Un museo dedicato al beato Caburlotto, il sacerdote degli ultimi

Un museo interamente dedicato al beato don Luigi Caburlotto (1817-1897), figura ancora fortemente attuale e per il quale al centro c’erano l’attenzione all’educazione dei ragazzi, ai poveri e nei confronti delle famiglie. Nel 1843 venne inviato come cappellano nella parrocchia di San Giacomo dall’Orio, comunità della quale diventò parroco qualche anno dopo, nel 1849. E lì rimase fino al settembre 1872. “Il sacerdote deve predicare, istruire e catechizzare; sanare le piaghe e ricondurre le anime dallo smarrimento – diceva don Luigi –. Deve aiutare con la parola di conforto e di consiglio e usare soavità e dolcezza per manifestare la mitezza di Gesù Cristo. Deve essere disposto a dare anche la vita”. Don Caburlotto, un veneziano che si è sempre battuto per la dignità della persona, affinché ognuno fosse rispettato in quanto tale; e la cui pastorale era aperta agli ultimi, alle periferie della città, allora molto povere. L’esposizione – un itinerario storico per fare memoria della santità di vita di un cristiano, sacerdote, fondatore ed educatore, consacrato beato nel 2015 – è stata allestita dalle Figlie di San Giuseppe nella Casa Caburlotto a Santa Croce, in fondamenta Rizzi 316. Il 9 maggio 2014 è stato Papa Francesco ad autorizzare il decreto per la beatificazione del religioso.
Il Patriarca al Giubileo della scuola: «Educare alla pace»

Nella serata di oggi, venerdì 19, in occasione del Giubileo del mondo della scuola il Patriarcato di Venezia ha invitato docenti, educatori, dirigenti, collaboratori e tutto il personale dell’ambito scolastico a condividere nella Basilica di San Marco dei “Segni di speranza”: racconti di un concreto impegno da parte delle nuove generazioni e di una spiccata sensibilità da parte di molti ragazzi e ragazze sia nei confronti del prossimo sia nei confronti dell’ambiente, quello che Papa Francesco amava chiamare la nostra “Casa Comune”. Studenti che vanno a scuola a piedi o in bici, che aiutano i compagni di classe che hanno difficoltà nell’apprendimento o si trovano in una situazione sociale o economica difficile, oppure ancora studenti che progettano un furgone solidale per poi donarlo alla Caritas.
I rappresentati della sfera dell’educazione, molto numerosi, hanno partecipato con gioia a questo scambio di testimonianze e alla successiva Messa celebrata dal Patriarca mons. Francesco Moraglia.
Al termine della celebrazione si è tenuto un momento conviviale nel chiostro del patriarcato.
Energico, profondo, politico Eulisse


Eluisse prendeva la vita di petto e così era la sua arte: schietta, impattante e politica. Profondamente attento ai problemi del suo tempo, aveva capito il pericolo dell’avanzare della tecnologia, intuendo fin da subito che la macchina avrebbe finito per fondersi con l’uomo fino a fagocitarlo. Questo è quanto emerge dalla mostra “Eulisse, pittore per attitudine”, a cura di Stefano Cecchetto, inaugurata mercoledì 17 al Multimedial Laboratory art Conservation in Fondamenta della Misericordia a Cannaregio a Venezia, che omaggia il pittore veneziano Vincenzo “Cencio” Eulisse, mancato quasi un anno fa (1936 – 2024) all’età di 88 anni. La mostra monografica, aperta fino a sabato 27 dal mercoledì al sabato con orario 16 – 20, vuole ricordare l’artista ‘900esco in tutta la sua vitalità artistica ma anche politica, sociale e solidaristica, con opere praticamente inedite visto che, prevenienti dalla collezione della famiglia, non venivano esposte al pubblico da tantissimi anni. Un’occasione per riportare la sua figura all’attenzione della città che ha assistito alla sua maturazione, attraverso nove quadri e otto sculture degli anni che vanno dal 1967 fino al 2022. All’entrata subito colpisce il grande dipinto del 1997, alto oltre i due metri, che nella forma richiama quella delle pale d’altare, mentre nella sostanza rievoca i tormenti interiori degli uomini con grande vena coloristica di natura espressionista. Tra le sculture in bronzo spicca invece una Nike placcata d’oro che, incatenata e con le ali spezzate, è esplicativa del difficile periodo storico in cui il pittore ha vissuto.
Dieci anni di Festa alla Certosa, pensando all’Etiopia


Sotto l’acacia si riflette e si prendono le migliori decisioni. “Sotto l’acacia” è anche il titolo di quest’anno dell’ormai attesa Festa alla Certosa di fine estate organizzata dalla Fondazione Elena Trevisanato, che si terrà nella giornata di domenica 28 con inizio alle ore 11. La Fondazione dedicata a Elena, ragazza veneziana prematuramente scomparsa nel 2006 a soli 19 anni dopo essere caduta da cavallo, da anni realizza interventi umanitari nella Somali Region in Etiopia. La Festa all’isola della Certosa, grazie all’ospitalità di Vento di Venezia, quest’anno è arrivata alla decima edizione, un traguardo importante che la Fondazione vuole condividere con le persone, in particolare con coloro che hanno sempre sostenuto i progetti. Per l’occasione sono tante le novità previste, a partire dalla visita naturalistica all’isola che, sospesa da qualche anno, torna in una nuova veste. L’itinerario infatti, a cura della Cooperativa Sestante Venezia, avverrà eccezionalmente su una barca che farà il giro dell’isola, presentando così una visione inedita del luogo direttamente dall’acqua. Tra le novità al pomeriggio, oltre ai vari giochi, laboratori e attività per bambini, si terranno per la prima volta anche uno spettacolo di magia per i più piccoli e un torneo di pallavolo per tutti, mentre ci sarà come sempre la lotteria. Il tutto all’insegna del divertimento e del buon cibo. Quest’anno un gruppo toscano cucinerà la panzanella e la pappa al pomodoro e non mancheranno le pizze Roncadin e la porchetta di Rosa Salva, sponsor storici della festa. «Siamo arrivati alla decima edizione e per noi è un bel traguardo. Ogni anno durante l’evento dedichiamo un momento di riflessione a delle tematiche sociali specifiche, quest’anno invece faremo il punto per ripercorrere i progetti sostenuti dalla Fondazione proprio grazie alla festa» anticipa Elisa Andreoli, consigliera della Fondazione.
“Memento Vivere”, il volume sui gioielli di Attilio Codognato

Ricordarsi della morte per apprezzare la vita e vivere davvero. Questa era la filosofia del noto maestro gioielliere Attilio Codognato, scomparso due anni fa all’età di 85 anni. Quelle a cui negli anni ha dato vita sono creazioni che non si dimenticano: vistose, impattanti, vere e proprie opere d’alta gioielleria che sono raccontate per nuclei tematici nel volume “A. Codognato. Memento Vivere”, che uscirà in tutte le librerie il prossimo 3 ottobre, edito in inglese da Marsilio Arte e perciò rivolto ad un pubblico internazionale. Il volume recentemente è stato presentato in un evento privato ed esclusivo nel palazzo di famiglia a Venezia dai figli, Cristina e Mario Codognato, attuale direttore dalla Berggruen Arts & Culture a Palazzo Diedo. Alla presentazione erano presenti importanti ospiti nel campo della moda, dell’arte, del cinema e dell’editoria. Tra loro la stilista Maria Grazia Chiuri, ex direttrice creativa di Dior, appassionata estimatrice dell’arte del noto gioielliere che è stata la “madrina” della giornata, come l’ha definita il padrone di casa Mario Codognato.
Rivoluzionario e scomodo: ecco chi era per Barbero San Francesco

Il nuovo libro di Alessandro Barbero dedicato al Poverello di Assisi è tra le uscite più attese dell’autunno. Lo storico torinese dedica a Francesco d’Assisi una biografia inedita e sorprendente, capace di restituire complessità e radicalità a una figura troppo spesso ridotta a icona rassicurante. Chi era davvero Francesco? Non soltanto l’amico degli animali, simbolo di pace e fraternità universale che gli affreschi di Giotto hanno consegnato alla memoria collettiva. Barbero ricostruisce, con il rigore dello studioso e il talento del narratore, la vicenda di un uomo che scosse profondamente il suo tempo: il giovane mercante che rifiutò ricchezze e privilegi per abbracciare la povertà assoluta; il predicatore itinerante che contestò i valori del Duecento mercantile; il fondatore di un Ordine travagliato da divisioni e tensioni; l’uomo segnato da malattie, penitenze e dal difficile rapporto con il proprio corpo, da lui chiamato “frate asino”, fino al sigillo definitivo delle stigmate. Un elemento centrale del libro è la questione delle fonti, affrontata da Barbero con la maestria che lo contraddistingue nel coniugare ricerca accademica e divulgazione accessibile. Le prime biografie di Francesco, scritte da chi lo conobbe, ne restituivano un’immagine aspra, contraddittoria, a tratti scomoda. Ma quarant’anni dopo la sua morte, l’Ordine prese una decisione senza precedenti: distruggere quei testi e sostituirli con la Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, che trasformava il santo in un modello perfetto e privo di ombre, simile a Cristo e funzionale alle esigenze dell’istituzione. Solo in epoca moderna i codici originari sono riemersi grazie a fortunati ritrovamenti, mostrando un Francesco molto diverso: duro e dolce al tempo stesso, capace di entusiasmare ma anche di scandalizzare, mai di lasciare indifferenti.
Vetro e riuso ad arte con la pittrice Flavia Dal Grande

Che cosa rende speciale un oggetto? Spesso non è né la sua forma né la funzione, ma il valore che gli si dà per alcune caratteristiche uniche, ecco come allora qualcosa di uso comune può diventare speciale, con il tocco di una decorazione che lo trasforma in un pezzo unico. Da questa filosofia nasce la produzione di Flavia Dal Grande, una giovane pittrice che vive a Venezia e che ha deciso di dare una seconda vita a oggetti che avrebbero rischiato di diventare rifiuti, grazie al suo tratto e ai colori. «La scelta di usare il vetro è nata per caso – racconta l’artista – a casa avevo del colore specifico per questo materiale, ho visto una ciotola e ho provato a decorarla. Poi ho pensato che in realtà è proprio il simbolo di Venezia ed essendo un fluido, è affine allo scorrere. Insomma, forse l’ispirazione non è arrivata per caso…».
«A un certo punto avevo anche pensato di spostarmi sull’uso di altri materiali come la ceramica – spiega Flavia – però in qualche modo volevo allontanarmi dalla tradizionale visione pittorica, con questi lavori piuttosto che dipingere infatti “riempio lo spazio” di colori, dando profondità e arricchendo degli oggetti della tridimensionalità donata dalla luce che attraversa il vetro. Lo stesso metodo di decorazione porta a gesti diversi della mano, non immagino prima il risultato finale, ma vado a sentimento e mi faccio ispirare dal momento, mi piace però che l’effetto finale sia a forte impatto visivo, per questo sfrutto i contrasti. Un’altra sfida è lavorare su una superficie non piana, nella casualità il risultato finale infatti è un’armonia di colori e motivi, che via via emergono dall’oggetto di partenza che devo far rinascere grazie all’arte».
Il miglior voto a scuola, ovvero dell’apprendimento

Questo articolo potrebbe far parte di una serie che vanno sotto il titolo “I ragazzini e la scuola”. Prima però esplicitiamo i conflitti di interessi. Primo: fin dalla seconda asilo sono sempre stato definito un alunno “svogliato e negligente”, per poi migliorare con il canonico ”potrebbe fare di più…”. Secondo conflitto di interessi: mia moglie, di mestiere, fa “quella di matematica”. Però quando l’ho conosciuta non era così, lo giuro.
Veniamo al punto. La società è cambiata e sta cambiando, stanno cambiando i rapporti umani e quelli intrafamiliari. Non voglio parlare dei rapporti fra famiglie e scuole, argomento troppo complesso per queste poche righe, ma vorrei porre l’accento su due problemi: le eccessive aspettative da parte dei genitori per i risultati scolastici – unite spesso a una eccessiva difesa del pargolo non compreso dall’insegnante… – e le necessità per i bambini di avere degli spazi non strutturati dove potersi annoiare e fantasticare. Ovviamente queste poche righe si riferiscono ai maschi, essendo le ragazzine su un altro pianeta. Fateci caso, ma le professioni si stanno femminilizzando a tempi record: ovunque ci sia un test d’ingresso la maggioranza ammessa è femminile, medicina in primis.
Miniolimpiadi alla Gazzera: sport e comunità in festa

Sabato 27 settembre i campi sportivi della Parrocchia Santa Maria Ausiliatrice – Gazzera torneranno a riempirsi di entusiasmo, voci e sorrisi grazie alle Miniolimpiadi, un evento che dalla prima elementare fino alla prima superiore, coinvolgerà i giovani a cimentarsi in giochi, gare e discipline pensate non solo per mettere alla prova il fisico, ma anche la testa e lo spirito di squadra.
L’obiettivo della giornata va ben oltre il semplice gioco. Come racconta Marco Forin, membro della comunità parrocchiale: «Il valore è promuovere lo sport, far capire che c’è un posto per tutti, sia per chi è sportivo sia per chi è più sedentario. È un’occasione per scoprire nuovi sport e, soprattutto, per stare insieme».
Le Miniolimpiadi diventano così un momento di festa, un segno tangibile che la parrocchia è una casa accogliente dove ciascuno trova spazio, indipendentemente dalle proprie abilità. È proprio questa inclusività a renderle così preziose: la possibilità di partecipare, divertirsi e sentirsi parte di una comunità.