccola attività di formazione, fino a consolidare e far crescere sempre più la Cooperativa. Oggi la realtà conta 5 collaboratori, che si dividono tra chi segue il laboratorio di serigrafia, chi le vendite online e le attività del carcere femminile, mentre attualmente i dipendenti sono 30, tutti impiegati in un percorso di reinserimento nel mondo del lavoro. «Il marchio “Malefatte” proviene dalle attività di stampa di magliette del carcere maschile, dove si producono inoltre borse e accessori in materiale recuperato di pelle e PVC.  – spiega la presidente della Cooperativa, Vania Carlot  – Oltre alla qualità del prodotto si punta soprattutto al recupero della vita dei lavoratori, che possono manifestare componenti emotive importanti e hanno bisogno di continuo sostegno».

 

L’agoaspirato: quando la diagnosi punzecchia

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Talora un’ecografia, una tomografia computerizzata o una risonanza magnetica evidenziano dei tessuti o dei noduli “sospetti” e il paziente si trova ad affrontare un’altra prova: l’agoaspirato. Già il nome mette paura.

L’agoaspirato è una metodica diagnostica che si basa su un prelievo attraverso un ago molto sottile. Interessa parti del corpo come il collo e la mammella, o tessuti come le ascelle e l’inguine o altri tessuti muscolari o sottocutanei. Prelevato il tessuto vengono allestiti dei vetrini che verranno “letti” dall’anatomopatologo nella ricerca di dirimere i dubbi e, si spera, di annullare l’allarme originato da quel famoso “sospetto”. Ma come funziona tutto questo?

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