Il Patriarca: «Papa Leone XIV l’ho conosciuto. Gli arrivi l’affetto di tutta la Chiesa»

«Ringraziamo il Signore e gioiamo per il dono di questo Papa, un religioso agostiniano, già missionario, che è stato anche vescovo di una piccola diocesi del sud America, in Perù. L’ho conosciuto, ho avuto occasione di parlargli, e ci siamo anche scritti. Posso dire che, anche a livello personale, Leone XIV ha un tratto gradevolissimo». Così il Patriarca Francesco nel commentare l’elezione del nuovo Pontefice, Robert Francis Prevost, accolta giovedì in città dal suono delle campane a festa nell’area marciana. Originario di Chicago e appassionato di tennis, ha voluto imprimere già dal suo primo incontro con l’assemblea in festa, che lo attendeva in piazza San Pietro, credenti e non, un messaggio in continuità con quanto portato avanti fino all’ultimo dal suo predecessore. Al centro il tema della pace, parola ripetuta più volte, Prevost è il primo Papa nord americano, nonché il primo agostiniano della storia. Pace nel mondo, costruzione di ponti e l’immagine di una Chiesa vicina ai più sofferenti e ai più deboli, il tutto nel solco tracciato da Bergoglio, anche nel suo richiamo al bisogno di proseguire lungo la via sinodale.

Biennale Architettura: un dialogo aperto per incontro e cura

Un’architettura al servizio dell’abitare dell’uomo, nel rispetto del pianeta. Questo suggerisce la 19. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, a cura di Carlo Ratti, che aprirà al pubblico da domani, sabato 10 maggio, per poi proseguire fino al 23 novembre. L’invito di “Intelligens. Natural. Artificial. Collective.”, questo il titolo dell’esposizione, è quello di trovare un punto di incontro tra ciò che è naturale e artificiale per il bene dell’uomo nel segno del diritto di abitare.«L’architettura rifulge oggi quando ad numero enorme di persone è stata distrutta la casa» ha detto, a ridosso dell’apertura della rassegna, il Presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco parlando di“domicidio”, sottolineando che le persone oggi non si trovano senza una dimora per il temuto cambiamento climatico ma per le guerre che si continuano a perpetrare in Sud Sudan, a Gaza e in Ucraina. «Si distruggono le case del nemico per non ricostruirle mai più, per non dargli la possibilità di dire: “io sono, quindi io abito”».

Torna “La Voce Grande di Venezia”, per scoprire la storia della città

Sulle note dei Coldplay e dei Queen si riscoprono i luoghi storici di Venezia. Riparte domani, sabato 10, “La Voce Grande di Venezia”, la serie di concerti immersivi delle formazioni corali della Big Vocal Orchestra e dei Vocal Skyline, dirette da Marco Toso Borella. Le due formazioni, che con 250 voci costituiscono il coro più grande d’Italia, tornano con il loro canto a raccontare la bellezza della storia di Venezia, con una grande novità: quest’anno la rassegna, che vede il supporto del Comune di Venezia, oltre a coinvolgere le Scuole Grandi cittadine, si estenderà ad altre location storiche dei “Gioielli nascosti di Venezia”, gestiti da Fondazione Venezia Servizi, sorta dall’unificazione di IPAB IRE – Istituzioni di Ricovero e di Educazione di Venezia e l’Antica Scuola dei Battuti di Mestre, che metteranno a disposizione i loro luoghi tutti da riscoprire della Scala Contarini del Bovolo, l’Oratorio dei Crociferi, il Complesso dell’Ospedaletto e la Chiesa delle Penitenti. Disponibilità è stata data anche dall’Ateneo Veneto, l’ex Scuola Grande San Fantin. Inoltre il progetto, lanciato nel 2023 e tenutosi in un’unica giornata, proseguito lo scorso anno con diversi appuntamenti nel mese di maggio, da quest’anno prenderà le forme di un evento permanente che si svilupperà nell’arco dell’anno fino al mese di dicembre.

“Il folle di Dio”: l’umanità di Papa Francesco raccontata dall’ateo Cercas

“Il folle di Dio alla fine del mondo” di Javier Cercas (Guanda) è un’opera “senza finzione” che interroga il cuore dell’uomo. Quando il Vaticano sceglie un dichiarato ateo e anticlericale per accompagnare Papa Francesco in Mongolia e scriverne liberamente, nasce un’opera letteraria senza precedenti: un incontro straordinario tra due mondi apparentemente inconciliabili, uniti dalla ricerca di risposte alle domande più profonde dell’esistenza. Cosa succede dunque quando un ateo ostinato, razionalista e anticlericale accetta l’invito a viaggiare con Papa Francesco fino alla Mongolia, alla “fine del mondo”? Nasce un’opera sorprendente, intima, a tratti ironica ma sempre profondamente umana. In questo romanzo-saggio-reportage – un’opera definita “inafferrabile” nei generi e insieme memorabile – Cercas non nasconde il suo scetticismo né la sua distanza dalla fede; eppure è proprio questa distanza a rendere la sua ricerca più autentica. Cercas si mette nei panni di un figlio che desidera rispondere alla domanda struggente posta dalla madre novantaduenne: “Quando morirò, rivedrò mio marito?”. Una domanda che – ammette lo stesso autore – nessuno aveva mai avuto il coraggio di rivolgere direttamente al Papa. Il cuore del libro è infatti il dialogo tra Cercas e Papa Francesco, definito “il folle di Dio”, proprio come amava chiamarsi San Francesco d’Assisi. Il pontefice argentino si mostra in tutta la sua umanità e profondità spirituale, affrontando senza esitazioni il tema della resurrezione e della vita eterna. La risposta del Pontefice, descritta dall’autore come “fulminante”, e la reazione della madre di Cercas formano una delle scene più toccanti dell’opera. A quel punto il libro assume una valenza teologica e spirituale potente, perché riesce a rendere viva la questione centrale del cristianesimo non con argomentazioni dogmatiche, ma attraverso una testimonianza personale e vissuta. Cercas non si converte – almeno non lo dichiara – ma qualcosa cambia. Lo si percepisce tra le righe, nel tono, nella meraviglia quasi infantile con cui descrive l’incontro con un uomo che “dalla periferia guarda il mondo” e non smette di credere nella potenza della speranza e del perdono.

Oratorio Estivo Sportivo 2025 nel cuore di Venezia

Oratorio Estivo Sportivo 2025 nel cuore di Venezia

Anche quest’estate, con l’Oratorio Estivo Sportivo 2025, il cuore del centro storico di Venezia torna a essere un punto di riferimento per bambini e famiglie: a partire da lunedì 9 giugno e fino a venerdì 8 agosto, prenderà vita un’esperienza coinvolgente e formativa, attiva dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 17, pensata per offrire ai ragazzi un’estate ricca di giochi, relazioni, esperienze e crescita personale.

Le attività si svolgeranno in tre spazi del centro storico di Venezia: la palestra dell’Istituto Cavanis, il patronato di Sant’Agnese e il patronato Acutis di Santo Stefano, luoghi accoglienti e ben attrezzati, ideali per vivere un’esperienza educativa che coniuga divertimento, sport e spiritualità, con un’attenzione particolare alla crescita personale di ciascun partecipante. 

A Venezia i Grest esistono, ma non così. «Si è persa l’idea del gioco come crescita e relazione», spiega Simone Di Prima, uno dei responsabili. «Noi vogliamo far riscoprire ai bambini la bellezza dello stare insieme, di conoscersi e conoscere il territorio».

Pertanto tre realtà diverse ma complementari si sono unite con un solo obiettivo: il bene dei più giovani. Un progetto nato dalla collaborazione tra la scuola Cavanis, il Club Delfino ASD e il Patronato Carlo Acutis.

Nel dolore che si fa amore: genitori in cammino

Nel dolore che si fa amore: genitori in cammino

È stato un Giubileo intenso e toccante, quello vissuto sabato scorso nella Laguna di Venezia dai “Genitori con un figlio in cielo”, un gruppo nato per offrire sostegno e accompagnamento spirituale a mamme e papà segnati dalla perdita di un figlio. 

A guidare spiritualmente il gruppo è don Roberto Donadoni, che con parole semplici e profonde ha dato voce al senso profondo di questa esperienza:
«È un cammino che affrontiamo insieme, per non restare chiusi nel dolore. Quando si perde un figlio è un dolore grandissimo. È come un’altra morte, perché si è morti dentro. Il presente, i progetti, il passato e il futuro… tutto muore. La sofferenza è esasperante».

Eppure, è proprio in mezzo a questo dolore che può nascere un nuovo modo di amare: «Ci sono tante maniere per affrontare questo momento. Noi abbiamo tentato, attraverso questi incontri, di affrontare il dolore, perché la perdita è devastante. Nulla è come prima, ma c’è un amore che si trasforma. C’è un processo lungo e faticoso».

ULSS3 Serenissima: un flash mob per l’igiene delle mani

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«Lavarsi le mani? Aiuta molto a livello di prevenzione, soprattutto permette di abbattere il rischio di trasmettere infezioni batteriche, una delle maggiori potenziali emergenze sanitarie per il futuro». Commenta così l’importanza dell’evento svoltosi lo scorso 5 maggio il Direttore Sanitario dell’ULSS3 Serenissima Giovanni Carretta. In occasione della Giornata mondiale indetta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dedicata all’igiene delle mani, l’azienda sanitaria veneziana ha organizzato un flash mob coinvolgendo una parte del proprio personale per sensibilizzare i cittadini e gli operatori sanitari, per non abbassare la guardia prestando massima attenzione a un’operazione semplice ma importantissima.

Così all’ingresso dell’Ospedale dell’Angelo alle 12.00 di lunedì, coinvolgendo gli studenti di infermieristica, si sono alzate le note delle canzone di Nek “Le mie mani” ed è partita una coreografia che ha attirato l’attenzione di tutti i presenti, a cui è stato mostrato come procedere correttamente all’igiene delle mani. L’invito per agli avventori è stato quello di seguire gli stessi “passi” di danza imparando a lavarsi correttamente. «Un gesto tanto semplice – aggiunge Carretta – di cui spesso si sottovaluta l’importanza, ma da cui dipende la sicurezza degli ambienti sanitari. Le stime dell’OMS dicono che nel 2050 il rischio di mortalità sarà più elevato per l’antibiotico-resistenza che per il cancro, per cui evitare la diffusione di batteri è un tema che coinvolge tutti gli operatori sanitari e cui va mantenuta e rafforzata una consapevolezza, ma questo vale anche le persone».

Museo di Storia Naturale: biodiversità e famiglie a Venezia

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«Famiglie al Museo ormai è diventato un must per il nostro istituto – racconta con orgoglio il Direttore del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue di Venezia Luca Mizzan – il ciclo di quest’anno è stato però qualcosa di speciale perché è legato all’attività svolta assieme al CNR-ISMAR di Venezia dedicata al progetto “Biodiversità in Laguna di Venezia”. Si è trattato di sette appuntamenti gratuiti, distribuiti da novembre 2024 a maggio 2025 dedicati all’apprendimento dei più piccoli accompagnati dai propri genitori. Diviso in due percorsi, “Siamo tutti diversi” e “Operazione biodiversità”, l’ultimo appuntamento previsto per domenica 11 maggio 2025 è andato sold-out in meno di un’ora, tanto piace e abbiamo persone in lista d’attesa nella speranza che si liberino dei posti».

«Tutte le attività che hanno coinvolto i bambini quest’anno oltre ad accompagnarsi a quelle sviluppate nelle scuole con il CNR-ISMAR – aggiunge il Direttore – saranno utili per la preparazione di due sale permanenti del nostro polo espositivo dedicate alla laguna, al suo habitat unico e alle specie animali e naturali che la popolano. Questo tema sarà centrale tutto l’anno, comprendendo anche gli aperitivi al museo che organizziamo nel corso dell’estate. L’opportunità per i ragazzi è stata quella di imparare divertendosi, facendo esperienze dirette attraverso metodi di insegnamento che mescolano teoria e pratica per far comprendere non solo l’importanza della biodiversità ma anche il ruolo che ognuno di noi ha nel proteggerla e preservarla per il bene del pianeta».

Il reflusso gastroesofageo: croce e delizia del gastroenterologo

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Il reflusso gastroesofageo costituisce uno dei motivi più frequenti per cui un essere umano si rivolge a un gastroenterologo; quello che però è peculiare è che il suddetto umano non viene dallo specialista di riferimento per una diagnosi, ma con una diagnosi… Cosa non così comune, invece, per la maggior parte delle malattie note!

Ormai il reflusso ha preso il posto della “gastrite”, che una volta avevano un po’ tutti. Qualunque disturbo genericamente attribuibile ai processi digestivi “alti” – quelli “bassi” portano ancora alla tradizionale diagnosi di “colite” – viene rapidamente e definitivamente inquadrato nella malattia da reflusso gastroesofageo, con le inevitabili conseguenze terapeutiche, nutrizionali come farmacologiche.

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