Il Coro Marmolada: «Stiamo cercando di rinnovarci»

La tradizione canora raccontata attraverso l’intelligenza artificiale. È il caso del notiziario dello storico Coro Marmolada che, realizzato da Sergio Piovesan, dopo due anni di stop è ripartito sfruttando l’ausilio della tecnologa, facendo fare alcuni articoli all’IA. «Dagli anni ’90 mi sono occupato del “Marmoléda”, il notiziario del coro che curavo insieme ad altri autori e che usciva quattro volte l’anno per raccontare la nostra l’attività» spiega Piovesan, classe 1938, che per 58 anni a partire dal 1965 ha cantato nel coro e per 40 ne è stato anche il presentatore. «Da due anni avevo smesso di cantare per raggiunti limiti di età e così avevo mollato il mio impegno col notiziario. Nessuno però in questi anni ha raccolto il testimone e così, visto che continuo a seguire le prove e la vita del coro, ho deciso di realizzarlo nuovamente, ma questa volta ci ho provato affidandomi in parte a Gemini di Google per la stesura di alcuni articoli» racconta Piovesan, che come prima cosa ha chiesto all’IA di descrivere i “Canti da battello veneziani” che venivano intonati la sera sulle barche lungo i canali e che avevano temi amorosi e scherzosi.

Indimenticabile Robert Mapplethorpe

Derrick Cross, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission.

«Su Robert è stato detto molto, e molto altro si dirà. I giovani faranno propria la sua andatura. Le giovani vestiranno di bianco e piangeranno i suoi riccioli. Verrà condannato e venerato. I suoi eccessi biasimati oppure romanzati. Alla fine, la verità potrà essere ritrovata soltanto nella sua opera, il corpo materiale dell’artista. Essa non svanirà. Gli uomini non possono giudicarla. Poiché l’arte canta di Dio e a lui appartiene in ultima istanza». Patti Smith, tra le pagine del suo memoir “Just Kids”, ha una sola certezza: l’eredità artistica di Robert Mapplethorpe non verrà dimenticata. Venezia la tiene bene a mente e, a trentatré anni dalla retrospettiva ospitata a Palazzo Fortuny, torna ad accoglierla nelle Stanze della Fotografia sull’Isola di San Giorgio Maggiore. Sono oltre duecento gli scatti in mostra fino al 6 gennaio in un percorso espositivo tutto dedicato alle “Forme del classico”. «La storia di Mapplethorpe è appassionante e straziante, sincera e vulnerabile, trasparente e incredibilmente ambigua. Così ambigua che è facile scambiarla per la trama di un film. Invece è tutto vero e la sua vita assomiglia molto alle sue fotografie. E per questo le sue immagini continuano ad affascinare in maniera instancabile», osserva il curatore Denis Curti, «il suo sguardo, a trentasei anni dalla sua scomparsa, resta unico e irripetibile perché contiene il desiderio collettivo di trovare un luogo dove potersi riappropriare, senza pregiudizi, degli spazi vitali necessari per esprimersi in piena libertà».

 

Il Card. Ravasi: «Papa Leone aprirà nuovi percorsi»

«Papa Leone XIV riuscirà a cogliere l’eredità di Papa Francesco, ma a suo modo». Così ha parlato del nuovo pontefice, l’americano Robert Francis Prevost, insediatosi da pochi giorni a San Pietro, il Cardinale Gianfranco Ravasi, arrivato a Venezia in occasione di una conferenza sul tema silenzio che ha tenuto mercoledì 14 per la Procuratoria di San Marco nella sala conferenze di Sant’Apollonia e intervenuto il giorno seguente al convegno dedicato alla Crocifissione restaurata di Tintoretto alla Scuola Grande di San Rocco: «Ho avuto la possibilità di conoscerlo prima dell’elezione, instaurando con lui un dialogo. – ha detto Ravasi – Il nuovo Papa riuscirà a cogliere l’eredità di Papa Francesco, esponendola però in una maniera propria. Papa Leone XIV è una persona molto mite e molto dolce, anche se la sua formazione è molto rigorosa, filosofica e matematica persino. Per tutte queste caratteristiche penso che riuscirà, all’intero dell’orizzonte nuovo, che è quello della cultura contemporanea, a portare questa eredità aprendo però nuovi cantieri e nuovi percorsi».

Tumore al seno: Breast team al Centro di Medicina di Mestre

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Una novità assoluta per il comparto della sanità privata: debutta nella recente struttura di via Nilde Iotti di Centro di Medicina il Breast Team multidisciplinare per affrontare diagnosi e interventi per il tumore al seno e per la prima volta in Italia è possibile eseguire l’esame genomico Oncotype sulla biopsia per capire se sarà necessaria la chemioterapia prima di intervenire chirurgicamente. «Il primo esperimento di questo servizio ha debuttato lo scorso anno nella nostra sede di Treviso – racconta Vincenzo Papes, Amministratore Delegato dell’azienda – la risposta è stata inaspettata: su 140 mammografia abbiamo rilevato circa il 50% di masse tumorali che sono state prontamente operate prese per tempo, evitando così spesso il ricorso a chemio o radioterapia. La velocità di indagine e la pronta risposta che siamo in grado di offrire diventano così fattori chiave per intervenire in efficace. Siamo i primi nel privato a proporre un servizio simile e le richieste testimoniano un elevato interesse per l’utenza».

«Si tratta di un progetto nato da tre soggetti – spiega il dottor Nicola Balestrieri, coordinatore assieme al collega Paolo Burelli della chirurgia senologica – il nostro Breast team, composto da oncologi, radiologi, chirurghi plastici, nutrizionisti, psicologi, ginecologi, fisioterapisti e medici di medicina estetica; l’associazione “Amiche per la pelle APS” e la Regione Veneto. L’obiettivo era integrare il servizio di prevenzione, diagnosi e trattamento con progetti di welfare territoriale, in modo da favorire l’impiego di risorse assicurative per risolvere le liste di attesa della sanità pubblica anticipando il più possibile la diagnosi, migliorando il trattamento e riducendo i tempi di recupero e ritorno alla vita di tutti i giorni, anche lavorativa. La sperimentazione a Treviso ha proprio ricevuto il premio Veneto Welfare di Veneto Lavoro».

ANDI Venezia: 30 anni di guardia medica odontoiatrica

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«Chi avrebbe mai pensato che da un semplice esperimento sarebbe nata un’offerta sanitaria unica in Italia che dura da 30 anni», commenta così l’anniversario della fondazione del servizio di guardia medica odontoiatrica, istituito il 22 aprile 1995, il dottor Filippo Stefani, Presidente di ANDI Venezia, la sezione provinciale dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani. «L’idea nacque per smaltire le lunghe attese di chi si rivolgeva ai Pronto Soccorso per problemi dentali nel fine settimana, che rischiava di passare anche un giorno intero in ospedale prima di poter essere visitato a causa di altre urgenze. Se ci fermiamo e guardiamo a questi anni, abbiamo assistito 5.000 pazienti, svolto 10.000 consulenze telefoniche e offerto 1600 turni di presidio».

«Una cosa iniziata come uno slancio di buona volontà si è via via strutturata e oggi in qualche modo fa parte della natura stessa della nostra associazione di dentisti del veneziano – racconta il medico – poter fornire un supporto ai pazienti, quando non sono i nostri, in una situazione di difficoltà risulta molto appagante, soprattutto se possiamo dare loro un aiuto concreto sia con piccoli interventi d’urgenza per situazioni che non possono aspettare o con consulenze telefoniche in cui diamo dei consigli per gestire la situazione fino all’apertura del proprio studio dentistico di riferimento». Quello di questi 30 anni di esperienza è stato un compleanno importante, tanto che ANDI Venezia ha deciso di festeggiarlo con i propri associati con una festa in Villa Braida a Mogliano Veneto lo scorso 9 maggio 2025.

Venezia: uno “spazio” per i giovani in preghiera ai Frari

Venezia: uno “spazio” per i giovani in preghiera ai Frari

Si è concluso venerdì scorso l’ultimo incontro del gruppo di preghiera per i giovani nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, una realtà nata a novembre grazie all’iniziativa di alcune giovani della parrocchia, tra cui Luisa Piazzalonga, e con il supporto di fra Elio.

«L’idea è nata sull’onda di un’esperienza vissuta a Padova – racconta Luisa – dove io e le mie sorelle frequentavamo gli incontri proposti dai frati francescani. Tornavamo ogni volta con il cuore pieno, e da lì è nato il desiderio di proporre qualcosa di simile nella nostra comunità».

Animati da questo entusiasmo e da un forte desiderio di condivisione, un piccolo gruppo ha dato vita a un percorso pensato per giovani tra i 19 e i 35 anni.

«Più che un gruppo, ci piace chiamarlo “‘uno spazio”», spiega Luisa. «È proprio questo che cercavamo: uno spazio per noi giovani, dove fermarci, pregare, condividere, respirare».

Gli incontri prevedevano un’adorazione eucaristica mensile, animata dai giovani stessi. Ogni mese, uno dei giovani preparava il momento insieme a fra Elio.

Il gruppo è partito in piccolo, con 6-7 partecipanti, tutti ragazzi della parrocchia. Poi, il passaparola ha allargato il cerchio: «Siamo arrivati anche a 13 partecipanti – dice Luisa – ed essendo il primo anno, non possiamo che essere felici. Era da anni che mancava ai Frari una proposta simile per i giovani».

Mamme: l’ultimo incubo sono i denti da latte

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E siamo così arrivati al terzo componente del trio infernale. Dopo i vermi e i pidocchi, i colpevoli dei peggiori comportamenti notturni, i complici di qualsiasi nefandezza e via elencando, sono loro: i denti da latte! All’eruzione dentaria sono state attribuite tutte le peggiori manifestazioni infantili. In realtà, quando spuntano i denti da latte e quelli definitivi? E chi lo sa? Nella mia trentennale pratica, ricordo Monica, nata con i due incisivi (frequenza 1 ogni 3mila nati) e Dorotea che il primo dente lo ha “messo” a 18 mesi. In mezzo a questi due estremi, tutti gli altri.

E in che sequenza spuntano? Nel caso il neonato abbia letto i manuali di pediatria, farà prima gli incisivi centrali inferiori, poi i laterali, poi… Nel caso sfortunato, invece, che il piccolo non abbia avuto modo di leggere prima la sequenza corretta, li farà ad estro, fino agli esilaranti emuli di Dracula che prima fanno i canini superiori (anche questi fanno parte del mio bagaglio professionale).

Festival dei Matti: un dialogo sui vari campi del conflitto

Da dove nascono i conflitti? È a questa, e a tante altre domande, che il Festival dei Matti, giunto alla sua XV edizione, cerca di dare risposta, o quantomeno di aprire uno spazio di dialogo non solo per addetti ai lavori ma per tutta la cittadinanza. “Conflitti distratti. Là dove non stiamo”: questo il titolo dato quest’anno al Festival, che si terrà a  Venezia dal 22 al 25 maggio, iniziativa culturale indipendente ideata e curata dalla psicoterapeuta veneziana d’adozione Anna Poma, che dal 2009 mira a riportare nel dibattito pubblico il tema del rapporto tra normalità e follia, tra salute e sofferenza mentale, attraverso i linguaggi di arte, poesia, scienze umane e passando per le testimonianze dirette, per riaprire spazi di riflessione su temi che toccano la vita di ciascuno. Il Festival, che vede tutti gli eventi ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, inizierà giovedì 22 alle ore 17 all’Auditorium del Museo M9 di Mestre con l’incontro “Vecchi da legare. I conflitti resi muti e immobili nelle residenze per anziani”. Al centro della tematica la vecchiaia esiliata nelle così chiamate “case” di riposo, dove le persone si sentono però “ospiti”. Nell’incontro si parlerà di lacci, spondine, psicofarmaci, dispositivi per legare e ammutolire il declino della vita. Con Claudia Antonangeli ci saranno Stefano Cecconi, segretario nazionale dello Spi CGIL, e Sara Gioia e Stefania Maffeiz dell’RSA Accorsi di Legnano che porteranno le loro testimonianze. Insieme a loro anche Antonio Esposito, autore di “Come Cristo in croce” (Sensibili alle foglie, 2024), che parla di pratiche con cui si continuano a legare vecchi, malati mentali e disabili, pratiche ancora tollerabili per tenere testa a presenze che mettono in crisi. «Parleremo di come oggi ci si confronta con il male di vivere e con le esistenze segnate e impegnative per questo mondo così efficiente, dove le persone con problemi mentali sono sottoposte a pratiche drammatiche» spiega Anna Poma. Ascanio Celestini, autore di “Poveri Cristi”, sarà l’ospite successivo, alle ore 21, sempre nell’Auditorium di M9: «Leggeremo brani del libro che racconta di senzatetto e ubriaconi e più in generale di persone povere e ai margini».

 

Gazzera: una veglia per ascoltare chi soffre in silenzio

Gazzera: una veglia per ascoltare chi soffre in silenzio

Il 14 maggio alle ore 19.30, presso la parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice alla Gazzera, si è svolta una veglia di preghiera dal titolo “Dio non fa preferenze di persone”, un momento di raccoglimento per chi vive sulla propria pelle discriminazioni e ferite legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale.

«Abbiamo scelto di fermarci, pregare e ascoltare. Perché ci sono storie che gridano in silenzio, e non possiamo più far finta di niente», afferma don Marco De Rossi, parroco della Gazzera.

La veglia, aperta a tutta la comunità, ha alternato momenti di silenzio, letture bibliche, canti e testimonianze toccanti. 

Alcune persone hanno raccontato la loro storia, portando alla luce le difficoltà, i contrasti e le incomprensioni vissute lungo il cammino della propria identità. Le loro parole hanno permesso ai presenti di entrare in contatto con esperienze spesso ignorate o fraintese, creando un clima di profondo rispetto e vicinanza.

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