Gaia, booktuber di successo: «I libri ora sono il mio lavoro»

Fare della passione per la lettura un lavoro è possibile. Ne è prova ed esempio la veneta Gaia Lapasini (Vittorio Veneto, classe 1998), booktuber con un seguito di oltre 41 mila follower su YouTube e Instagram che, grazie al suo amore per i libri, insieme a Giulia Buzzoni è riuscita a creare anche il brand “Viaggiare coi libri”, con cui organizza ritiri di lettura in tutta Italia che vanno sempre sold out. Tutto ebbe inizio cinque anni fa quando, durante il lockdown, iniziò a parlare dei libri sui social: «Era un periodo in cui leggevo tanto ed ero alla ricerca di un riscontro. Avevo scoperto la community di bookstagram, dove ci si scambiava consigli e opinioni sui libri. Tra le mie conoscenze infatti non avevo con chi parlarne. – racconta – Subito dopo ho aperto il canale YouTube postando un video a settimana in cui raccontavo la mia esperienza con la lettura e ho visto che iniziava un’interazione con gli utenti. Così ho fatto sempre di più e, oltre ai proventi che iniziavano ad arrivare da YouTube, sono iniziate le prime collaborazioni con realtà che erano alla ricerca di pubblicità, all’inizio non per forza case editrici» spiega Gaia, che fin da piccola a casa è sempre stata circondata da lettori. I suoi famigliari infatti hanno sempre letto molto, tanto che ad un certo punto, avendo troppi libri, tra suo padre, suo zio e il nonno hanno deciso di dividersi gli autori nelle case per nazionalità. Per Gaia i libri da sempre sono la fonte di intrattenimento principale: «Mi servono per staccare la mente, inoltre rappresentano un modo per informarmi, aprire occhi e mente e conoscere la vita di altre persone». Tra i ricordi più belli, quando da piccola il nonno paterno Leonardo più di una volta al mese la portava regolarmente nella libreria vicino a casa e le diceva che poteva prendere il libro che voleva: «Potendone scegliere uno solo, stavo lì un bel po’ e me li guardavo per bene. Alla fine prendevo un libro di Geronimo Stilton, o altri illustrati» ricorda, riconoscendo la delicatezza con cui la famiglia l’ha avvicinata ai libri. La lettura continua ad accompagnarla anche da adolescente: a 11-12 anni legge anche 10 libri al mese. Tra i libri che l’hanno tenuta incollata alle pagine ricorda quelli della saga di “Twlight” di Stephenie Meyer e“Shadowhunter” di Cassandra Clare.
Al Nevegal la prima pista da sci sintetica: sciare diventa sostenibile


Grande novità al Nevegal, che svolta con la pista da sci sintetica, inaugurata lo scorso 31 ottobre, dove si potrà sciare tutto l’anno: si tratta della più grande mai realizzata in Italia. Se i puristi della neve potrebbero storcere il naso per via della mancanza dell’elemento naturale, temendo sensazioni diverse, gli esperti assicurano che poco cambia nel gesto atletico. La pista verrà usata soprattutto in estate dagli sci club della zona che, anziché andare ad allenarsi in ghiacciaio, avranno un notevole risparmio di tempo e costi. Si sta poi valutando di usarla anche in inverno quando risulta impossibile innevare per il troppo caldo, come ora. La pista, inizialmente aperta per essere testata dagli sci club, è realizzata negli spazi del campo scuola, sfruttando lo skilift già esistente: è lunga 300 metri e larga tra i 25 e 30 metri. Pur trattandosi di una pista blu presenta un pendio interessante con diverse pendenze, potendo così essere utilizzata da tutti, anche dagli sciatori più esperti per gli allenamenti, ed ha una portata massima di 70 persone per volta.
Padre Oreste: 40 anni di presepe dei Cappuccini a Mestre


«Il mio amore per il presepe parte da lontano, è nato già da quando ero piccolo e con mio padre nel paesino di Varano Borghi, in provincia di Varese, andavamo a prendere il muschio nei boschi e io mi divertivo a sistemare le statue». Padre Oreste Franzetti racconta così come è nata la sua passione che è anche la sua “professione” secondaria dopo la vita religiosa come frate francescano: «Oltre a quello di Mestre, che realizzo ininterrottamente da 40 anni, precisamente dal 1985, costruisco da zero circa 30 presepi l’anno, non mi fermo (quasi) mai, lo faccio sia perché mi piace e trovo che sia il miglior strumento per far vivere la natività a tutti, grandi e piccoli, ma anche perché con il ricavato della vendita finanziamo le missioni del convento in cui sono impegnato a Gorizia».
«Sono entrato nel Convento dei Cappuccini di Mestre nel 1981 e realizzare il presepe era già una tradizione consolidata – racconta il religioso – è un’opera grande e articolata che attrae moltissimi visitatori. Per me che amavo già i presepi, non è stato difficile avvicinarmi ai frati che se ne occupavano, apprendendone le tecniche e i segreti del mestiere, dalla gestione della luce per scandire il ritmo del tempo, alla scelta e alla lavorazione dei materiali. Da lì in poi in tutti i conventi dove sono stato ho proseguito con questa tradizione, allestendo natività a Bassano del Grappa, Castelmonte, Gorizia, Lendinara, Padova e Verona. Costruire un presepe è qualcosa di speciale perché via via lo si vede nascere e attorno al fulcro della natività si dà forma a tanti dettagli che ne arricchiscono e potenziano il racconto. E’ faticoso ma riuscire a dare emozioni compensa tutto l’impegno».
Basilica di San Marco: meno visitatori per la sua salvaguardia

Una riduzione della pressione antropica, per eliminare le code all’esterno della basilica di San Marco e garantire al pubblico una visita migliore. C’è soddisfazione, da parte della Procuratoria, per il risultato raggiunto grazie al nuovo sistema di bigliettazione online, incrementata nel costo, espressa qualche giorno fa in occasione di un bilancio di fine anno, a Sant’Apollonia, che ha permesso di snocciolare numeri e di fare il punto sui restauri ultimati nel corso del 2025. Tra basilica e campanile, sono stati più di 2,8 milioni i visitatori paganti, a ingresso gratuito o a prezzo scontato registrati, fino a novembre scorso, nel 2025, mentre l’anno precedente hanno superato la quota dei 3,2 milioni. Un risultato frutto non solo della riduzione degli ingressi in Basilica, ma pure dell’intervento di manutenzione che ha riguardato il “paron de casa”, rimasto inagibile per qualche settimana. Allo stesso tempo però sono aumentati gli ingressi gratuiti nella cattedrale veneziana – tra gruppi scolastici e parrocchiali, residenti nei Comuni della diocesi e persone con disabilità – come quelli che prevedono sconti. Se nel primo caso sono cresciuti di circa 50.000 unità (+35,37%), nel secondo si è passati da 21.900 a 187.000 (+753,35%). Un ulteriore raffronto percentuale evidenziato dal primo procuratore di San Marco, Bruno Barel, ha mostrato poi che se nel 2025 i biglietti scontati e gratuiti hanno rappresentato quasi il 7% del totale, l’anno scorso si sono fermati allo 0,69% e al 4,34%. Una panoramica soddisfacente, per la Procuratoria, il cui bilancio preconsuntivo 2025 (gennaio-ottobre) si chiude con una previsione molto positiva, con una proiezione di fine anno che potrebbe raggiungere circa 500.000 euro. Buone notizie anche sul fronte della forza lavoro, con 73 dipendenti complessivi, di cui quasi 10 in più, quest’anno, rispetto al precedente. In termini di tour operator, invece, 195 sono quelli che sono stati accreditati, ai quali la Procuratoria ha fornito un percorso agevolato online.
Torna Una Montagna di Libri, nel segno delle Olimpiadi

Sarà dedicata alle Olimpiadi la 33esima edizione di “Una Montagna di Libri”, l’evento letterario che dal 2009, per due edizioni all’anno, in estate e inverno, anima Cortina d’Ampezzo, facendola diventare culla della cultura letteraria, non solo per gli ampezzani ma soprattutto per coloro che si trasferiscono tra i monti per passare le vacanze, tra cui molti veneziani. Una pista con il vuoto che precede una gara, prima che stia per succedere qualcosa di grande, è l’immagine realizzata da Andre Bozzo per questa edizione natalizia dedicata alla Olimpiadi e Paraolimpiadi di Milano-Cortina 2026. Il cartellone quest’anno prevede infatti, fino a fine gennaio, per lo più approfondimenti letterari su argomenti sportivi e miti dello sport, per anticipare il fermento e l’entusiasmo dell’inverno olimpico che verrà ricordato per sempre. «Un programma così non si vedrà mai più» scherza Francesco Chiamulera, ideatore e curatore del Festival sostenuto dalla Regione Veneto. Martedì 23 si terrà l’evento più atteso dalle famiglie: “Sherlock Holmes e il mistero dell’oca di Natale. Auguri e musica per grandi e piccini”, un incontro con l’autore televisivo Davide Tortorella, Francesco Chiamulera e il Trio Na Fuoia. «Un’oca da farcire per il pranzo di Natale nasconde una preziosa pietra rubata a una contessa. Così comincia una delle avventure più godibili del grande detective di Baker Street, tra le più natalizie mai scritte da Arthur Conan Doyle» annuncia Chiamulera, spiegando che “L’avventura del carbonchio azzurro” del 1892 sarà letta da Davide Tortorella.
La nostalgia del presente nel nuovo libro di Ian McEwan

Con Quello che possiamo sapere, pubblicato da Einaudi nella traduzione di Susanna Basso, Ian McEwan firma il suo romanzo più potente e sorprendente degli ultimi anni. Un’opera ambiziosa che guarda al futuro per farci riflettere su tutto ciò che stiamo perdendo – e che spesso nemmeno vediamo. Siamo nel 2119. Il mondo è stato devastato dal “Grande Disastro”: un’enorme onda anomala generata da un ordigno nucleare russo, aggravata dal collasso climatico, ha sommerso gran parte del pianeta. L’Europa è ridotta a un arcipelago di cime montuose, l’America è diventata una terra desolata, la conoscenza digitale sopravvive in Nigeria. Quello che resta dell’umanità vive di barrette proteiche, archivi incompleti e memorie frammentate. In questo scenario vive Thomas Metcalfe, docente di letteratura che studia la nostra epoca – il periodo tra il 1990 e il 2030 – come se fosse una civiltà perduta. Per lui il nostro presente appare caotico, violento, ma anche straordinariamente vitale: un’epoca di cibi veri, giardini curati, festival musicali, ponti sospesi, orchestre, viaggi, libri, conversazioni. Tutto ciò che nel suo futuro è scomparso. I suoi studenti, però, non vogliono saperne del suo corso. Per loro siamo solo “idioti morali che hanno rovinato tutto”.
Seguendo l’esempio di Lucia. Il Patriarca: «Oggi 4476 perseguitati»


Da oltre otto secoli, il 13 dicembre non è una giornata qualunque per Venezia. La presenza di Santa Lucia, la cui memoria cade proprio a pochi giorni dalla solennità del Natale, riverbera nella città lagunare – e non solo – un attaccamento particolare alla giovane siracusana. Non si tratta solo di devozione popolare e di celebrazioni solenni ma anche di apertura al mondo, in particolare verso i tanti stranieri che fanno visita alla santa, segno della vocazione turistica e evangelizzatrice di cui è investita la città. Come racconta don Gianmatteo Caputo, rettore del santuario di San Geremia e Santa Lucia: «La vocazione turistica di Venezia porta qui persone devote a Santa Lucia provenienti da tutto il mondo, dall’Estremo Oriente all’Occidente più lontano. Sono moltissime le presenze di pellegrini del Sud America, del Nord America, delle Filippine e dell’Asia, finanche al Nord Europa».
Architettura e overtourism, dialogo a M9 di Mestre

Che cosa può fare l’architettura rispetto ai fenomeni complessi che interessano città come Venezia? Può davvero contribuire a gestire e rimodellare l’impatto del turismo di massa sulle città? Ne hanno parlato lo scorso 10 dicembre, presso l’Auditorium Cesare De Michelis di M9, il Museo del ’900 a Mestre, professionisti del settore, studiosi e cittadini nel corso della quinta edizione di “Translittera”, il ciclo di incontri dedicato al dialogo tra architettura, città e società contemporanea. «Con translitterazione applicata al campo architettonico mettiamo in luce processi, percorsi e metodi di pensiero che mostrano soluzioni a cui non si potrebbe arrivare in modo ordinario – ha spiegato Roberto Berardo, Presidente dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Venezia che è organizzatore con la Fondazione APPC di Venezia – in questo modo affrontiamo la nostra professione usando linguaggi che, connessi tra loro, indagati e studiati, e soprattutto resi nostri, alimentano la capacità visionaria di tendere verso il futuro».
Il format, diventato negli anni un appuntamento fisso, permette così di concentrarsi su temi di riflessione avanzata per spingere in là lo sguardo, andando oltre alla comprensione dei fenomeni di oggi, per pensare non solo come affrontarli, ma per definire nuovi scenari. Il protagonista dell’edizione 2025 è stato “GAME / OVERTOURISM”, incentrando il dibattito sul fenomeno del turismo di massa e sulle ricadute sui territori, approfondendo strategie, politiche e strumenti progettuali per una gestione più sostenibile delle destinazioni turistiche. L’iniziativa, promossa in partnership con M9 – Museo del ’900, la giornata si è articolata con due sessioni, una mattutina e l’altra pomeridiana, che hanno registrato un’ampia partecipazione, confermando l’evento come un contenitore per il confronto aperto e inclusivo sui temi della rigenerazione urbana e ambientale.
Fentanyl: la droga degli zombie

Il fentanyl è un farmaco per il dolore molto efficace e potente nei suoi effetti: è 100 volte più incisivo della morfina e rappresenta una risorsa insostituibile nella terapia del dolore. In Italia è autorizzato per il dolore oncologico grave, ma la sua efficacia sul sintomo è proporzionale al suo potenziale di tossicità: basti pensare che 1-2 milligrammi di sostanza possono diventare letali. Il suo uso improprio e senza controllo medico, dunque, può facilmente condurre a depressione respiratoria e morte.
Questa sostanza, al contrario della morfina, è un farmaco di sintesi ossia viene prodotta in laboratorio manipolando opportune sostanze chimiche. È facile comprendere come il suo costo di produzione sia relativamente basso. Per tale motivo viene spacciato come droga a prezzi quasi accessibili a chiunque, fenomeno questo particolarmente dilagante e preoccupante negli Stati Uniti e in Canada. Ciò che impatta maggiormente l’aspetto emotivo è la situazione osservabile in alcuni quartieri di molte città americane dove è frequente vedere persone in preda all’effetto del farmaco, barcollare per la strada in cerca di un equilibrio improbabile.