“La Grazia” di Sorrentino con i dubbi morali conquista Venezia

Era atteso come uno dei più promettenti, e così è stato. “La Grazia” del premio Oscar Paolo Sorrentino, il film italiano d’apertura della Mostra del Cinema di Venezia, non ha tradito le aspettative. Sorrentino ancora una volta è riuscito a creare un quadro che si muove sottilmente tra quell’ironia sagace e dubbi amletici, in un mix talmente calibrato bene che appena dopo quindici minuti, durante l’anteprima per la stampa di mercoledì 27 in sala Darsena, è scattato il primo applauso, a cui poi non ne sono mancati tanti altri. L’anno scorso la Mostra si era chiusa con la vittoria del Leone d’Oro del film “The Room Next Door” di Pedro Almodóvar. Ora l’82.Mostra Internazionale di Arte Cinematografica della Biennale di Venezia ha dato il via alla kermesse con un lungometraggio che, come quello vincitore dello scorso anno, ruota attorno ad un dilemma che risuona per tutto il film: quello sull’eutanasia. Si, perché Toni Servillo impersona il misurato, trattenuto e democristiano presidente della Repubblica Italiana a fine mandato Mariano De Santis, a cui è chiesto di decidere se approvare o meno la legge sull’eutanasia. Nel film la visione di De Santis, giurista tra i più integerrimi, che ha sempre fatto della verità il suo baluardo, si scontra con quella della figlia, Dorotea, interpretata da Anna Ferzetti, giurista anche lei, appassionata del suo lavoro, che con uno sguardo proiettato al futuro insiste perché il padre firmi quella legge.

Toni Servillo in visita ai detenuti: «Una possibilità di riscatto esiste»

Domande e riflessioni si sono rincorse, in un’ora di tempo scandita da emozioni di cui un gruppo di ristretti della Casa circondariale di Santa Maria Maggiore farà tesoro, nell’ambito del percorso di reinserimento che sta portando avanti anche grazie al potere del teatro e del mondo della recitazione. L’incontro in carcere con Toni Servillo, il pluripremiato attore campano sbarcato al Lido per il film d’apertura “La Grazia” del regista premio Oscar Paolo Sorrentino, in occasione dell’82. Mostra internazionale d’Arte cinematografica (leggi qui), è stato una carezza al cuore. Nessuna formalità, ma un momento avvolto da un clima amichevole, in cui i detenuti hanno avuto modo di raccontarsi, spronati proprio da Servillo nel porgli curiosità e interrogativi, senza dimenticare di condividere qualcosa di sé, come la provenienza. Per toccare con mano quelle origini che sono alla base della storia di ciascuno, fatta di errori e inciampi a cui molti stanno cercando di porre rimedio, provando a riprendere in mano la propria vita gradualmente. «Se il mio passaggio qui ha un senso – le parole rivolte ai reclusi dall’attore, il Jep Gambardella de “La grande bellezza” – non è perché sono maestro di qualcosa, ma per dare un esempio nel dire: non sentitevi soli nell’attraversamento di questo momento doloroso della vostra vita. Immaginate che c’è qualcuno, fuori, che pensa che la vostra condizione è difficile, pesante da vivere, ma che una possibilità di riscatto esiste».

Madre Teresa nel film di Strugar Mitevska è un’anima punk-rock

Chi era Madre Teresa prima di diventare la madre delle Missionarie della Carità, vicina agli ultimi e ai più bisognosi? A questa domanda cerca di rispondere Teona Strugar Mitevska, regista di “Mother”, il film d’apertura della sezione Orizzonti alla 82. Mostra Internazionale di Arte cinematografica della Biennale di Venezia, che ha avuto inizio mercoledì 27. Il lungometraggio di Strugar Mitevska, nata a Skopje nella Macedonia del Nord come Madre Teresa, al suo debutto come regista in lingua inglese, con un cast internazionale propone un ritratto anticonvenzionale di Madre Teresa di Calcutta che vede protagonista l’attrice Noomi Rapace. Siamo a Calcutta, è il 1948 e Madre Teresa a soli 37 anni è già madre superiora delle suore di Loreto, inattesa della lettera del Vaticano che la autorizzi a fondare il suo nuovo ordine religioso.I l film, molto lontano dall’idea di Madre Tersa che tutti conoscono, che si definiva “piccola matita nelle mani di Dio” e diceva che la pace comincia con un sorriso, si concentra sui 7 giorni che precedono la sua nuova vita:quella accanto ai più bisognosi, che la caratterizzerà come Madre delle guarigioni le miracolose, vincitrice del premio Nobel per la Pace nel 1979, dichiarata beata da Giovanni Paolo II e poi santa da Papa Francesco. Direttrice del collegio femminile Saint Mary’s High School, nel sobborgo di Entally, baraccopoli di Motijhil dove sopravvivono tra i poveri intoccabili, malati e lebbrosi, fin da subito nel film si percepisce la contraddizione che madre Teresa vive tutti i giorni: la pace del convento dentro, e l’inferno della baraccopoli fuori. Una dicotomia pesante, ingombrante, di cui lei però non ha dubbi: la sua missione è fuori al fianco di a chi non ce la fa da solo. Questa è la chiamata di Dio per lei. E freme perché il Vaticano le dia il benestare per iniziare la sua missione.

Aperta la Mostra del Cinema, con film mai così lunghi

La Mostra del Cinema è iniziata e subito il Lido di Venezia  è stato preso d’assalto da cinefili che non vedevano l’ora di immergersi in quelle che sono le lunghe nuove proposte del cinema. Lunghe sì, perché quasi i tutti i film in concorso durano dalle 2.15 alle 2.30 ore, eccetto qualche piccola eccezione, confermando un trend che già era già balzato all’occhio nella scorsa edizione. «Questo, infatti, sembra essere diventato il nuovo standard produttivo internazionale» ha detto il direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera, che non ha nascosto la sua preoccupazione, visto che ciò ha causato non pochi problemi nel cercare di meglio organizzare il programma delle giornate del Festival, che vede nel complesso 91 nuovi lungometraggi della selezione ufficiale, di cui 21 in lizza per il Leone d’Oro, e 26 cortometraggi. Quattro invece sono le serie tv presentate fuori concorso, 19 i film restaurati e 69 le opere della sezione Venice Immersive, di cui 30 in concorso, che da alcuni anni è diventata  il riferimento per l’applicazione della realtà virtuale nel cinema, a cui è interamente dedicata l’isola del Lazzaretto Vecchio.

Da Michelangelo a Bacardi: la scultura in mostra a Palazzo Bollani

Da Michelangelo alle opere contemporanee di Helena Bacardi. “The Idea of Sculpture. From the hand to the robot” è l’esposizione che ha inaugurato oggi, venerdì 29, a Palazzo Bollani a Venezia. A cura della storica dell’arte Roberta Semeraro e della project manager Giovanna Cicutto, la mostra, che resterà aperta fino al 19 novembre, esamina l’idea della scultura dal Rinascimento fino ai giorni nostri attraverso i modelli di sculture e le opere dell’artista cubana Helena Bacardi, grazie agli allestimenti realizzati da Simonpietro Salini e Federico Lippi della società di architettura Palinsesto. Tre sono le opere esposte di Michelangelo Buonarroti: due disegni e un bozzetto tridimensionale provenienti dal Museo di Casa Buonarroti di Firenze, in collaborazione con il quale, insieme anche al Museo dei bozzetti di Pietrasanta, è stato possibile porre a confronto disegni, bozzetti tridimensionali in vari materiali, opere finite e perfino un robot-scultore “al lavoro”, per raccontare che cosa è accaduto nella scultura dai tempi del semplice utilizzo della mano degli artigiani fino a nostri giorni, quando ormai le intelligenze artificiali traducono in oggetti concreti ciò che inizialmente erano solo delle idee.

Magaraggia: «Termino il mandato, ma non il mio impegno per Venezia»

È una storia che ha radici profondissime, quella dell’Ateneo Veneto, la più antica istituzione culturale in attività oggi a Venezia. Fondato il 12 gennaio 1812 con decreto napoleonico, da oltre due secoli la sua missione è quella di dare impulso allo sviluppo e alla divulgazione delle scienze, delle lettere e delle arti in ogni loro manifestazione. Con sede nell’ex Scuola di San Fantin, già nota come Scuola dei Picai, oggi alla sua guida c’è Antonella Magaraggia, la prima presidente donna ad aver rivestito quest’incarico, eletta nel dicembre 2021 e in magistratura dal 1985. Di origini venete, numerose le esperienze professionali maturate nel tempo, ricoprendo varie funzioni. A stretto contatto con la realtà dell’Ateneo Veneto, sono stati quattro anni intensi, quelli di Magaraggia, il cui ruolo sta ormai per volgere al termine, dopo un lungo e impegnativo periodo di attività, tuttavia altrettanto ricco di soddisfazione, svolto nella consapevolezza dell’importanza che l’Ateneo ha sempre rivestito, nell’arco della sua storia, nella città lagunare. Tanto nell’ambito culturale quanto nel dibattito che si è snodato attorno ai temi “caldi” del territorio. «Salvo eventuali proroghe, – spiega Magaraggia – il mio incarico si concluderà con il 2025. È pur vero però che, nell’ambito di una revisione del nostro statuto, che necessitava di essere in parte aggiornato e adattato ai nostri giorni, è stata prevista la possibilità di un prolungamento fino a due anni, nel caso in cui ricorrano determinate condizioni». Fra queste, la necessità di avere più tempo a disposizione per proseguire e portare a conclusione attività già in atto.

Otto ragazzi del San Marco al Giubileo dei Giovani

Otto ragazzi del San Marco al Giubileo dei Giovani

Otto studenti dell’Istituto Salesiano San Marco di Venezia hanno partecipato al Giubileo dei Giovani a Roma, accompagnati da due docenti. Non semplici spettatori, ma veri protagonisti: i ragazzi hanno collaborato con il team della comunicazione della Pastorale Giovanile Nazionale, vivendo da vicino l’organizzazione di un evento che ha raccolto migliaia di adolescenti e giovani da tutta Italia.

Per loro è stata un’esperienza di fede, di servizio e di crescita. Lo ha sottolineato don Riccardo Redigolo, direttore della Pastorale Giovanile della diocesi di Venezia: «Il Giubileo è un’occasione che chiede di scegliere: migliorare o restare fermi. Questi ragazzi hanno saputo fidarsi, mettersi in gioco e restare fino all’ultimo, anche nella fatica».

RARA Factory: nuovi materiali alternativi alle terre rare

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Quanti da bambini hanno sempre sognato di poter creare e plasmare la materia? Oggi quel sogno non è più fantasia, ma scienza. Lo scorso 17 luglio è stato inaugurato il laboratorio di RARA Factory, la prima azienda italiana che fa ricerca e prototipa nuovi materiali alternativi alle terre rare e lo fa negli spazi del Parco Scientifico Tecnologico VEGA, come spin-off dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. L’obiettivo, ambizioso, è creare dei sostitutivi sostenibili ai preziosi minerali alla base della tecnologia da cui dipendiamo ma a cui il pianeta cede grandi risorse e i cui processi di estrazione non sono sempre rispettosi, né dell’ambiente che delle persone. Al momento la start-up è in grado di produrre circa 150 campioni al giorno arrivando all’obiettivo degli oltre 10.000 annui entro fine 2025, di cui vengono testate proprietà magnetiche, termiche ed ottiche.

Alla base della tecnologia avanzata messa in campo dall’impresa vi è un algoritmo brevettato che attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale simula la combinazione di elementi comuni in natura, come silicio, alluminio, ferro e calcio, per dare vita a nuovi materiali con proprietà equivalenti o superiori rispetto alle leghe conosciute. Il team al lavoro è formato da fisici e informatici, che hanno lavorato su oltre 45.000 materiali. «Come primo obiettivo ci siamo concentrati su materiali alternativi ai magneti al neodimio – spiega Stefano Bonetti, Cofondatore e Direttore scientifico di RARA Factory e Professore Ordinario di Fisica Sperimentale della Materia e Applicazioni a Ca’ Foscari – per il loro utilizzo in campo automobilistico e delle energie rinnovabili, ma la nostra metodologia si può applicare a qualsiasi elemento».

La resistenza agli antibiotici? Un grosso problema umano

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I farmaci antimicrobici, di cui gli “antibiotici” moderni rappresentano un’evoluzione, erano conosciuti fin dall’antichità. Ai tempi di Ippocrate, il grande maestro della medicina vissuto in Grecia nel 460 a.C., il vino e l’aceto erano utilizzati persanificaregli oggetti. Ancora prima i cultori egizi dell’arte millenaria dell’imbalsamazione dei corpi, avevano imparato che alcune sostanze naturali riuscivano a impedire o a ritardare il meccanismo della putrefazione, consentendo di tramandarci i corpi di antichi faraoni come Tutankhamon, vissuto 13 secoli prima di Cristo!

I cinesi già 2.500 anni fa sfruttavano il latte di soia ammuffito che veniva applicato nelle piaghe per curarle. Le intuizioni scientifiche del grande Pasteur verso la fine del 1800, poi, diedero il via all’era antibiotica che si concretizzò con l’inizio della produzione industriale della penicillina nel 1941.

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