La Perla del Doge: le ostriche della laguna di Venezia


«Questo luogo è unico e per questo anche il nostro prodotto è speciale, non a caso la linea di ostriche più raffinata l’abbiamo chiamata “la Perla del Doge” e viene allevata nel cuore della laguna – afferma con soddisfazione il Presidente della Cooperativa Blu Oltremare, Piero Ciampi – si tratta di uno spazio sospeso sul mare dove grazie a condizioni particolare è possibile allevare i molluschi con successo, ma abbiamo deciso anche di offrire un’esperienza particolare, come la possibilità di degustarle sospesi tra i flutti, immersi nella biodiversità marina, con un percorso di sapori che abbraccia la laguna dalla terra all’acqua». Infatti oltre alla produzione, da marzo a novembre è possibile prenotare delle degustazioni presso l’ittiturismo “Cason Da Sandro”, con arrivo in autonomia in barca o con un servizio navetta dall’Isola Unione di Chioggia o Pellestrina e Malamocco a bordo di ex pescherecci adattati per praticare pesca-turismo.
«Il progetto realizzato qui da parte della cooperativa Blu Oltremare – spiega il Presidente di Legacoop Veneto, Devis Rizzo – è particolarmente significativo, da un lato si tratta di un caso di riconversione importante per un comparto in grande sofferenza nella nostra area flagellata dalla salinizzazione e dall’arrivo di specie aliene come il granchio blu e ma anche un’evoluzione del concetto di ittiturismo, dove affianco all’allevamento diretto, c’è una ricercata proposta gastronomica che può soddisfare non solo il palato ma anche la scoperta autentica della laguna, imparando ad apprezzarne aromi, sapori e profumi». L’Ostrica del Doge, viene allevata in modo sostenibile, secondo tutti i requisiti di sicurezza alimentare e le certificazioni previste dalla Regione Veneto ed è già distribuita nel Nord Italia.
La famiglia Tripodi e le particole realizzate a Venezia, nel loro laboratorio


Forse non tutti sanno che all’interno della Casa San Giuseppe, a Castello, esiste un laboratorio dedicato alla preparazione delle ostie. Un’esperienza avviata da qualche mese e gestita dalla carismatica famiglia Tripodi, veneziana doc, “anima” e “sentinella” della struttura polifunzionale data in comodato d’uso gratuito al Patriarcato da Ipav, nella quale la coppia abita con i quattro figli biologici, a cui si aggiungono spesso fratelli e sorelle in affidamento. Il tutto nel segno della “Papa Giovanni XXIII”, nata da don Oreste Benzi, nella quale i Tripodi hanno riconosciuto il proprio ideale di vita. Un luogo, la Casa San Giuseppe, che offre una serie di servizi per persone in difficoltà – dalla mensa per i poveri al Centro di ascolto della Caritas diocesana, dai mini appartamenti per donne uscite dal carcere a posti letto destinati a chi si è ritrovata di colpo senza una casa – e che ora può contare anche su un ulteriore tassello di cui Elisa Destà e Andrea Tripodi vanno fieri. «Al momento produciamo particole il venerdì mattina e il lunedì pomeriggio, per un totale di circa 3.000 a settimana – raccontano entrambi, spiegando che sono loro a gestirlo insieme ad un’amica e cooperatrice salesiana, Stefania Vrespa –. E per la festa della Salute ne abbiamo preparate più di 10.000».
San Giacometo: restituita alla città la meridiana del 1861

È tornata a splendere l’antica meridiana della chiesa di San Giacometo, a Rialto, nel 1966 divenuta la sede canonica dell’Arciconfraternita di San Cristoforo e della Misericordia attraverso un decreto curiale dell’epoca. Dopo un importante lavoro di recupero filologico, partito ufficialmente nel 2023 tenendo conto delle tracce recuperate attraverso una vecchia immagine fotografica, la meridiana ha ripreso a svolgere la sua funzione. Posizionata sulla parete posteriore della chiesa veneziana con affaccio sul ponte di Rialto, è stata inaugurata qualche giorno fa alla presenza di chi, con compiti e ruoli differenti, ha dato il proprio contributo nel portare a termine l’intera operazione, restituendo alla città d’acqua un piccolo pezzo della sua storia. Risalente al 1861, sono venuti ad ammirarla i molti amici dell’Arciconfraternita, accolti dal presidente Giuseppe Mazzariol, spesosi con convinzione affinché la meridiana venisse recuperata. «Ci troviamo riuniti qui, in questo tratto di strada denominato “Naranzaria”, che ci ricorda i tempi della Serenissima e la vendita all’ingrosso degli agrumi custoditi nei magazzini sotto il Palazzo dei Camerlenghi – ha detto Mazzariol –. Gli orologi solari sono strumenti fissi generalmente dipinti sulle pareti di edifici, utilizzati per la misurazione del tempo e basati sul rilevamento della posizione del sole a mezzogiorno. Nel caso di San Giacometo, l’opera venne realizzata nel 1861, ma ai nostri giorni era rimasto soltanto un pezzo dello gnomone».
Nuovi studi su Fumiani: «Fece esperienze scenografiche»

Giovanni Antonio Fumiani (Venezia, 1640ca – 1710) maturò la sua esperienza pittorica progettando scenografie nei teatri, perfezionando così l’impianto scenico e prospettico delle sue opere. Questa è una delle tante novità emerse durante le giornate di studio “Giovanni Antonio Fumiani per San Rocco e per Venezia”, tenutesi il 3 e 4 novembre alla Scuola Grande di San Rocco a Venezia, con tanto di tour nella Chiesa di San Rocco, dove è stato appena restaurato il dipinto “San Rocco che dona i suoi beni ai poveri”, e alla vicina chiesa di San Pantalon, dove è conservato il soffitto più grande del mondo, l’opera più significativa realizzata da Fumiani unendo più tele cucite insieme. Il convegno, mediato dal Soprintendente Fabrizio Magani e dal prof. dell’università Ca’ Foscari Giovanni Maria Fara, ha visto intervenire studiosi ed esperti dell’opera di Fumiani, che hanno avuto modo di esporre le ultime novità in termini di metodologie operative e tecniche emerse dai più recenti studi sul pittore, anche proprio grazie all’ultimo restauro effettuato. Fumiani, ancora oggi privo di un catalogo ragionato, seppe stare in equilibrio tra due epoche. «Caposcuola dell’ultima generazione del ‘600, fu una novità per Venezia» ha detto Magani, ricordando che però Roberto Longhi definì il soffitto prospettico di San Pantalon come “macchina inutile”. Proprio in quell’opera però si palesa in tutta la sua magnificenza l’esperienza in campo scenografico, come ha sottolineato Giorgio Fossaluzza, prof. dell’Università degli Studi di Verona. «C’è un capitolo della sua vita che si conosce poco, ovvero gli studi paralleli per il teatro. Fu ad esempio tra i pittori impegnati nelle scene de “Il Coriolano” posto in musica da Francesco Cavalli, maestro di cappella in Basilica a San Marco a Venezia, andato in scena per la prima volta a Piacenza, ma tante altre furono le occasioni in cui lavorò nei teatri».
La bellezza dell’arte: i restauri di Louis Vuitton per Ca’ Rezzonico

Per Luis Vuitton la bellezza è al centro di tutto, ma non solo nel campo della moda, anche nelle opere d’arte che da anni si impegna a restaurare per permettere al pubblicò di riscoprirle nel loro originale splendore. Opere che nel tempo sono state anche fonte di ispirazione per la moda, il design e per l’arte contemporanea. Ha inaugurato nella serata di mercoledì 19 a Venezia a Ca’ Rezzonico, il Museo del Settecento Veneziano, l’esposizione “La bellezza” che, aperta fino al 7 gennaio, vede esposto il necessaire da viaggio del XVIII secolo appartenuto alla famiglia Pisani e da poco restaurato da Louis Vuitton. Il sontuoso antico baule da viaggio, con tutto il suo necessaire per la cura personale e la possibilità di portarsi appresso anche qualche spuntino, apparteneva alla famiglia Pisani Moretta e fu donato nel 1874 ai Musei Civici veneziani per volere di Vettor Daniele Pisani assieme al celebre “Dedalo e Icaro di Antonio Canova”. All’interno del baule, rivestito di marocchino rosso con eleganti cerniere in bronzo dorato e foderato di seta verde, si conservava un servizio di 58 pezzi in argento dorato e agata, eseguito dagli argentieri di Augsburg, Tobias Baur e Georg Philipp Steuernagel, alla fine del Seicento.
Ian Rankin è il vincitore del Venice Noir

Lo scrittore Ian Rankin è il vincitore del Venice Noire Award. A lui nella mattinata di domenica 16, durante l’ultimo appuntamento della prima edizione del Festival Venice Noir tenutosi all’Hotel Monaco, è stato consegnato il premio di un pugnale di vetro di Murano ideato dall’artista australiana Amy Thai e realizzato dalla storica azienda Barovier&Toso ARTE. Sono stati tre giorni interamente dedicati alla letteratura di genere con 23 eventi totali e più di 40 ospiti, in cui si sono sfiorate le 3 mila presenze: «Il successo di questa prima edizione è andato oltre le aspettative. Venezia in questo periodo con le sue atmosfere è il palcoscenico perfetto per il Festival dedicato al noir» ha detto Marco Vidal, di The Merchant of Venice, tra gli organizzatori del Festival che tornerà dal 13 al 15 novembre 2026, con la speranza che diventi un appuntamento annuale. La giuria composta del comitato scientifico, di cui fanno parte gli scrittori britannici David Hewson, Philip Gwynne Jones, il prof. Gregory Dowling, gli scrittori italiani Andrea Molesini e Alberto Toso Fei, la presidente dell’Ateneo Veneto Antonella Magaraggia, oltre al direttore artistico Giacomo Brunoro e agli organizzatori Silvia Bandolin e Marco Vidal, ha decretato all’unanimità come primo vincitore del Festival dedicato alla letteratura noir lo scrittore scozzese (classe 1960) il cui lavoro va ben oltre le semplici caratteristiche tipiche dei gialli e fa parte di un mondo oscuro: «I personaggi e i luoghi sono legati e intrecciati in maniera indissolubile» ha sottolineato David Hewson, direttore artistico della sezione internazionale del festival. «Nei suoi romanzi, infatti, Rankin descrive una società dove il lettore è invitato a mettere in discussione le sue presunzioni di colpevolezza e innocenza, attraverso una serie di libri che porta a guardare il nostro presente» ha continuato il direttore artistico, sottolineando che durante la sua lunga carriera Rankin ha fatto sì che il suo lavoro viaggiasse dalla pagina scritta allo schermo, celebre la serie tv “Rebus”, basata sui romanzi dell’ispettore di polizia John Rebus.
Il modello Venezia presentato alla COP30 sul clima

Un esempio di resilienza e innovazione contro i cambiamenti climatici, quello fornito dal “modello” Venezia, presentato lo scorso 15 novembre all’interno della 30° Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in corso a Belém (Brasile) fino al 21 novembre. Il duplice modello di adattamento climatico, che combina ingegneria avanzata con resilienza basata sulla natura, è stata al centro dell’evento organizzato da Venice Sustainability Foundation (VSF) e Università IUAV di Venezia. «Il Mose e l’ingegneria applicata al rispetto e alla valorizzazione delle caratteristiche naturali – ha spiegato Alessandro Costa, Direttore Generale di VSF – può essere un modello replicabile».
La delegazione italiana, oltre alle due istituzioni capofila, ha visto anche la partecipazione di CORILA (Consorzio per il coordinamento delle attività di ricerca sul sistema lagunare di Venezia), SAVE Spa, Thetis Spa, insieme alla University of Southern Denmark (SDU) e in collaborazione con Climate Policy Initiative (CPI). «La chiave del modello che abbiamo presentato – ha aggiunto Costa – è la sinergia fra ingegneria e natura, ripristino morfologico, fitodepurazione e corridoi ecologici che devono essere complementari agli interventi, potenziando l’impatto a lungo termine del sistema difensivo costiero. Ma il modello Venezia si compone anche del progetto “Città Campus”, ovvero un laboratorio a cielo aperto di condivisione di saperi dove ricercatori, istituzioni e comunità locali sperimentano percorsi di innovazione anche in tema di adattamento climatico».
Riscoprire il battesimo: la proposta dei Figli della Luce


Un cammino di catechesi e adorazione per riscoprire il proprio battesimo, per arrivare a Gesù attraverso Maria. È questa la proposta dei Figli della Luce, un’associazione di fedeli nata a Macerata che, a partire da inizio ottobre, ha promosso per la prima volta a Venezia, presso la parrocchia dei Carmini nel sestiere di Dorsoduro, un percorso di Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Cinque incontri di catechesi, indirizzati a scoprire o riscoprire il battesimo, prima da un punto di vista esperienziale e pratico e poi attraverso una catechesi biblica fondata sul Magistero e sulla Tradizione, accompagnati dall’adorazione eucaristica, sono culminati domenica 9 novembre con una messa solenne presieduta dal Patriarca Francesco Moraglia in Basilica della Salute, durante la quale i partecipanti al cammino hanno compiuto la Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.
Ma quanto è buona e fa bene la vitamina D!

La scienza e la medicina a volte si propongono in modo curioso. Invece di semplificarla, spesso complicano la realtà, soprattutto quando nel tempo si sedimentano opinioni e credenze che diventano un paradigma indiscutibile e sono il mantra quotidiano di molti ambulatori con tanto di benedizione medica: per esempio le vitamine in caso di concomitante terapia antibiotica o con i gastroprotettori in una qualsiasi politerapia poiché “tutte quelle pastiglie ci spaccano lo stomaco”.
Ecco, discutibile mi sembra il termine giusto perché ci sono delle pratiche mediche che, se proprio non necessarie, almeno un impatto economico sulla popolazione ce l’hanno, eccome… Pratiche che forse, dovremo declassare da indiscutibili a discutibili, perlomeno.