Villa Salus: prevenzione del tumore al seno con Mammowave


Si chiama Mammowave ed è un nuovo macchinario per lo screening del tumore al seno che sfruttando microonde a bassa intensità, permette di effettuare un test non invasivo per valutare la presenza di eventuali anomalie nel tessuto della mammella. L’unica struttura sanitaria in Veneto ad averlo disponibile in una fase di test è quella di Villa Salus a Mestre: «L’innovazione è che non usando radiazioni ionizzanti come altri strumenti di indagine è completamente sicuro per tutti i tipi di pazienti, anche quelle nella fascia 20-45 anni che di solito non vengono raggiunte dalle attività di controllo», spiega il dottor Christian Cugini, Direttore della Radiologia della Fondazione Villa Salus.
Il nuovo strumento per la prevenzione del tumore al seno è stato presentato negli spazi dell’ospedale lo scorso 30 ottobre dove, oltre al Prof. Pierfranco Conte, oncologo e Direttore Sanitario dell’IRCSS San Camillo, al dott. Christian Cugini, Direttore della Radiologia della Fondazione Villa Salus e al dott. Fernando Bozza Responsabile della Senologia Chirurgica dell’Ospedale Villa Salus, era presente anche Gianluigi Tiberi co-fondatore e responsabile Ricerca e Sviluppo di UBT, l’azienda produttrice di Mammowave. «L’idea mi è venuta nel 2010 mentre ero in Inghilterra per una borsa di studio post-dottorato a Oxford – racconta Tiberi – dove, da ingegnere delle telecomunicazioni, studiavo come le microonde potessero permettere di “vedere” dentro gli oggetti».
La murrina: il fil rouge della produzione della Fratelli Toso


Vasi con fiori costituiti da un insieme di murrine. È solo una delle tante declinazioni che la ditta Fratelli Toso seppe coniugare nella produzione del vetro. La murrina è infatti il fil rouge che la vetreria seguì negli anni, facendola diventare suo baluardo di originalità in campo vetrario. Questo è quanto merge visitando la mostra “Fratelli Toso. Storie di fabbriche. Storie di famiglie” allestita fino al 24 novembre al Museo del Vetro a Murano, per celebrare il 170° anniversario della fondazione della ditta, a cura di Chiara Squarcina e Caterina Toso, erede della famiglia giunta alla sesta generazione. La retrospettiva pone l’accento sulla produzione più rappresentativa del ‘900 attraverso opere in vetro, di cui molte realizzate con le murrine, schizzi originali, bozzetti, fotografie e documenti d’archivio custoditi dalla famiglia, in cui merge come l’impresa famigliare fu capace di coniugare tradizione e innovazione, artigianato e design, rinnovandosi nella produzione e nello stile di generazione in generazione. In mostra oltre 250 pezzi ripercorrono la storia imprenditoriale della storica vetreria, fondata nel 1854 e rimasta attiva sull’Isola fino agli anni ’80. La fornace artistica fu la prima ad avviarsi sul mercato dopo la profonda crisi che aveva colpito Murano nel primo ‘800. L’attività iniziale della fornace si basò principalmente sulla replica e sull’imitazione degli stili dei secoli precedenti, rievocando i fasti del Rinascimento e del Barocco. Nel 1864 partecipa e vince la medaglia d’oro alla Prima Esposizione Vetraria Muranese, allestita proprio al Museo del Vetro di Murano, per cui realizza un monumentale lampadario, oggi parte della collezione del museo.
Da tre anni la Marina Bastianello Gallery ha scelto Venezia

Da tre anni la Marina Bastianello Gallery ha scelto Venezia come nuova sede, aprendo la nuova galleria in Calle dell’Aseo, in uno spazio che si affaccia sul Rio della Misericordia. La nuova sede inizialmente è rimasta aperta per due anni in contemporanea a quella di Mestre, che fino ad un anno fa era presente negli spazi del complesso dell’M9. Poi la decisione di chiudere la galleria oltre il ponte e trasferire tutto in laguna, dove sono rappresentati una decina di artisti quasi tutti italiani, spaziando tra tutte le tecniche artistiche. «La decisione di aprire a Venezia è stata un puro caso» racconta la gallerista Marina Bastianello, conosciuta sia a livello nazionale che internazionale, da tre anni impegnata anche nel CdA della Bevilacqua La Masa.«Venni a vedere la prima volta questo spazio con un amico che era interessato a prenderlo, ma la cosa non andò in porto e così lo fermai io. Mi sono innamorata delle due finestre affacciate sul rio e così ho pensato di aprire una galleria anche a Venezia». Poi, dopo due anni, la scelta di mantenere aperta solo la sede veneziana: «Avere due gallerie era diventato complicato sia a livello di gestione che economico». Ma la spinta è stata la considerazione che Venezia è una vetrina più ampia: «Rispetto a Mestre, che è una città difficile, qui è un’altra cosa, non potevo fare scelta migliore. A Venezia passa il mondo e a livello commerciale rende di più. La clientela è a metà italiana e internazionale. – continua Bastianello- A Mestre avevo gente principalmente quando facevo gli opening e i miei collezionisti scendevano per l’occasione». Con l’arrivo a Venezia è cambiata anche la programmazione della galleria: «A Mestre facevo mostre di un mese, qui invece durano due mesi o due mesi e mezzo. Bisogna mettere in conto i trasporti con la barca e l’organizzazione, che è più complicata» spiega. Ma questo volge a favore: «Le persone hanno modo di vedere le opere più volte, di tornare se hanno piacere, e questo facilita molto. Un mese era poco, i ritmi veneziani invece insegnano a riappropriarci di vedere le cose più a fondo e con più attenzione» sottolinea, spiegando che questo certamente giova soprattutto a livello commerciale e raccontando la preferenza dei veneziani per le opere pittoriche e figurative.
La Maddalena di Tiziano: ritorno a casa da primato

Un Tiziano in più alla Pinacoteca Manfrediniana: da mercoledì 8 ottobre in Punta della Salute è esposto un dipinto del maestro di Pieve di Cadore: è il ritratto della Maddalena penitente. E il Tiziano in più rende ulteriormente densa la presenza di dipinti del maestro di Pieve di Cadore in questa zona di Venezia: un vero primato di concentrazione di tele (e una tavola) del maestro in poco spazio.La tela che ritrae la Maddalena arricchisce così la collezione della Pinacoteca, che è anche museo diocesano, ed in particolare l’itinerario storico artistico dedicato alla rappresentazione dei santi. Il soggetto della Maddalena penitente fu quello più spesso replicato da Tiziano durante la sua lunga attività artistica – durò circa settant’anni, dai primi anni del ‘500 alla morte, nel 1576 – secondo un’iconografia destinata ad aver larga fortuna. D’altronde Martin Lutero aveva da non molto dato il via alla Riforma (a partire dal 1517) e negli anni della maturità artistica di Tiziano era in corso il Concilio di Trento (svoltosi fra il 1545 e il 1563): «Per cui – sottolinea Silvia Marchiori che, con i soci dell’associazione Semina Artis gestisce l’apertura della Pinacoteca – era in corso un generale ripensamento. La Maddalena diventava così il prototipo di un’esperienza religiosa vissuta nell’incontro con Cristo e nella purificazione dell’esperienza religiosa».
All’associazione “San Francesco della Vigna” il premio San Teodoro

L’attenzione al territorio, alle sue tradizioni e ai suoi abitanti, è ciò che muove da sempre l’associazione “San Francesco della Vigna”, insignita giovedì scorso, nella chiesa di San Salvador, del Premio San Teodoro, approdato quest’anno alla sua 15esima edizione. Istituito dall’omonima Scuola Grande con sede a pochi passi dal ponte di Rialto, la più antica confraternita veneziana sorta verso l’VIII secolo, è dedicato a quelle realtà cittadine o personalità che si spendono per la città, cercando di fare la differenza. Il tutto nell’ambito delle celebrazioni dedicate proprio a Teodoro, il primo santo protettore di Venezia. Tanta, al momento della consegna del riconoscimento, al termine della Messa presieduta dal parroco don Roberto Donadoni, la commozione in Susanna Ampò, presidente di una realtà associativa che opera soprattutto nell’area di San Francesco della Vigna. «Questo premio – ha detto lei davanti ai presenti, in una chiesa gremita di fedeli e membri delle varie arciconfraternite della città d’acqua – è per noi un onore e motivo d’orgoglio. Qualcosa di inaspettato e uno stimolo a proseguire, con determinazione, il nostro operato». Un impegno costante che l’associazione porterà avanti «sempre di più, ascoltando i bisogni dei cittadini». Le iniziative e gli appuntamenti organizzati nell’arco dell’anno sono molteplici, a partire dall’amatissima Festa di Sant’Antonio, che ogni anno richiama migliaia di partecipanti provenienti da ogni parte della città. «Facciamo tutto a livello di volontariato – ha tenuto a sottolineare Ampò -. Oltre cento, del nostro staff organizzativo, le persone attive per otto serate consecutive. Si tratta di una festa tradizionale veneziana fra le più apprezzate: sia a livello culinario che di intrattenimento, in un’atmosfera di gioia generale».
Venezia si tinge di giallo con il Festival Venice Noir

Venezia dal 14 al 16 novembre si tinge di giallo con il Festival Venice Noir. Dopo l’edizione di prova di solo un giorno dell’anno scorso, esclusivamente con autori anglofoni, la nuova e ampliata edizione del Festival punta a far diventare per tre giorni la città lagunare capitale internazionale della letteratura di genere con il meglio della crime fiction italiana e internazionale. Verranno accolti prestigiosi autori quali: Carlo Lucarelli, Massimo Carlotto, Erin Kelly, Barbara Baraldi, Giancarlo De Cataldo e molti altri, di cui Sir Ian Rankin, autore della crime fiction internazionale da milioni di copie vendute, sarà l’ospite d’onore dell’edizione. Il tutto attraverso incontri, presentazioni di libri e tavole rotonde in location prestigiose, tra cui l’Ateneo Veneto e l’Hotel Monaco, compresi tanti eventi collaterali, per un Festival che vuole raccontare una Venezia lontana dagli stereotipi. Esiste infatti una Venezia che non compare sulle cartoline, fatta di ombre lunghe, nebbie improvvise esilenzi che parlano. È questa la Venezia che sarà al centro del Festival nato dall’idea degli scrittori britannici David Hewson, Philip Qwynne Jones e Gregory Dowling, insieme a Silvia Bandolin, responsabile della storica Libreria Studium di Venezia, e Marco Vidal, ceo di The Merchant of Venice. Il Festival vede anche la partnership del Theakston Old Peculier Crime Writing Festival di Harrogate, il più importante evento a livello europeo dedicato alla crime fiction che si svolge in Inghilterra.
Il Patriarca alla messa dei defunti: «La morte è risurrezione»


La morte porta alla risurrezione e il pensiero dell’aldilà aiuta a dare senso alla vita. «Il cristianesimo inizia con la risurrezione di Cristo. Una comunità, un cristiano, che siano afoni nei confronti della risurrezione della vita eterna, devono interrogarsi sulla loro fede». Si è soffermato sul senso della resurrezione il Patriarca Francesco Moraglia durante l’omelia di domenica 2 in occasione della S. messa per la commemorazione dei defunti celebrata nella chiesa del cimitero, nell’isola di San Michele, ora raggiungibile a piedi attraverso il ponte galleggiante che unisce le Fondamente Nove al portale monumentale del cimitero, realizzato per l’occasione grazie ad una passerella lunga 407 metri e larga 3,60 metri che si compone di 20 moduli di 20 metri lineari ciascuno, costituiti da una struttura in telaio d’acciaio con piano di calpestio in doghe di legno. Ci vogliono circa cinque minuti di cammino per attraversare il ponte che collega idealmente la terra al cielo e raggiungere così il luogo del ricordo e della preghiera. Un’antica tradizione che è stata ripresa dall’anno scorso dopo quasi 70 anni. Fino al 1950, infatti, diverse sono le fotografie d’epoca che testimoniano come veneziani e visitatori potevano ogni anno arrivare a piedi al cimitero di San Michele in Isola in occasione della commemorazione dei defunti grazie ad un ponte di barche (peate), su cui poggiavano tavolati in legno, che dava modo alle migliaia di pellegrini di salutare i propri cari. Ora che la tradizione è stata ripresa, il ponte resterà percorribile fino a domenica 9, in andata dalle 7.30 alle 15.30, con possibilità di essere percorso in direzione Fondamente Nove fino alle 16.30, ora di chiusura del cimitero.
Auto elettriche: focus con Stocchetti di Ca’ Foscari

Come sta andando il settore delle auto elettriche? «Con il nostro osservatorio sulla componentistica studiamo il fenomeno da 10 ormai – spiega il professor Andrea Stocchetti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia – che l’elettrico stia andando bene lo dicono i dati europei, dato che complessivamente sono il 16% della domanda, (18% se si somma anche Regno Unito e Norvegia), con un trend che ormai ha superato la massa critica tale da renderlo un business interessante. Certo è che i consumatori si adeguano a quello che offre il mercato, in un settore dove il potere dei costruttori è sempre stato più importante di quello dei clienti e su cui le politiche ambientali hanno avuto un grosso impatto».
«Possiamo affermare con sicurezza che l’elettrificazione è il nuovo paradigma – aggiunge – basti pensare che il diesel 10 anni fa valeva il 50% delle immatricolazioni e oggi è al 10%, ma le ibride a benzina da sole cubano il 40%, quindi il full electric ha ancora terreno da guadagnare, visto che al momento è più costoso e percepito come premium. L’evoluzione però non va ricercata solamente nel motore, ma piuttosto in tutti i servizi inclusi in auto a tecnologia elettrica, infatti se il propulsore si semplifica, le dotazioni si arricchiscono di sensori ed elettronica, con veicoli sempre più attivi e autonomi. Su questo purtroppo in Italia con il gruppo Stellantis siamo in estremo ritardo perché i concorrenti, soprattutto cinesi e tedeschi, hanno investito molto. Attenzione però a temere l’avanzata della Cina, perché buona parte dello loro auto che vediamo in Europa sono partecipate dalle nostra case produttrici, quindi dietro a un brand ci sono accordi finanziari. Questo a ricaduta dovrebbe rinvigorire il mercato aftermarket di ricambi da noi. Quindi è un po’ superficiale pensare che la Cina possa fare concorrenza al sistema automotive europeo nel suo complesso».
Ictus: approccio RAPIDO e segnali da non sottovalutare

Oggi parliamo di una patologia più frequente di quanto si pensi: le ischemie cerebrali, che vengono chiamate anche ictus cerebri o stroke, in inglese. Si distinguono principalmente in due tipi: quelli ischemici, dovuti a un’occlusione arteriosa, e quelli causati da un’emorragia. I più frequenti sono i primi – l’80% circa – che si dividono a loro volta in attacchi i cui effetti durano poco e attacchi che, invece, purtroppo, lasciano danni cerebrali. Rappresentano la terza causa di morte, ma la prima di invalidità.
Va da se che ne dobbiamo parlare. Qualcuno potrebbe dire che preferisce non saperne niente: pazienza, se capita, capita. Invece no: è importante avere qualche informazione. Per quelli che durano poco tempo (detti TIA, attacchi ischemici transitori) perché possono essere un primo avvertimento prima di un evento più importante, mentre per i secondi perché il tempo è fondamentale.