Lo “STRESSTEST” sul clima del Padiglione della Germania


I forti effetti del cambiamento climatico, stressanti e debilitanti per l’uomo così come per l’ambiente, sono ormai più che tangibili e non si può sfuggirvi. Una crisi climatica, quella in corso, che non è ancora entrata nella coscienza collettiva e urge quindi agire nell’immediato con rapidità e creatività per mitigarne gli effetti, ponendo prima di tutto attenzione alla vegetazione. È su questo che riflette “STRESSTEST”, il progetto del Padiglione della Germania alla 19. Mostra Internazionale di Architettura La Biennale di Venezia, alimentato da energia solare proveniente dal primo impianto fotovoltaico mai installato su un monumento storico a Venezia. Curato da Nicola Borgmann, Elisabeth Endres, Gabriele G. Kiefer e Daniele Santucci, Il Padiglione con un allestimento immersivo mostra i drammatici effetti del riscaldamento globale sulla vita urbana, in particolare negli spazi pubblici, entrando appieno nel tema della Biennale Architettura curata da Carlo Ratti dal titolo “Intelligens. Natural. Artificial. Collective.”, che vede l’architettura come una pratica connessa tra sistemi ecologici, tecnologici e sociali. Se i cambiamenti climatici si manifestano a livello globale con ondate di calore e siccità, fenomeni meteorologici estremi, l’innalzamento del livello del mare per piogge intense e inondazioni, i loro effetti si fanno sentire direttamente anche a livello locale, con impatti disastrosi per la vita e le infrastrutture. Gli spazi urbani soffrono infatti di stress da calore, come mostra la grande video installazione al centro del Padiglione, che aiuta i visitatori a comprendere come le superfici impermeabili esposte e le masse termiche surriscaldate creino isole di calore che non riescono a raffreddarsi e a rigenerarsi, nemmeno di notte. Le città, originariamente luoghi di protezione, progresso e socializzazione, sono diventate i punti focali della crisi climatica.
“I domenichini”: con i biscotti i fondi per restaurare la chiesa


Arance, liquirizia e rum: la tradizione a sostegno del presente. È nato il “Domenichino”, un biscotto simbolico che riscopre storie e ingredienti antichi e dalla cui vendita si potranno in parte sostenere le spese per i vari restauri di cui necessita la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia. Durante l’Art Night 2025, la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo ha voluto offrire ai visitatori molto più di una semplice visita: un vero e proprio percorso sensoriale, capace di immergere il pubblico in un’esperienza profonda all’interno dello spazio sacro. Alla base dell’iniziativa c’è l’idea che l’arte, la bellezza e la spiritualità non si limitino alla vista, ma debbano diventare esperienze totalizzanti, capaci di attraversare il corpo e toccare l’anima. Un principio profondamente radicato nella tradizione mistica cristiana, come dimostrano le esperienze sensoriali e corporee di molti santi. Proprio in quest’ottica, la Basilica durante Art Night ha collaborato con Isola Tour per guidare i visitatori in un cammino immersivo. Aiutati anche da alcuni volontari di Ca’ Foscari, il percorso è iniziato dal tatto: bendati, i partecipanti hanno accarezzato i dettagli scolpiti degli altorilievi della tomba dei Valier. Si è poi passati all’olfatto, alla vista, all’udito e infine, nella sala di San Tommaso, al gusto, per concludere con un assaggio speciale. È stato proprio in questa occasione che sono stati presentati per la prima volta i “Domenichini”, biscotti inediti dalla ricetta originale, realizzati con ingredienti ricchi di storia e spiritualità, profondamente legati alla tradizione dell’Ordine domenicano.
Un nuovo equilibrio con la natura: i Padiglioni di Spagna e Belgio

“Internalities”. È attorno a questa parola – inesistente – che ruota il Padiglione della Spagna alla 19. Mostra Internazionale di Architettura de La Biennale di Venezia. “Internalities: Architectures for Territorial Equilibrium” è infatti il progetto curato dagli architetti spagnoli Roi Salgueiro (A Coruña, 1975) e Manuel Bouzas (Pontevedra, 1993) per riflettere sulla decarbonizzazione dell’architettura. Il pianeta ha la febbre. Dopo decenni di utilizzo eccessivo di risorse energetiche non rinnovabili, l’accumulo di CO2 nell’atmosfera sta causando un riscaldamento progressivo. Ogni volta che viene costruito uno spazio, altrove se ne de-costruisce un altro. Edificio e territorio sono quindi intimamente connessi attraverso un legame materiale. È responsabilità degli architetti assicurarsi che questo legame sia positivo e che l’architettura mantenga un equilibrio con il territorio. È questo il campo di analisi del Padiglione della Spagna che, attraverso progetti, ricerche, fotografie e diversi modellini, esamina l’uso di risorse locali, rigenerative e a basso impatto di carbonio. Nel suo insieme, il progetto indaga come ridurre le emissioni legate ai processi di estrazione, fabbricazione, distribuzione, installazione e de-costruzione delle architetture che abitiamo, attraverso materiali come il legno, la pietra e la terra, nonché i boschi, le cave e i suoli da cui provengono. Il concetto coniato di Internalità è in opposizione a quello di Esternalità che si genera quando si estraggono materiali, si brucia energia e si sostituiscono le competenze locali, producendo rifiuti, generando emissioni e causando un grave squilibrio tra gli edifici costruiti e i territori che vengono alterati. Proprio la costruzione è responsabile del 37% delle emissioni globali di CO2.
Torna la festa di San Rocco: in restauro il “tendon del dose”

Fervono i preparativi per la festa di San Rocco, come da tradizione in programma il 16 agosto. Un appuntamento particolarmente sentito, a Venezia, preceduto dal suggestivo allestimento del “tendòn del dose”, per celebrare colui che è il compatrono della città d’acqua, insieme a San Marco e a San Teodoro, al quale i veneziani si affidarono durante l’epidemia di peste che colpì la Laguna tra il 1575 e il 1577. «La nostra Scuola Grande – comunica il guardian grando, l’architetto Franco Posocco – per quel giorno rimarrà aperta al pubblico gratuitamente, con visite guidate a disposizione di chi fosse interessato». Immancabile, la mattina, la Messa pontificale presieduta nella chiesa di San Rocco – dove dal 1490 sono custodite le spoglie del santo – da mons. Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia-Pordenone. «Stiamo portando a termine il restauro del “tendòn del dose”, che risente dello scorrere del tempo. Il tutto tenendo conto che i cambiamenti climatici in atto consigliano di rinforzarlo e ancorarlo con una certa attenzione, alla luce dei possibili temporali che potrebbero verificarsi». Un restauro sul posto, spiega Posocco, che sta coinvolgendo la parte lignea, sulla quale verranno poi predisposti i classici addobbi di stoffa. «Siamo stati aiutati dal Comune, che ha inserito la nostra festa nel palinsesto dei grandi eventi cittadini, come il Redentore. L’intervento che stiamo conducendo spetta alla Scuola Grande di San Rocco – evidenzia l’architetto – con il sostegno economico del Comune, i cui rappresentanti sono sempre presenti anche alle nostre cerimonie».
Dieci ritratti dalla Palestina: il nuovo libro di Francesca Albanese

Nel suo libro “Quando il mondo dorme”, Rizzoli 2025, Francesca Albanese – giurista, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati – rompe il muro dell’indifferenza e ci consegna un’opera che è al tempo stesso testimonianza, denuncia e invito alla coscienza civile. Il volume raccoglie dieci ritratti intensi di uomini e donne palestinesi, narrati con uno stile sobrio ma potentemente evocativo. Le loro storie, pur nella sofferenza, sfuggono alla logica del vittimismo: sono voci che resistono, si rialzano, trasformano la propria esistenza in atto politico. Il progetto nasce da una consapevolezza maturata sul campo: l’occupazione israeliana non è soltanto un fatto militare, ma un sistema radicato, ramificato, che agisce a livello amministrativo, giuridico, economico e psicologico. “È una realtà sofisticata, un meccanismo di dominio che si è fatto struttura”, spiega Albanese, “La Palestina non è solo una crisi: è lo specchio del fallimento della giustizia internazionale, della credibilità dell’Occidente”. La forza del libro risiede nella capacità dell’autrice di far parlare le persone senza filtri retorici, lasciando che siano le loro storie a svelare la complessità di una realtà che i media tendono a semplificare. Non si tratta di propaganda, ma di una meticolosa ricostruzione basata su anni di ricerca sul campo, analisi giuridica e testimonianza diretta. Albanese, che ha vissuto a Gerusalemme con la sua famiglia, scrive da una posizione di conoscenza profonda e partecipazione emotiva. Il titolo stesso, “Quando il mondo dorme”, è un’accusa e insieme un appello. L’autrice non nasconde la sua posizione: di fronte a quello che definisce “colonialismo da insediamento” e a forme estreme di violenza sistematica, la neutralità diventa complicità. Eppure il libro non cade mai nella retorica dell’odio. Al contrario, dà voce anche agli israeliani contrari alle politiche di Netanyahu, agli studiosi ebrei come Ilan Pappé che denunciano l’apartheid, mostrando come la critica alle politiche di Israele non coincida affatto con l’antisemitismo.
Pastorale Universitaria: una certezza nella frammentarietà di oggi

La cosa che apprezza di più chi ha avuto a che fare con Pastorale Universitaria è senza dubbio, nella frammentarietà di oggi, il contributo continuo di accompagnamento degli studenti. Questa è la cifra dellaPastorale Universitaria del Patriarcato di Venezia di cui è direttore don Gilberto Sabbadin, punto di riferimento dei giovani studenti universitari, in particolare fuori sede. L’obiettivo della Pastorale è infatti aiutare i giovani a crescere dando elementi valoriali per avere un giudizio critico sulla vita, creando momenti di incontro tra fede e cultura che contrastino le derive individualistiche. Negli anni, tra i giovani che finiscono il percorso in città e persone nuove che si affacciano alla proposta, la media delle presenze è rimasta costante. Durante l’anno, oltre alla messa serale della domenica nella chiesa degli Scalzi e le celebrazioni in occasione delle varie festività, ogni lunedì la Pastorale propone alle 19.30 un momento di incontro aperto a tutti con la spiegazione del Vangelo, seguito da una cena conviviale e alle 21 da un incontro su un tema ogni volta differente. Gli incontri, molto sentiti con una partecipazione di anche 50 persone alla volta, si tengono al Centro Scalzi vicino alla stazione, da tre anni sede della Pastorale Universitaria, usata anche per studiare e svolgere laboratori con i docenti.
Convenzione fra Centro di Medicina e Confcommercio Venezia

Si chiama “Venezia per la prevenzione” ed è il protocollo d’intesa siglato fra Centro di Medicina e Confcommercio Venezia per dare accesso alle imprese dei settori commercio, turismo e servizi a prestazioni agevolate in termini di formazione, screening di prevenzione e welfare diretto o attraverso l’accesso a casse e fondi sanitari. L’obiettivo è rafforzare la cultura delle prevenzione nelle oltre 2000 aziende associate fra Venezia e provincia, un territorio ricco di imprese ma dove la cultura dell’attenzione alla salute può ancora migliorare, soprattutto con l’opportunità offerta dal welfare integrativo e dalla rete di strutture convenzionate che si affiancano alla sanità pubblica, concentrandosi sulla prevenzione di tumori tanto maschili che femminili.
«L’impresa oggi è sempre più attenta alla tutela della salute dei lavoratori – ha dichiarato Vincenzo Papes, Amministratore Delegato di Centro di medicina – sia per fidelizzare i lavoratori che per garantire maggior benessere lavorativo, comprendendo l’importanza delle diagnosi precoci e rapide, anche a livello di impatto e costi per la collettività nella spesa pubblica». Come ha aggiunto Massimo Zanon, Presidente di Confcommercio metropolitana di Venezia: «Informazione, sensibilizzazione e prevenzione sono tre pilastri per la cura della salute, oggi diventa fondamentale veicolarli anche nel mondo del lavoro, con queste basi nasce questo accordo dedicato agli imprenditori, al personale alle loro famiglie».
ULSS3 Serenissima: estate 2025 all’insegna della salute

E’ stato un luglio 2025 molto ricco di novità per l’ULSS3 Serenissima di Venezia: dalla sigla di accordi, a nuovi cantieri e macchinari, fino ad attività di prevenzione e di formazione in ambito di primo soccorso direttamente in spiaggia, come parte dell’attività dell’annuale campagna “Vacanze Sicure”. «Tutti segnali di attenzione e dimostrazione di come anche sul tema della proposta di salute, a Venezia e negli altri territori dell’ULSS3 si stanno facendo molti passi concreti. Ogni giorno, collaboriamo tra istituzioni per mettere in fila passi concreti a vantaggio di chi abita il territorio, che siano i residenti o meno», ha spiegato il Direttore Generale Edgardo Contato.
Particolarmente rilevante l’accordo che garantisce il servizio medico di assistenza primaria gratuito per tutte le studentesse e gli studenti fuorisede che vivono a Venezia presso la struttura dell’ex Ospedale Gb Giustinian a partire da settembre di quest’anno. «E’ un tassello importante che si aggiunge a quanto fatto dalla pandemia ad oggi – aggiunge il dirigente – la lista delle iniziative costruite grazie al dialogo con enti del territorio è lunghissima: guardare indietro e vedere tutto quanto è stato fatto, con la collaborazione attiva delle Istituzioni locali, anche per piccoli passi, è un bel guardare».
Cibo “sostenibile”: dalla crisi un’opportunità

Corrono tempi grami per il nostro povero pianeta e per tutti noi: cambiamenti climatici, con le conseguenze nefaste del caldo estremo anche quest’estate e di piogge torrenziali con rischio idrogeologico in ampie aree del Paese, guerre, difficile reperibilità di materie prime, la recente pandemia… Non proprio un gran periodo!
Per cercare di venirne fuori, anche poche modifiche di comportamenti individuali giocano un ruolo fondamentale e possono fare la differenza. Parlando di alimentazione, come possiamo comportarci? Quali accorgimenti adottare per avere un minor impatto sul pianeta? Slow Food ha lanciato già alcuni anni fa lo slogan “Nutrirsi in modo buono, pulito, giusto e sano” (approfondisci qui: https://www.slowfood.it/cosa-facciamo/cibo-salute/ e qui: https://www.slowfood.it/il-buono-pulito-e-giusto-secondo/). Ma cosa significa davvero?