Il Padiglione della Santa Sede: «Una casa per tutti»

La cura come elemento fondante e costitutivo della società umana. Cura dei luoghi e cura delle persone: questa è in poche parole la cifra che contraddistingue “Opera aperta”, il progetto del Padiglione della Santa Sede alla 19. Mostra Internazionale di Architettura de La Biennale di Venezia nel Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, in Fondamenta S. Gioacchin a Castello, visibile fino al 23 novembre. Il progetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, a cura di Marina Otero Verzier, architetto, curatrice e ricercatrice, e della veneziana Giovanna Zabotti, direttrice artistica di Fondaco Italia e già curatrice del Padiglione Venezia, mette al centro le relazioni anche grazie alla direzione artistica e la progettazione architettonica di Tatiana Bilbao ESTUDIO e MAIO Architects, due studi internazionali noti per l’approccio sperimentale, sostenibile e sociale all’architettura. Nel decennale della pubblicazione della Lettera Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, testo fondamentale che sottolinea come siamo tutti abitanti di una stessa casa comune, “Opera aperta” trasforma il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice in un laboratorio vivente di riparazione collettiva. Qui l’architettura è vista come atto di cura e responsabilità condivisa, capace di rispondere alle sfide sociali ed ecologiche contemporanee.

Cure non urgenti: debutta all’ULSS3 il numero 116117

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Dalle 19.00 di mercoledì 23 luglio 2025 basta comporre il numero 116117 per trovare una risposta in termini di assistenza sociosanitaria in tutto il territorio dell’ULSS3 Serenissima, da Chioggia a Quarto d’Altino passando per Venezia e Riviera del Brenta. Il numero sostituisce quello precedentemente attivo per il servizio di continuità assistenziale (la più nota guardia medica) e offre supporto per i nuovi servizi della medicina del territorio, indirizzando il cittadino verso soluzioni a bisogni sia sanitari che sociali. Il numero è attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 ed è accessibile da rete fissa e mobile per chiunque si trovi in territorio veneziano, anche per turisti e visitatori di passaggio, visto che i cellulari, agganciandosi alle cellule telefoniche locali, vengono considerati come parte dell’utenze del territorio.

Il numero, gestito da 36 operatori attivi su più turni, è stato attivato, dopo una sperimentazione su Bassano del Grappa (grazie al prefisso differente dal resto della provincia di Vicenza), dalla sede della Centrale Operativa Territoriale di Piazzale Giustiniani a Venezia a cui a breve si affiancherà la seconda centrale: «Dopo sette mesi di test sui pazienti del Distretto 1 di Bassano del Grappa, con 2600 interventi, 16.000 chiamate e un livello di soddisfazione rilevato al 98% il servizio offerto entra nel vivo estendendosi a tutti gli abitanti del territorio dell’Ulss 3 Serenissima – ha spiegato l’assessore alla Sanità del Veneto Manuela Lanzarin alla presentazione – entro giugno 2026 verrà esteso progressivamente a tutto il territorio delle ULSS della Regione Veneto coordinando tutte le attività da Mestre e dal Vicentino con le due Centrali Operative Centrali che lavoreranno in parallelo».

Pellegrini e Porcellato svelano le medaglie di Milano-Cortina 2026

Semplici ed eleganti nel design, ma soprattutto ecosostenibili. Lo scorso martedì 15 a Palazzo Balbi, sede della Regione Veneto, nella cornice unica di Venezia, il Comitato Organizzatore dei prossimi Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, insieme a due leggende dello sport italiano come la campionessa olimpica Federica Pellegrini e l’icona paralimpica Francesca Porcellato, ha svelato le medaglie ufficiali di Milano-Cortina 2026. Realizzate dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (IPZS), sponsor Ufficiale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2026, con un design essenziale ma raffinato rappresentano due metà e simboleggiano l’unione non solo di due città, Milano e Cortina, ma anche i valori Olimpici e Paralimpici. Una potente metafora per raccontare mondi diversi uniti dallo spirito competitivo. All’evento sono intervenuti, oltre al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò e il suo CEO Andrea Varnier, anche il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. Insieme a lui pure il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e i neo presidenti rispettivamente del CONI e del CIP, Luciano Buonfiglio e Marco Giunio De Sanctis: «Siamo arrivati in corsa ma da parte nostra c’è tutta la disponibilità a collaborare» hanno detto.

Maupal: un murale per la pace a Castello

In una parete interna dell’oratorio salesiano vicino a via Garibaldi, a Castello a Venezia, compare un murale per la pace realizzato da Mauro Pallotta, in arte Maupal, assieme ai ragazzi del grest. Dopo numerosi laboratori svolti in collaborazione con il Padiglione della Santa Sede per la Biennale Architettura, don Marco Favero, responsabile del patronato di Castello, ha chiesto se fosse possibile realizzare un’attività artistica su una delle pareti interne dell’oratorio. Grazie al tramite di Giovanna Zabotti, co-curatrice del Padiglione della Santa Sede (leggi qui), è stato possibile contattare Maupal, che subito si è reso disponibile per il workshop. «Questa attività si inserisce in un progetto più ampio del padiglione di ricostruzione del tessuto sociale – spiega Zabotti- vogliamo confrontarci con la realtà di Castello, entrando a contatto con associazioni e gruppi locali, per insegnare il valore del rispetto e della cura dell’architettura e delle cose antiche, preziose o meno che siano. Vogliamo realizzare un cantiere aperto concretamente per l’architettura e metaforicamente a livello sociale». L’assessore Paola Mar lunedì scorso ha avuto modo di vedere dal vivo l’opera terminata e si è complimentata con l’artista, i ragazzi, don Favero e Giovanna Zabotti.

 

Solennità del Ss. Redentore, il Patriarca: «Con Gesù via ogni catena»

«Grazie a Gesù è possibile sciogliere le catene e spezzare ogni giogo. Solamente guardando a Lui si aprirà lo sguardo sui fratelli». Nell’omelia per la messa presso la chiesa del Ss. Redentore alla Giudecca il Patriarca, mons. Francesco Moraglia ha invitato a vivere il Giubileo della speranza con una convinta conversione «intellettuale, spirituale e morale», con il coraggio di cambiare se stessi e le proprie scelte di vita e, non da ultimo, con uno sguardo attento alle realtà difficili sia a livello locale sia a livello nazionale e internazionale. Dopo l’apertura di venerdì 18 del ponte votivo, seguito il sabato dalla “Notte famosissima” con lo spettacolo pirotecnico, domenica 20 Venezia ha vissuto il cuore della festa dedicata alla solennità del Ss. Redentore. La messa solenne per la festività è stata celebrata dal Patriarca Francesco ed è stata seguita da un momento di adorazione del Santissimo Sacramento e dalla benedizione eucaristica alla città di Venezia dalla scalinata del sagrato. Mons. Moraglia all’inizio della celebrazione ha rivolto un saluto alle autorità civili e militari, ai confratelli nel sacerdozio, ai diaconi, ai consacrati, ai membri delle congregazioni, ai fedeli laici e alla fraternità cappuccina. Durante l’omelia ha poi ricordato l’importanza di una conversione totale e concreta nella vita di ciascuno, possibile grazie all’incontro con il Signore Gesù, il Redentore, con numerosi e vari riferimenti all’attualità: dai conflitti internazionali alle carceri, dall’ecologia al rispetto della vita umana. Due, inoltre, i pensieri dedicati in particolare alla realtà veneziana: una preghiera per Alberto Trentini, cooperante originario del Lido di Venezia e da più di otto mesi in carcere in Venezuela, e la speranza che si possa realizzare un pellegrinaggio a Roma per il Giubileo per alcuni detenuti delle carceri veneziane che abbiano i requisiti di uscita.

A San Giuseppe un Grest lungo tutta l’estate

A San Giuseppe un Grest lungo tutta l’estate

A San Giuseppe di Mestre il Grest non dura due o tre settimane, come accade nella maggior parte delle parrocchie della diocesi, ma tutta l’estate. È una proposta che si rinnova di anno in anno, sotto la guida di don Natalino Bonazza, parroco dal 2013.

«Non è una scelta di quest’anno quella di far durare il Grest per tutta l’estate», racconta don Natalino. «Io l’ho trovata così quando sono venuto qui dodici anni fa, e l’ho incoraggiata. È una proposta che interessa famiglie anche di parrocchie vicine del Mestrino. Noi chiudiamo soltanto la settimana di Ferragosto».

Alla base c’è una risposta concreta a un bisogno diffuso: garantire un supporto costante alle famiglie nei mesi estivi, quando la scuola è chiusa e non si può più dare per scontato che i nonni riescano a coprire l’esigenza dei genitori. «Le famiglie che possono avvalersi dei nonni sono fortunate – aggiunge don Natalino – ma non sempre è così. Noi ci accorgiamo che anche la rete familiare è cambiata. Ma non vogliamo sostituirci a nessuno: offriamo una proposta che affonda le radici nella vita cristiana, pensata a misura di ragazzi e famiglie».

Fenicotteri in aeroporto: rischio in laguna di Venezia

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Che si sia amanti o meno degli animali, la presenza di uccelli nei pressi di un aeroporto rappresenta un bel problema di sicurezza, tanto per i volatili che per il personale di volo e i passeggeri degli aeroplani. Lo scalo di Venezia Marco Polo negli ultimi tempi sta affrontando un presenza notevole di esemplari di fenicotteri nelle vicinanze delle proprie piste, destando non poche preoccupazioni, visti i progetti di raddoppio della propria superficie entro il 2037, passando da 11 a 20 milioni di passeggeri in transito ogni anno. Non è un caso, in questo senso, che al tavolo tecnico convocato lo scorso 8 luglio 2025 presso il Provveditorato alle Opere pubbliche per il Triveneto del Ministero dei Lavori Pubblici, siano state invitate anche le associazioni animaliste di LIPU Venezia e WWF.

«Abbiamo molte altre aree con caratteristiche simili alle barene all’esterno del sedime del Marco Polo dove stazionano fenicotteri bianchi oltre a gabbiani reali e ibis sacri – spiegano da LIPU Venezia – presupponiamo che la massiccia presenza in questa zona sia il frutto del disturbo da parte di attività umane in aree più idonee per la loro presenza all’interno della laguna. Dai voli di aerei turistici nella parte nord, passando per pratiche di fotografie earee e riprese con droni, oltre ad attività non consentite da parte di alcune realtà economiche di allontanamento di uccelli. Anche nelle zone a basso fondale, le tipiche “secche”, la navigazione che le attraversa disturba gli animali che così si radunano nella zona più “tranquilla” dell’aeroporto, perché paradossalmente si abituano di più ai rumori costanti che a quelli improvvisi».

Quando l’età ha la sua importanza, anche per la pelle

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Qualche tempo fa mentre vistavo una paziente di 93 anni, una signora decisamente in gamba per la sua età, mi ha detto che le sembravo sempre giovane. A questa affermazione, nata dal fatto che era qualche anno che non ci vedevamo, ho dovuto rispondere che lei mi vedeva giovane, ma la differenza tra la mia e la sua età era rimasta la stessa.

In effetti vediamo le persone dal nostro punto di vista e man mano che avanziamo con gli anni gli altri ci sembrano più giovani. Li vediamo giovani. Di fatto però l’età avanza per tutti e porta dei cambiamenti.

La strategia vincente contro la “Canicola”: il Padiglione del Bahrein

Mitigare gli effetti del caldo estremo negli spazi pubblici in cui le persone devono vivere e lavorare all’aperto è cosa possibile e non così difficile da mettere in pratica. È quanto dimostra il progetto “Heatwave”, ovvero “Canicola”, presentato dal Padiglione Nazionale del Regno del Bahrein alla 19. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, che ha vinto il Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale. Il Padiglione, di cui è commissario Sua Eccellenza lo Sceicco Khalifa Bin Ahmed Al Khalifa, Presidente dell’Autorità per la Cultura e le Antichità del Bahrein,  situato all’Arsenale nella sezione delle Artiglierie, è curato dall’architetto Andrea Faraguna con un team di espositori quali Wafa Al Ghatam, Eman Ali, Alexander Puzrin e Mario Monotti.  Quello che ha colpito la giuria della 19. Biennale d’Architettura,  omposta da Hans Ulrich Obrist (presidente, Svizzera), Paola Antonelli (Italia) e Mpho Matsipa (Sudafrica), è stata l’innovativa risposta architettonica alla crescente sfida dell’aumento delle temperature globali e alle frequenti ondate di calore, che propone aree di sosta termoregolate e ombreggiate, dimostrando come un design innovativo possa migliorare il comfort e la sostenibilità in ambienti difficili. Il Bahrein è infatti da sempre uno dei Paesi in prima linea nella lotta al caldo estremo ed anche alla Biennale Architettura di due anni fa aveva studiato come riutilizzare in modo ecosostenibile nel Paese la condensa generata dagli impianti di condizionamento. Quest’anno all’interno del Padiglione propone, invece, un’installazione di raffrescamento passivo per esterni progettata per gli spazi pubblici. “Heatwave” interpreta lo spazio pubblico come un “bene termico comune”, una risorsa condivisa in cui il comfort climatico diventa espressione di equità sociale, sottolineando l’urgente necessità per l’architettura di affrontare la resilienza ambientale e la sostenibilità sociale, proponendo soluzioni efficaci e facilmente adattabili.

Negli Elaboratori di Potenza vecchi e nuovi codici

Elaborare nuovi codici per interpretare artisticamente il presente e guardare al futuro: questo ha fatto a partire dai primi anni ’90 l’artista veneziano 89enne Gianmaria Potenza, inventando un codice di comunicazione visiva che poi ha declinato attraverso varie tecniche. È quanto viene approfondito nella mostra monografica “Gianmaria Potenza. Elaborating New Codes“, a cura di Valeria Loddo   e organizzata dalla Fondazione Potenza Tamini, in collaborazione con il Consiglio Regionale del Veneto, a Palazzo Ferro Fini a Venezia, visitabile fino al 17 ottobre. La mostra si concentra su uno dei momenti più significativi della produzione artistica di Potenza: la serie degli Elaboratori, un corpus di opere, sviluppato a partire dai primi anni ‘90, in cui ogni elemento, realizzato da piccoli cubi e cilindri in legno, è modellato, levigato e assemblato in una costruzione in cui la ripetizione diventa un principio strutturale, scandendo lo sviluppo della composizione artistica. Negli Elaboratori Gianmaria Potenza ha affrontato le profonde trasformazioni culturali introdotte dall’era digitale negli anni ‘80, un periodo in cui l’informatica e i linguaggi algoritmici ridefiniscono le dinamiche della comunicazione e della rappresentazione. Pur senza utilizzare direttamente strumenti digitali, l’artista assimila i loro principi strutturali, come la modularità e la serialità, trasponendoli in un codice visivo di stampo anaforico che mantiene un legame essenziale con la manualità.

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