Ripartire dall’Oceano: Ocean Space a Venezia


Le porte della ex Chiesa di San Lorenzo si aprono ancora una volta all’oceano. In occasione dei dieci anni di “The Current”, il programma curatoriale di TBA21–Academy, la sede veneziana di Ocean Space presenta la mostra “Otras montañas, las que andan sueltas bajo el agua”. L’esposizione, curata da Yina Jiménez Suriel, è il culmine di un percorso di ricerca scientifica tramutato in installazioni video e sonore site-specific, sculture e dipinti di grandi dimensioni. Il progetto artistico esplora l’improvvisazione come strategia e strumento estetico utile a sfidare le prospettive terrestri ed estrattiviste per reimmaginare sistemi alternativi di supporto alla vita. In parallelo, la research room ospita “Echoes of the Sanctuary”, un progetto curato da Louise Carver, approfondisce il lungo impegno di TBA21–Academy con la Alligator Head Foundation in Giamaica per la conservazione marina. «La prospettiva oceanica offre una cornice alternativa per la formazione della vita attraverso il moto perpetuo», osserva la curatrice, «c’è un urgente bisogno di spingersi oltre confini della terraferma e superare la prospettiva che storicamente ha plasmato e limitato i nostri sensi e i modi di produzione della conoscenza».
Ocean Space: l’ambasciata degli oceani di Venezia

Un’ambasciata degli oceani sospesa fra laguna e terraferma. Dal marzo 2019, Ocean Space s’immerge nelle profondità delle acque «per trasformare il modo di pensare, promuovere l’impegno e superare i tradizionali approcci monodisciplinari». Il centro di ricerca anfibio, fondato dall’organizzazione TBA21–Academy di Francesca Thyssen-Bornemisza e Markus Reymann, ospita nell’ex Chiesa di San Lorenzo progetti e mostre, programmi pedagogici e produzioni artistiche che danno voce e corpo all’oceano come archivio naturale di storie coloniali fra passato, presente e futuro. «È un luogo che accoglie persone, artisti attivisti, organizzazioni provenienti dalla regione e da tutto il mondo», spiega Reymann, «per ripensare un futuro completamente diverso per il Pianeta Terra e i nostri oceani».
“Amici di una vita”: il nuovo romanzo di Matar sulle ferite dell’esilio

Amici di una vita, il nuovo romanzo di Hisham Matar pubblicato da Einaudi, è un’opera delicata, malinconica e profondamente umana che racconta l’esilio, l’amicizia e la difficoltà di appartenere a un luogo quando la propria terra d’origine è segnata dalla violenza e dalla dittatura. Ambientato tra Londra e la Libia, il libro segue il cammino interiore di Khaled, un insegnante libico che vive in Inghilterra da oltre trent’anni, segnato da un’esistenza sospesa tra passato e presente. L’inizio del romanzo ci riporta al 2016, Khaled accompagna alla stazione l’amico Hosam, uno scrittore tormentato e in partenza per la California. Con questo gesto apparentemente semplice, il protagonista intraprende una lunga camminata solitaria attraverso Londra, che diventa il filo narrativo su cui si innestano ricordi, riflessioni e flashback. La mente torna al 1984, Khaled e l’amico Mustafa feriti da colpi d’arma da fuoco sparati dall’ambasciata libica durante una manifestazione a St. James’s Square. Questo evento reale – in cui morì la poliziotta Yvonne Fletcher – diventa il cuore pulsante della storia e simbolo dell’impossibilità di tornare a casa. Attraverso la voce quieta e riflessiva di Khaled, Matar costruisce una narrazione che si muove a spirale: ritorna più volte su momenti cruciali, li approfondisce, li sfuma, senza mai offrire certezze assolute. L’amicizia tra Khaled, Mustafa e Hosam – intensa, contraddittoria, dolorosa – viene analizzata nei momenti di gioia e difficoltà, nei tradimenti e nei ritorni, ma soprattutto nella sua irriducibile complessità. Lontani dalla Libia, i tre amici trovano rifugio nella letteratura, nella memoria e, ciascuno a suo modo, nell’impegno politico. Se Mustafa sceglie l’azione armata e Hosam si rifugia nella scrittura e poi nell’amore per la propria cultura, Khaled sembra il più restio a prendere posizione. Eppure, proprio nella sua apparente passività si nasconde un coraggio profondo: quello di accettare una vita ordinaria, di rimanere fedele a ciò che ha costruito, anche se imperfetto.
Coro di San Giovanni Evangelista: seminando con la musica

«Con la musica si può seminare qualcosa», così racconta Elisa Savino, direttrice del coro nato all’interno della comunità di San Giovanni Evangelista di Mestre, realtà musicale e spirituale che sabato 12 aprile alle 21 animerà la serata nella parrocchia di San Nicolò a Mira con il concerto “Jubilate Deo – Cantando verso Roma”.
Il coro, formato da circa 60 giovani e una trentina di bambini, è nato due anni fa in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù. «Abbiamo pensato di unire le forze – spiega Elisa – coinvolgendo i giovani e creando un coro che potesse proporre concerti non solo con un intento musicale, ma anche catechetico, per far riflettere attraverso la musica».
Da quell’idea iniziale è nato un percorso che oggi coinvolge ragazzi dai 14 ai 25 anni, insieme ad alcuni adulti che li accompagnano e sostengono nelle prove e nelle esibizioni.
Il concerto pasquale che sarà proposto a Mira è completamente dedicato al tema della Pasqua e alla speranza, e rappresenta anche un’occasione di autofinanziamento per i giovani in cammino verso il Giubileo.
«La Pasqua, tempo di rinnovo delle nostre promesse battesimali»

I preparativi sono iniziati seguendo i tradizionali tempi liturgici, con lo sguardo proiettato verso una veglia pasquale per tutti occasione di rinnovo delle proprie promesse battesimali. Il Cammino neocatecumenale dei Santi Apostoli, attualmente composto da 9 comunità, si fa testimonianza concreta di queste giornate in preparazione della Pasqua, a cominciare dall’inizio del tempo di Quaresima, in cui è stato fatto un annuncio «invitando fratelli e sorelle a viverlo come un momento forte. Gradualmente e secondo le varie età che compongono il Cammino». A parlare è Enrico Moschini, responsabile delle comunità neocatecumenali dei Santi Apostoli, che sottolinea come – perfettamente in linea con la fase dell’Avvento – proprio durante le settimane di Quaresima, fino al loro termine, venga proposto un momento di preghiera comunitario la mattina presto, prima di andare al lavoro. «Per chi lo desidera – spiega Moschini – ci si trova a pregare le lodi in parrocchia, alle 6.30, affrontando le letture e accompagnandole con il canto». La Pasqua, insieme alla veglia, il centro dell’anno liturgico. «Per questo motivo viene fatto un annuncio, – sottolinea – in occasione del quale si invitano le comunità a vivere bene il tempo di Quaresima». Ne segue uno ulteriore proprio alle soglie della Pasqua, ricordando i momenti che contraddistinguono il triduo. «Poi, comunità per comunità, si cura la preparazione dei figli e dei bambini; di chi, insomma, nelle famiglie non è ancora adulto e quindi non segue il Cammino. Naturalmente anche loro prendono poi parte al triduo pasquale e alla veglia che, ormai da una cinquantina di anni, ai Santi Apostoli è portata avanti, per i numeri che raggiungono, prevalentemente dalle comunità. Anche se chiaramente è aperta a chiunque voglia raccogliersi insieme a noi». Una veglia che Moschini racconta essere preparata con una cura particolare, senza fretta alcuna, assaporando appieno ogni istante che la compone fra canti, introduzioni, letture (9) e un momento particolare dedicato ai bambini. Il tutto richiamando un’attesa nei confronti dell’evento pasquale.
ENGIM e Giuseppini, due anni per dare voce ai giovani

Il 7 aprile 2025, nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia, si è tenuto un evento intenso e simbolico: Mater Ecclesia e i suoi figli invisibili, una meditazione artistica che ha rappresentato il culmine di un percorso educativo della durata di due anni, promosso da ENGIM Veneto, i Giuseppini del Murialdo e l’Istituzione Biasutti.
Al centro, i ragazzi spesso invisibili, giovani arrivati da altri Paesi o provenienti dal territorio, che vivono situazioni di marginalità e difficoltà. Un gruppo di circa 50 studenti è stato seguito in modo costante, con l’obiettivo di restituire loro un senso di appartenenza, visibilità e dignità, attraverso l’arte, la parola, la musica e il confronto con testimonianze autentiche.
«Abbiamo fatto un percorso che li ha visti riprendere in mano la realtà», spiega Raffaella Gonella, responsabile del progetto insieme a padre Vittorio Buset, in rappresentanza dei Giuseppini. «Questo percorso ha permesso a questi giovani di scoprire la bellezza di esistere e di sentirsi parte attiva della società».
Fusione nucleare: progressi ma utilizzo ancora lontano

Quest’anno l’associazione “Viviamo Venezia” per i mesi di marzo e aprile ha organizzato negli spazi della chiesa dell’Angelo Raffaele un ciclo di tre conferenze divulgative per i cittadini sulle strategie per ridurre l’impatto climatico. Nel primo incontro, tenutosi il 14 marzo, l’ingegnere Antonio De Lorenzi ha illustrato il livello attuale della ricerca sulla fusione termonucleare, un processo che ricaverebbe energia dalla fusione di nuclei atomici leggeri come il deuterio e il trizio (isotopi dell’idrogeno, cioè con stesso numero di protoni, ma diverso numero di neutroni).
Il nucleare utilizzato fino ad oggi, invece, si basa sul processo di fissione, cioè di scissione di nuclei atomici pesanti come quelli dell’uranio che, “spezzandosi”, produce bario e kripton. De Lorenzi per 40 anni è stato ricercatore presso il CNR nell’ambito dei progetti sulla fusione nucleare e ha apprezzato molto l’iniziativa dell’associazione. «“Viviamo Venezia” ha organizzato queste conferenze a fronte delle domande emerse alla fine dell’incontro dello scorso anno in cui ricercatori e docenti dell’Università di Padova hanno descritto le evidenze di un rapido peggioramento climatico», ha dichiarato in introduzione Corrado Claut, presidente dell’associazione.
Nucleare: energia a zero emissioni di anidride carbonica

È possibile eliminare i combustibili fossili nei sistemi energetici e negli altri settori? Entro quando? A che punto è l’Italia rispetto a questi obiettivi? Nella seconda conferenza organizzata da “Viviamo Venezia” presso il patronato della chiesa all’Angelo Raffaele, sul tema “Crisi climatica – Quali strategie per ridure l’impatto ambientale”, la dottoressa Chiara Bustreo ha messo in luce quali siano gli scenari energetici per il futuro dopo aver descritto il quadro dell’attuale fabbisogno energetico. Chiara Bustreo è ricercatrice specializzata nello sviluppo di scenari energetici e direttrice del team europeo del progetto EUROfusion. Bustreo concorda con De Lorenzi, relatore della precedente conferenza, sull’importanza della fusione nucleare come fonte energetica in un orizzonte temporale che si estende fino alla fine del secolo
«L’elevato interesse sulla tecnologia, non solo della ricerca pubblica ma anche delle aziende private, risiede nel grandissimo potenziale della fusione – spiega – Un impianto a fusione, infatti, sarebbe in grado di produrre in modo continuativo e sicuro, grandi quantità di energia elettrica a partire da isotopi dell’idrogeno, il deuterio e il trizio. La produzione di energia avverrebbe senza emissioni di anidride carbonica, con livelli contenuti di elementi a bassa radioattività. La tecnologia a fusione potrà rendere più sicuro e affidabile il sistema di produzione dell’energia elettrica di qualsiasi Paese. Ciò vale anche per l’Italia, che nel corso del processo della transizione energetica si sta muovendo verso un sistema sempre meno dipendente dalle fonti fossili».
Mamme: l’estenuante caccia ai pidocchi nei bambini

Tutti, prima o poi, cerchiamo un capro espiatorio. Le mamme, nel corso dei secoli, ne hanno individuati tre, colpevoli di qualsiasi nefandezza ai danni dei loro poveri bambini: i vermi, i pidocchi e i denti. Dei vermi abbiamo già parlato (qui), oggi ci occupiamo dei pidocchi.
«Scusate se da sol me presento, io sono…». Buongiorno, mi chiamo Peduculus capitis: lo so è un nome pomposo che forse pochi conoscono. In realtà sono il vero terrore delle mamme. Lebbra, peste, macchie di pomodoro, rughe? Solo sciocchezze: il vero incubo sono io: il pidocchio! «Eppure non sono cattivo, è che mi disegnano così», come diceva Jessica Rabbit in un vecchio film d’animazione che i ragazzi d’oggi forse non hanno mai visto…