Matteo Seguso: incisore su vetro sulle orme del padre


«Facevo l’elettricista non avevo mai pensato di fare l’incisione». Inizia a raccontarsi così Matteo Seguso (classe 1973), maestro incisore del vetro di Murano che dal 2 al 5 ottobre sarà in esposizione al Salone dell’Alto Artigianato all’Arsenale di Venezia (leggi qui). Matteo da quando è nato ha passato tutta la sua infanzia nel laboratorio del padre Bruno e dello zio Mario, anche loro incisori del vetro. Le origini della bottega risalgono al 1954, quando lo zio e il padre entrano in società. Non passa molto tempo che lo zio decide di trasferirsi in Brasile e così il padre di Matteo entra in società con Paolo Linzi, maestro incisore che pochi anni prima aveva appreso l’arte dell’incisione su vetro: nasce così la Bottega Seguso & Linzi. «Ho sempre assaporato il loro mestiere, tutta mia infanzia l’ho passata in laboratorio» racconta Matteo, ricordando che la bottega era anche un luogo di ritrovo per gli amici che arrivavano per bere un bicchiere di vino e mangiare una fetta di salame. Negli anni della mia giovinezza mio padre mi fece “graffiare” qualche vetro ma non pensai mai che questo sarebbe potuto diventare il mio mestiere». Poi quando Bruno stava per andare in pensione insieme al socio, un giorno disse al figlio: “Perché non vieni a provare?”. «Inizialmente lo feci per fargli un piacere. – racconta Matteo – Infatti dissi ai miei colleghi elettricisti che andavo per fare una prova per qualche mese, massimo un anno, e che poi sarei tornato».
Quando le mani creano: torna il Salone dell’Alto Artigianato

Sono storie che sfidano l’innovazione con la forza della tradizione. Inaugura giovedì 2 ottobre all’Arsenale di Venezia, la terza edizione del Salone dell’Alto Artigianato Italiano. Dopo il successo delle prime due edizioni, l’evento torna con un’edizione ancora più ricca, pronta a celebrare il talento, la creatività e la tradizione di oltre 160 maestri artigiani provenienti da tutta Italia. Il taglio del nastro è previsto alle ore 11, alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro e delle autorità civili e militari. Il Salone per quattro giorni resterà aperto al pubblico con orario continuato: dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30), con apertura prolungata sabato 4 ottobre fino alle 20 (ultimo ingresso 19). Nel cuore della città lagunare, le storiche Tese e Nappe di San Cristoforo, in oltre 7.000 metri quadrati di spazi espositivi, ospiteranno un viaggio sensoriale tra materiali, tecniche e visioni che raccontano il patrimonio culturale italiano. Un tempo culla della marineria veneziana, oggi l’Arsenale diventa teatro di un nuovo saper fare: quello che plasma la bellezza con le mani, con il cuore e con la memoria.
I 110 marchi più iconici d’Italia: una mostra all’M9

Le storie dei marchi che accompagnano da sempre la vita degli italiani in ogni momento della quotidianità e che negli anni hanno modellato l’identità, la cultura, il linguaggio e l’immaginario italiano. Ha inaugurato questa sera, venerdì 26, al Museo M9 di Mestre, la mostra “Identitalia. The Iconic Italian Brands”, aperta fino al 15 febbraio e promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in collaborazione con Unioncamere e l’Associazione Marchi Storici d’Italia, dedicata ad alcuni tra i più importanti marchi storici del Paese. La mostra presentata lo scorso anno a Palazzo Piacentini, sede del Ministero, ha visto la partecipazione, tra gli altri, del Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.Curata dai professori Carlo Martino e Francesco Zurlo, rispettivamente docenti all’Università La Sapienza di Roma e al Politecnico di Milano, nasce per raccontare i 140 anni dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, che nel 2019 si è arricchito del “Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale” che raccoglie i brand iscritti da più di cinquant’anni e ancora attivi. Lo spazio immersivo di M9 Orizzonti, al primo piano del museo, combina settori, merci, messaggi e funzioni e vede esposti 110 marchi di 97 aziende non solo storici ma anche tra i più recenti, organizzati in 6 sezioni con 100 oggetti e 36 supporti audiovisivi di oltre 4 ore e mezza provenienti dalle Teche Rai, tra cui compare il famoso Carosello, e video dell’Istituto Luce che raccontano l’evoluzione dei marchi negli anni. L’esposizione si concentra sulle quattro A: automobile, arredamento, abbigliamento e alimentazione, a cui si aggiunge il digitale e tutti i nuovi servizi. Seguendo un andamento didattico, è costruita da disegni originali, fotografie, documenti storici e touch point visuali, come logotipi, manifesti pubblicitari, packaging e prodotti.
Non solo Venezia, Costantini dipingeva la fede


Ernani Costantini era un pittore e un uomo di profonda fede. “La Venezia di Ernani Costantini”, a cura dello storico d’arte Marco Dolfin, è la mostra che inaugura domani sera, sabato 27, al Laurentianum a Mestre e che sarà preceduta dalla presentazione, alle ore 18, al Centro Santa Maria delle Grazie. L’esposizione vede 50 opere, di cui diverse inedite, che vanno dagli esordi fino all’ultimo periodo con una sezione di 10 dipinti meno noti interamente dedicati alla produzione sacra del maestro veneziano, mentre la parte più corposa di 40 dipinti illustra i lavori per cui è più conosciuto, con cui seppe raccontare i cambiamenti della città negli anni, fino all’avvento del turismo. Allestita fino al 19 ottobre nello spazio accanto al Duomo di San Lorenzo, la mostra è promossa dall’Associazione Culturale Paolo Rizzi, in collaborazione con il Duomo di Mestre e con il patrocinio del Comune di Venezia. L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione degli artisti veneti del XX secolo, legati in modo autentico e profondo al paesaggio della laguna. Cresciuto nei pressi di Madonna dell’Orto, Ernani Costantini (1922 – 2007), protagonista della pittura veneziana del secondo ‘900, iniziò a dipingere giovanissimo. Iscrittosi all’Istituto d’arte ai Carmini, ebbe come maestri Ercole Sibellato per la pittura, Mario Disertori per il disegno, Giorgio Wenter Marini per la composizione architettonica e Giulio Lorenzetti per la storia dell’arte. Chiamato alle armi nel 1942, fa ritorno a Venezia solo nel 1948 quando inizia ad insegnare arte nelle scuole statali. Nel 1955 realizza la sua prima mostra personale a Venezia al Centro d’Arte San Vidal, sezione veneziana dell’Unione Cattolica Artisti Italiani, di cui fu presidente e consigliere nazionale». Tanti i primi premi che vinse, tra cui quelli al Premio Mestre di Pittura nel ’58, al Premio Biennale di Arte Sacra di Venezia nel ‘83 e al Premio Burano nel’84, facendosi strada a livello nazionale, tanto che nello stesso anno la Rai dedica un servizio di 30 minuti alla sua pittura.
Dal carcere al red Carpet: il vestito delle detenute per Fanelli

Dal carcere la red Carpet: le detenute della Giudecca hanno vestito Emanuela Fanelli. Mercoledì 3 settembre, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il red carpet ha raccontato una storia diversa dalle altre. Tra i flash e le grandi firme internazionali, la madrina del Festival, Emanuela Fanelli, è arrivata indossando un abito sartoriale nato non in un
atelier di lusso, ma all’interno del carcere femminile della Giudecca. Un capo realizzato dalle mani delle detenute del laboratorio sociale Banco Lotto n.10, che da anni trasforma stoffe e tempo in nuove possibilità. Emanuela Fanelli, attrice e regista conosciuta per il suo impegno a raccontare storie di personaggi autentici, spesso fragili e complessi, che riflettono le sfumature di una realtà poco raccontata. Ha scelto con consapevolezza un capo che va oltre il semplice abito: elegante e minimale, con richiami retrò tipici di Banco Lotto n.10. Questo abito rappresenta un vero e proprio messaggio di riscatto e speranza, simbolo di donne che ogni giorno ricuciono la propria identità con pazienza e determinazione. Indossarlo ha significato rendere visibili storie nascoste. Il red carpet ha accolto non solo un vestito elegante, ma tutte le mani e le speranze che lo hanno reso possibile. In quel gesto, la moda diventa simbolo di cura, umanità e legame, ricordandoci che anche nei luoghi più inaspettati può nascere bellezza.
A San Salvador una reliquia da Nazareth: «Segno di pace»

Una reliquia autentica della Santa Casa di Nazareth verrà custodita per nove giorni nella chiesa di San Salvador, a Rialto, come segnale di pace in un momento storico contrassegnato da tensioni e conflitti in più parti del mondo. Un piccolo frammento in pietra della casa di Maria, normalmente conservata nella grotta dell’Annunciazione di Nazareth, davanti al quale i fedeli potranno raccogliersi in preghiera da sabato 27 settembre fino al 5 ottobre. Per la comunità parrocchiale del Santissimo Salvatore e Santo Stefano un’altra occasione preziosa, proprio come quelle organizzate dal parroco don Roberto Donadoni negli ultimi due anni. Prima con l’arrivo in città di una delle riproduzioni della Madonna pellegrina di Fatima, in poco più di una settimana arrivando a riunire attorno a sé oltre 50mila persone provenienti da più parti del Veneto (e non solo); poi con l’esposizione delle reliquie dei pastorelli di Fatima, Francesco e Giacinta Marto, i due fratellini portoghesi a cui Maria – oltre alla cugina Lucia dos Santos – è apparsa per la prima volta il 13 maggio 1917. Reliquie rimaste poi proprio a San Salvador.
Medici con titoli esteri assunti temporaneamente in Veneto

Con l’approvazione del DGR n. 830 del 15 luglio 2025 in Veneto è stata autorizzata l’assunzione a tempo determinato di medici con titoli conseguiti all’estero e non ancora riconosciuti dal Ministero della Salute. Manuela Lanzarin, Assessora alla Sanità, spiega le principali motivazioni di questa scelta: «L’obiettivo è garantire la piena funzionalità dei Pronto Soccorso e dei servizi di emergenza-urgenza, che sono i più esposti alla carenza di personale. La misura è stata determinata anche dal progressivo venir meno della possibilità di ricorrere ai cosiddetti “gettonisti”, previsto dalle recenti norme nazionali. Tuttavia non è l’unica azione messa in campo dalla Regione: prosegue la pubblicazione di concorsi per assunzioni a tempo indeterminato (l’ultimo, dell’8 agosto scorso, ha messo a bando 118 posti) e restano attivi anche gli avvisi per il conferimento di incarichi libero-professionali».
E aggiunge: «Si tratta di una misura sperimentale e non è previsto un numero prefissato di assunzioni. Il bacino di possibili candidati è comunque limitato: potranno partecipare solo professionisti già residenti in Italia, con regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro. È quindi evidente che si parla di una quota molto ridotta rispetto ai circa 9.000 medici già operativi nel SSR veneto: comunque un’integrazione mirata, non una sostituzione delle procedure ordinarie. Le procedure ministeriali per il riconoscimento dei titoli esteri richiedono molti mesi e spesso non sono compatibili con le esigenze immediate dei nostri ospedali. Proprio per questo la Regione ha ritenuto di avvalersi della normativa nazionale che ha previsto, fino al 31 dicembre 2027, la possibilità di autorizzare l’esercizio temporaneo in deroga».
Stringere i denti, ma con consapevolezza

Oggi, dal dentista, fioccano le richieste di natura estetica relative ai denti visibili, segno della volontà di apparire in ordine, anche se questo non sempre corrisponde all’essere in ordine. Se, invece, vi sono sintomi attribuibili a un dente, la terapia attuata dall’odontoiatra consente il sospirato sollievo.
Può capitare che i sintomi siano più estesi e che coinvolgano anche sedi lontane dalla dentatura: ad esempio, la zona dell’orecchio, il collo, la schiena. Allora si è facilmente portati a pensare che il problema non riguardi i denti, ma abbia origine da quelle sedi. Difficilmente sintomi insorgenti in aree diverse del corpo vengono messi in correlazione. Ma l’essere umano è un organismo molto complesso, in cui tutto si collega e si equilibra.
Da Oriago a Borbiago, famiglie in pellegrinaggio giubilare

Il prossimo sabato 11 ottobre le famiglie della diocesi sono chiamate a un appuntamento speciale: vivere insieme una giornata giubilare fatta di cammino, preghiera, condivisione e fraternità. Non si tratta di un evento riservato a pochi, ma di una proposta aperta a tutte le famiglie.
Il programma è semplice: ore 16:00, partenza dal capitello mariano di Piazza Mercato a Oriago, mentre alle ore 17:30 la Santa Messa presieduta dal Patriarca nel Santuario di Borbiago con possibilità di confessioni ed al termine, un momento conviviale insieme.
Don Pierpaolo, responsabile della pastorale familiare, presenta così l’iniziativa: «Muoveremo piedi e cuori per sperimentare l’amore misericordioso di Dio, pellegrini di speranza nelle strade delle nostre città, pregando in particolare per le famiglie e le vocazioni al Matrimonio».
L’esperienza si inserisce nel più ampio cammino diocesano del Giubileo, con una particolarità: quest’anno il percorso andrà da Oriago a Borbiago, inserendosi negli itinerari giubilari della Chiesa veneziana.