Santa Fosca: cento amici per i cento anni di Carla


«La cosa più bella di Santa Fosca? L’amicizia: basta vedere le persone presenti qui oggi: sono la prova di tutte le amicizie che rimangono dopo tanti anni». Chi lo dice può parlare del tempo e degli anni che scorrono a ragion veduta, dato che il 6 giugno scorso ne ha compiuti 100. Lei è Carla Menegazzi, che sabato scorso, proprio nella casa studentesca diocesana vicino a campo Santa Fosca ha ricevuto il saluto e l’affetto di quasi un centinaio di ex studenti, perlopiù presenti a Venezia nei primi anni del pensionato universitario (la casa è stata fondata nel 1981).
Nuovo allestimento per i 50 anni del Museo Fortuny

Il Museo Fortuny martedì 10 ha festeggiato 50 anni di attività e con l’occasione per i prossimi tre mesi sono stati allestiti nel percorso permanente invenzioni e nuovi oggetti di moda inediti. Era il 1975 quando Palazzo Pesaro Orfei, casa e fabbrica, centro produttivo cosmopolita della dirompente creatività dell’artista spagnolo Mariano Fortuny y Madrazo (leggi qui) e della moglie Henriette Nigrin, è stato per la prima volta aperto al pubblico, diventando punto di riferimento per la cultura della città di Venezia. Tante le destinazioni d’uso che il palazzo ha visto nel tempo, come quando nel 1969 fu museo-laboratorio dell’Università Internazionale dell’Arte (UIA), luogo di sperimentazione tra arte, restauro e visual design, e del centro di documentazione, officina per fotografia, video, grafica, design e arti applicate. Solo negli anni ’90 il palazzo entrò a far parte dei Musei di Venezia. Il Museo Fortuny non è solo una casa-museo, ma luogo dove la storia del saper fare e la modernità si incontrano. È un luogo che racconta la straordinaria vicenda di una coppia che più di tutti ha saputo trasformare la creatività in impresa. Mariano scelse di vivere, lavorare e creare insieme alla moglie Henriette Nigrin: ispiratrice, compagna di lavoro, artefice con il marito della grande impresa creativa dell’Atelier Fortuny, alla cui generosità e visione si deve la donazione alla città del palazzo e delle sue collezioni.
Un uomo, una fucina di progetti: la storia di Mariano Fortuny
Originale, visionario e impegnato artisticamente su più fronti, Mariano Fortuny y Madrazo fu anticipatore della modernità. Sono passati cinquant’anni da quando Palazzo Pesaro degli Orfei, casa veneziana e officina di Mariano Fortuny, è diventato un museo, in cui la Fondazione Musei Civici negli anni ha conservato la sua eredità per raccontare l’incredibile vicenda artistica di un uomo che, con il suo immenso patrimonio declinato in tutte le discipline – pittura, scultura, fotografia, incisione, teatro, scenografia, illuminotecnica, design, moda, tessuti, fino alle invenzioni, marchi e brevetti – è riuscito a fare dell’arte e dell’ingegno il suo stile di vita. Il percorso museale, in occasione del mezzo secolo di attività, è ora stato arricchito con una serie di opere inedite (leggi qui), oltre ad ospitare una mostra temporanea dell’artista spagnolo Alberto Rodríguez Serrano (leggi qui). Mariano Fortuny y Madrazo nasce a Granada l’11 maggio 1871, figlio di Mariano Fortuny y Marsal, noto pittore della seconda metà del XIX secolo, e di Cecilia de Madrazo y Garreta, figlia di Federico de Madrazo y Kuntz, insigne pittore della corte reale spagnola e direttore del Museo del Prado. Rimasto da piccolo orfano del padre, Mariano si trasferisce con la famiglia a Parigi. Lì muove i primi passi nell’arte, frequenta lo studio di Rodin, dove apprende le nozioni di scultura, e resta affascinato dal teatro. Inizia a cimentarsi nella costruzione di modellini teatrali, tra scene, costumi e attrezzature. «La persona che più ebbe influenza a trasportarmi nel mondo del teatro fu il pittore spagnolo Egusquiza, che era anche un appassionato musicista, né mancava mai nelle serate musicali periodiche in casa nostra ai Champs Elysées» diceva lo stesso Mariano, sottolineando come il pittore lo introdusse anche all’opera di Wagner.
Alberto Rodríguez Serrano: l’omaggio d’oro a Venezia

Esplora nuovi linguaggi visivi attraverso un approccio sperimentale. Nei suoi dipinti, in cui omaggi in particolare la città di Venezia, unisce materia e luce, superando i confini della pittura classica. Le opere dell’artista spagnolo Alberto Rodríguez Serrano (Madrid, 1988) sono arrivate per la prima volta in Italia, esposte fino al 5 ottobre al Museo Fortuny a Venezia, che tra l’altro ha da poco festeggiato 50 anni di attività con un nuovo percorso espositivo (leggi qui) dedicato all’arte e alle invenzioni dell’artista e innovatore Mariano Fortuny (leggi qui). Il caso ha voluto che la prima esperienza espositiva di Serrano in Italia si tenesse proprio in un luogo con profondi legami con la Spagna, di cui Mariano Fortuny era anch’esso originario. “Ars Gratia Artis Venezia”: questo il titolo della mostra, a cura di Chiara Squarcina e visitabile fino al 5 ottobre, che presenta una selezione delle creazioni più significative realizzate dall’artista negli ultimi anni, divise in tre sezioni legate ai tre temi principali attorno a cui si articola il suo lavoro: le architetture di Venezia, la natura e gli animali. Accanto alle opere, realizzate con tecniche classiche, in acrilico ed olio su tela, ed esposte in modo tradizionale, trova spazio una tecnica innovativa basata sull’uso di pigmenti luminescenti, sia fosforescenti che fluorescenti, con cui l’artista cerca di conferire al proprio lavoro una profondità emotiva e una complessità materica, che trovano un pieno compimento durante speciali performance dell’artista, momenti in cui un raffinato gioco di luci e ombre anima le tele, offrendo al pubblico un’esperienza sensoriale intensa e coinvolgente. Attraverso uno studio attento dei materiali e della luce, Serrano crea un dialogo inedito con l’estetica di Mariano Fortuny. Un incontro affascinante tra la visione di un artista contemporaneo e l’eredità di uno dei grandi maestri del Novecento.
Venezia e i Grest: l’estate dei bambini in città

Con la chiusura delle scuole e l’arrivo di giugno, anche a Venezia si apre ufficialmente la stagione estiva per bambini e ragazzi con i Grest parrocchiali.
Un elemento distintivo dei Grest nella realtà veneziana è la loro capacità di esistere all’interno di un contesto urbano fortemente segnato dal turismo, senza snaturarsi.
«In un Grest di Venezia si cerca di custodire una quotidianità mescolata con l’aspetto del turismo», spiega don Riccardo Redigolo, direttore della Pastorale Giovanile della diocesi di Venezia. «Si costruisce uno spazio e un luogo non escludendo il turista, ma difendendosi da un’eccessiva frenesia esterna. È importante per un bambino di Venezia poter vivere un tempo in cui riconoscersi con gli altri, perché appena esce dal Grest, si ritrova avvolto dalla città turistica».
In quest’ottica, il Grest diventa un luogo di comunità che si prende cura dei più piccoli, offrendo loro spazi e tempi protetti.
«Il senso sociale si riconosce nel poter stare assieme. Un Grest di Venezia deve curare questo tempo, questo stare assieme, che altrimenti rischierebbe di disperdersi nella confusione di una città continuamente attraversata», afferma ancora don Riccardo Redigolo.
John Reed di Mestre: mostra “We Are All Superheroes”

A Mestre arrivano i supereroi: col potere di far riflettere su stessi e stimolare ad andare oltre i propri limiti per un benessere psicofisico. Si tratta della nuova mostra “We Are All Superheroes”, che ha trovato spazio nella palestra John Reed di via Carducci, un format che caratterizza i centri fitness del brand e che trova a Venezia uno spazio ideale per coniugare il mente e corpo attraverso la cura della forma fisica con una riflessione profonda sulla contemporaneità mediante il potente mezzo espressivo dell’arte. «L’arte ormai fa parte non solo degli ambienti delle nostre palestre – afferma l’Amministratore Delegato di RSG Group Samuele Frosio – ma della nostra filosofia di esperienza multisensoriale di salute e benessere». Inaugurata il 12 giugno 2025, l’esposizione si caratterizza per una scelta di opere ricche di dinamismo e altamente accattivanti per stimolare l’attenzione di chi le osserva.
La metafora del costume del supereroe e della sua doppia identità, della maschera che porta per nascondere l’associazione fra persona e superpoteri è il concetto di partenza della mostra: «Oscar Wilde scrisse che se gli avessero dato una maschera avrebbe detto la verità e noi abbiamo cercato di far raccontare questa verità con l’arte – spiega la curatrice Alessandra Pierelli – se tutti nella quotidianità indossiamo una maschera i supereroi non sono da meno, incarnando il dualismo fra apparenza e realtà. In questo senso abbiamo scelto i lavori di artisti che puntano a decostruire una perfezione ideale, anche di chi sembra invincibile, mostrandone fragilità e contraddizioni, dimostrando che dopo tutto, anche i supereroi sono umani e di conseguenza, vulnerabili, ma è dalla consapevolezza delle proprie debolezze che si trovano le soluzioni per migliorarle, proprio come si fa in palestra, con un allenamento e impegno costante».
Bullismo e cyberbullismo: rischi, interventi e prevenzione

Nel Codice Penale italiano non è previsto un reato specifico di bullismo o cyberbullismo perché, a seconda delle circostanze, tali fenomeni vengono integrati in altri reati come minaccia, ingiuria, lesioni o violenza di genere. Anche comportamenti scorretti online come diffamare, screditare o mettere in risalto alcuni aspetti dell’identità di una persona per metterla a disagio possono essere imputabili a vari reati. L’Arma dei Carabinieri in numerosi incontri in provincia di Venezia mira a sensibilizzare su molti aspetti di bullismo e cyberbullismo, sfatando alcuni luoghi comuni.
Anche da un punto di vista statistico, dunque, risulta particolarmente difficile determinare l’incidenza di bullismo e cyberbullismo in un territorio. Inoltre le stazioni dei Carabinieri non possono conoscere il numero esatto di casi perché non sempre i reati subiti vengono denunciati: «Proprio per questo motivo vogliamo sensibilizzare i bambini e i ragazzi – spiega il Luogotenente Simone – affinché non si rivolgano a noi solo in casi estremi, ma abbiano fiducia e si sentano liberi di segnalare qualsiasi forma di violenza fisica o psicologica subiscano».
Finalmente l’estate! Caldo estremo: istruzioni per l’uso

Avreste mai immaginato che lo stress da calore sia la principale causa di morte legata al clima? Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) negli ultimi 20 anni è aumentata del 30% la mortalità correlata al caldo in quasi tutti i paesi europei: nel vecchio continente nel 2023 sono stati 47.690 i decessi legati a ondate di calore sempre più frequenti e intense.
L’OMS ricorda anche che l’Europa è la regione con il riscaldamento più rapido, con temperature che aumentano a circa il doppio del tasso medio globale. I 3 anni più caldi mai registrati nel nostro continente si sono verificati tutti a partire dal 2020. Le previsioni non sono rosee: la frequenza, l’intensità e la durata delle ondate di caldo – così come di altri eventi meteorologici estremi – aumenteranno nei prossimi decenni. Per questo dobbiamo comprendere i rischi: per prepararci a difenderci!
San Giobbe, Grest al via per 90 bambini: «Esperienza di fraternità»

È partito ufficialmente il Grest di San Giobbe 2025, proposta educativa nel segno della fraternità e dell’amicizia. A raccontare queste prime giornate di attività è il padre canossiano Pierantonio Zago, responsabile dell’oratorio veneziano, situato nel sestiere di Cannaregio, che condivide il proprio entusiasmo per una esperienza da lui definita «bellissima, anche se faticosa nell’organizzazione e gestione delle attività». Quest’anno i bambini iscritti alle tre settimane di Grest sono 90: un numero di una ventina di unità inferiore rispetto all’anno scorso. Una scelta consapevole, per garantire un rapporto ancora più stretto e vivo tra bimbi e animatori più grandi, una trentina in tutto, che si sono messi in gioco preparandosi e partecipando al cammino formativo. «Gli iscritti vanno dalla prima elementare alla prima media. In qualche caso c’è anche chi è di un’altra religione: famiglie che accettano una riflessione cristiana. La caratteristica più bella di quest’anno è che si tratta di bambini che fanno parte della nostra collaborazione pastorale, che comprende anche San Marcuola, Sant’Alvise, Madonna dell’Orto, San Giobbe, San Geremia e San Girolamo. Era giusto dare un segnale ai genitori, a conferma di come il Grest sia la tappa di un cammino che viene svolto nell’arco di un anno intero: sono ragazzi che solitamente frequentano il nostro oratorio, per condividere qualche momento insieme ai loro amici, e che prendono parte alle attività del catechismo», conferma padre Pierantonio.