Alessia Maurelli e Gianluca Curtolo alla McFIT di Mestre

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«Forse solo adesso che mi sono fermata dall’attività agonistica mi rendo conto di quello che è successo in questi lunghi anni di carriera – sorride Alessia Maurelli con spontaneità quando le si chiede se si sente un esempio, nonostante le tre olimpiadi disputate in carriera e gli otto campionati mondiali di ginnastica ritmica – riscontro tanto affetto e stima quando incontro le persone, soprattutto le bambine che quando mi dicono che vorrebbero diventare come me mi fanno capire che in qualche modo ho lasciato un segno positivo, ispirando altre non solo a voler tentare l’agonismo ma anche solo a provare questo magnifico sport».

L’occasione di vederla da vicino, assieme al medico e culturista Gianluca Curtolo è stata l’inaugurazione della nuova palestra McFIT di via Don Luigi Peron 30 a Mestre, lo scorso 4 settembre, il terzo centro fitness aperto in città da RSG Group Italia, che gestisce anche la palestra John Reed Fitness. «E’ una struttura molto interessante – ha spiegato la campionessa – non solo per un’area dedicata alle sole donne che permette di socializzare e “fare squadra” ma perché è un luogo molto arieggiato dotato di uno spazio esterno, inoltre è ideale per fare comunità e non solo per chiudersi in sé stessi a fare fatica. Ho imparato il valore del gruppo proprio con la mia esperienza da professionista».

“The voice of Hind Rajab”: il dramma di Gaza non si vede, si sente

È impossibile non trovarsi con il volto rigato dalle lacrime guardando il film “The voice of Hind Rajab”, scritto e diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania, in corsa per il Leone d’oro alla 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica de La Biennale di Venezia, che è stato il più apprezzato del Festival da pubblico e critica, con oltre 20 minuti di applausi alla prima, tenutasi mercoledì 3 settembre. Il film, a cui hanno partecipato anche Joaquin Phoenix e Rooney Mara, produttori esecutivi insieme a Brad Pitt, Alfonso Cuarón e Jonathan Glazer, realizzato a metà tra finzione e documentario, in 90 minuti racconta la terribile storia, realmente accaduta e balzata alle cronache di tutti i giornali, di Hind Rajab, bambina di 6 anni che il 29 gennaio 2024 è rimasta intrappolata in un’auto sotto il fuoco di una sparatoria a Gaza, mentre cercava di scappare con i suoi famigliari. Il film punta i riflettori su ciò che sta succedendo a Gaza, riuscendo a far percepire, pur senza mostrarli, la disperazione di chi vive lì senza una via di fuga e l’orrore del sangue e della morte. Tutta la pellicola si basa sulle registrazioni originali della voce di Hind Rajab che al telefono con la Mezzaluna Rossa palestinese chiede di essere salvata, dopo che i suoi parenti sono stati uccisi dall’esercito israeliano. Il film inizia con l’immagine sovraimpressa di un elettrocardiogramma in azione, metafora del cuore della bambina ancora in vita. Lei, impaurita, rimane nascosta per ore nella macchina insieme ai cadaveri dei famigliari, mentre fuori la guerra continua impietosa a compiere il suo costante massacro. È impossibile durante il film non empatizzare con i soccorritori, interpretati da Saja Kilani, Motaz Malhees, Clara Khoury e Amer Hlehel, che dopo l’allarme e il grido di aiuto lanciato dallo zio di Hind dalla Germania si attivano per portare soccorso alla piccola, tenendola al telefono, cercando di  rassicurarla come possono con la loro voce, presenza lontana ma costante per tutte le ore in cui si è svolta la tragedia, nell’angoscia di sentire se rispira ancora dopo il susseguirsi delle sparatorie.

“Il Mago del Cremlino”, il film sull’ascesa di Putin e la nuova politica

Un potente racconto su come nasce e si alimenta il potere. Questo è quello di cui parla “Il Mago del Cremlino”, il film del regista francese Olivier Assayas, tra i più attesi in concorso alla 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica de La Biennale di Venezia. Sceneggiato insieme a Manuel Carrel, il film è basato sul romanzo del saggista e consigliere politico Giuliano Da Empoli e narra e ricostruisce quanto c’è stato dietro all’ascesa al potere di Vladimir Putin, a cui Jude Law presta il volto, manovrata silenziosamente dallo spin doctor Vadim Baranov, interpretato da Paul Dano. Il film è ambientato in Russia nei primi anni ‘90. L’URSS è crollata e, nel caos di un Paese in ricostruzione, Vadim Baranov, genio della comunicazione, si sta facendo strada. Ex artista d’avanguardia, nonché produttore di un reality show televisivo, passa in fretta da regista teatrale a consigliere dell’oligarca Baris Berezovskij che, impossessatosi del Canale Primo della tv russa, sogna di influenzare la politica del Paese e punta tutto sull’ex agente del KGB Vladimir Putin, chiamato lo “zar”, credendo di riuscire a controllarlo. Ma Putin è destinato a conquistare il potere e Baranov, vero protagonista del film, ne diventa il suo braccio destro. Profondo conoscitore del sistema politico, Baranov, “regista” della nuova politica, tra strategia di comunicazione, manipolazioni e distorsioni della realtà, confeziona discorsi, crea scenari e alimenta consensi. Ad un certo punto però, dopo 15 anni che si è ritirato dalle scene, rompe il silenzio e, in una casa isolata nel mezzo della neve dell’inverno russo, in un lungo racconto decide di svelare ad un giornalista americano, interpretato da Jeffrey Wright, esperto di storia russa, le verità fino a prima taciute sul regime che lui stesso ha creato, come se fosse il suo testamento.

“Il Maestro”, alla Mostra del Cinema il film che celebra le sconfitte

Un elogio a chi nello sport impara a perdere e non diventerà mai un campione. Questo è il film “Il Maestro”del regista Andrea Di Stefano, in uscita nelle sale il 13 novembre e presentato domenica 31 in anteprima fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Felice di nome, ma non di fatto, interpretato da un promettente Tiziano Menichelli, è un ragazzino che gioca a tennis, da sempre allenato dal padre che lo crede il futuro astro nascente del tennis Italiano e gli insegna che la vita è solo sacrificio, binari dentro cui stare, regole da seguire. Sulle sue spalle pesano le tante, troppe, aspettative del padre. Questo, quando Felice passa dai tornei regionali a quelli nazionali, decide di investire tutti i soldi, anche a discapito delle vacanze estive della famiglia, nel far seguire il figlio dal maestro Raul Gatti, ex tennista con un ottavo di finale agli Internazionali d’Italia al Foro Italico, interpretato da un eccellente Pierfrancesco Favino. Un ex giocatore che, a discapito di quanto tutti pensano, combatte contro il mal di vivere e l’instabilità emotiva e prende il caffè amaro “così come è la vita”, come recita in una battuta. Un film sul racconto di quanto l’ambizione dei genitori nei confronti dei figli possa diventare una gabbia da cui solo un maestro scapestrato può liberare.

Alla Mostra del Cinema un incontro sull’architettura dello sguardo

«La Santa Sede non ha bisogno di andare a raggranellare consenso immediato, ma chiede la profondità. Attraverso il proprio sguardo, attraverso il proprio ascolto, è l’unica che può dire qualcosa sulla guerra che altri non possono dire per ovvie cautele legate ad alleanze, sensibilità e rapporti». Con queste parole il Presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco è intervenuto all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia nella mattinata di martedì 2 settembre, all’incontro Per un’architettura dello sguardo. Opera Aperta – La Santa Sede alla Biennale di Venezia. Con la conduzione di Elisabetta Soglio, penna del Corriere della Sera, sono entrati in dialogo anche il Cardinale Jose Tolentino de Mendonça, Prefetto al Dicastero della Cultura e dell’Educazione della Santa Sede, Giovanna Zabotti e Marina Otero Verzier, curatrici del padiglione della Santa Sede, Monsignor Davide Milani, Officiale del Dicastero della cultura e dell’educazione della Santa Sede, Segretario generale della Fondazione Pontificia Gravissimum educationis e Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, e Ila Beka e Louise Lemoine, artisti e ricercatori.«Mentre la carne si spacca e lo spirito cerca luogo, la Santa Sede si può concedere questi orizzonti di coraggio che ci consentono di poter portare il nostro sguardo laddove c’è l’effettiva proibizione di portare i nostri occhi, il nostro ascolto laddove non ci sono le parole per decifrare l’assordante silenzio che intorno a noi lascia scorrere i giorni del calendario. Tutti possiamo benissimo vedere, ma guardare è un’altra cosa» ha proseguito Buttafuoco.

Padre Zago lascia San Giobbe: «Venezia? La porterò nel cuore»

Venezia, città dalle mille sfaccettature e dal ritmo cadenzato dai passi che attraversano fondamente, calli e campi, in un tempo sospeso che sembra scorrere parallelo al resto del mondo. Luogo in cui gli incontri si fanno per caso, camminando per strada, fermandosi per una chiacchiera e per un breve momento di condivisione con chi conosciamo. O incrociando gli sguardi dei visitatori provenienti da tutto il mondo, desiderosi di approfondire le meraviglie custodite fra i vari sestieri. Lo sa bene padre Pierantonio Zago, che nella città d’acqua ha trascorso due anni a stretto contatto con la comunità parrocchiale di San Giobbe, a Cannaregio, e in modo particolare con i giovani nel suo ruolo di responsabile dell’oratorio, tra attività ludiche pomeridiane, dopo la scuola, o legate al catechismo e al Grest estivo. La Messa domenicale del 28 settembre sarà l’occasione non solo per celebrare la festa della Madonna Addolorata, ma per i parrocchiani anche per ringraziare il sacerdote canossiano di quanto fatto in questo tempo trascorso in Laguna e per salutarlo, poiché chiamato a svolgere il proprio servizio a Riposto (Catania). Quello di padre Zago è un arrivederci commosso alla comunità, della quale porterà nel cuore tanti ricordi preziosi, insieme alle immagini e suggestioni di una città che hanno lasciato in lui un segno profondo. Anche se, come il sacerdote stesso confida, adattarsi ad un contesto tanto particolare come quello veneziano non è stato per lui qualcosa di immediato. Ci è voluto del tempo per legarsi alla città.

Castellitto e Mazzantini: «Non scindiamo famiglia e lavoro»

Quando amore e lavoro vanno a braccetto. È il caso dell’attore e regista Sergio Castellitto e della scrittrice Margaret Mazzantini. Proprio loro sono intervenuti domenica 31 al Lido di Venezia alla Masterclass tenutasi alla Match Point Arena, a pochi passi dall’Hotel Excelsior, in occasione della 82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Margaret e Sergio, sposatisi nel 1987 e genitori di quattro figli, oltre all’amore hanno fin da subito condiviso anche la passione per il lavoro, realizzando diversi film insieme. Tutti ricorderanno quando Margaret Mazzantini nel 2002 vinse il Premio Strega con il romanzo “Non ti muovere”, poi portato al cinema con la regia di Sergio Castellitto, in veste anche di attore insieme a Penélope Cruz. E ancora, quando nel 2009 vinse il Premio Campiello con il romanzo “Venuto al Mondo”, pubblicato nel 2008 e poi trasposto cinematograficamente nell’omonimo film diretto sempre da Castellitto con il cast internazionale che ha visto protagonisti ancora Penelope Cruz e Emile Hirsch. Diversi altri sono i film di successo basati sui suoi libri, come “Nessuno si salva da solo” con Protagonisti Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca. E poi quelli per cui è stata sceneggiatrice come “Fortunata” o “Il materiale emotivo”, quest’ultimo scritto insieme al marito.

Il Cantico delle Creature torna a emozionare Venezia e Mestre

Il Cantico delle Creature torna a emozionare Venezia e Mestre

Il 12 e il 14 settembre il messaggio di San Francesco riecheggerà a Mestre e Venezia con due spettacoli dedicati al Cantico delle Creature, organizzati dall’Ordine Francescano Secolare (OFS) e dai Frati Minori Cappuccini.

Il primo appuntamento sarà a Mestre, presso il Teatro Kolbe del Sacro Cuore, venerdì 12 settembre alle ore 21. Il secondo, domenica 14 settembre, si terrà invece a Venezia, nella chiesa del Redentore. In entrambe le occasioni il pubblico potrà assistere a una rappresentazione intensa e coinvolgente che unisce parola e musica, in una formula semplice e diretta, fedele allo spirito francescano.

L’ingresso è libero e la durata dello spettacolo è di circa un’ora. L’evento veneziano sarà arricchito anche da una mostra dedicata al Cantico delle Creature, ospitata nei giardini del chiostro della chiesa del Redentore, a testimonianza di come arte, fede e cultura possano intrecciarsi in un percorso di riflessione condivisa.

«È un’occasione preziosa per noi francescani», spiega Eliana Greco, ministra dell’OFS. «Dal 2023 abbiamo avviato le celebrazioni dei vari anniversari e ci stiamo preparando al 2026, anno in cui ricorreranno gli 800 anni dalla morte di San Francesco. Questo spettacolo ci aiuta a riflettere, mettendo in dialogo il messaggio di Francesco con la vita di tutti i giorni».

Si fa presto a dire: “È solo vegetale”

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In questo tempo dominato dalla chimica e dai prodotti di sintesi industriale è forte il richiamo ai prodottinaturali”, cioè a sostanze di derivazione naturale, per lo più vegetale, che in quanto tali si pensa siano innocui. Ma le cose non stanno esattamente così: anche rispetto a principi di origine naturale dobbiamo stare molto attenti e soprattutto informarne il nostro medico di famiglia per la possibile interazione con i farmaci che assumiamo quotidianamente o occasionalmente.

Esistono, infatti, molti prodotti di origine vegetale che possono essere usati a livello del sistema nervoso centrale: alcuni agiscono con meccanismi ben definiti e sono registrati come farmaci, come l’iperico o la valeriana. Altri sono ingredienti di integratori alimentari, come ad esempio il ginkgo biloba. Di questi tre, così come di molti altri, conosciamo molto bene il meccanismo d’azione cioè le basi molecolari del loro effetto.

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