Corpi svelati, corpi velati: la mostra “Corpi moderni” a Venezia

«Se c’è una cosa che è sacra, questa è il corpo umano», scriveva il poeta statunitense Walt Whitman. Un concetto da sempre caro all’uomo, teso spasmodicamente verso l’eterna giovinezza. Nella prima età moderna, proprio come oggi, il corpo è oggetto di studi e cure maniacali per preservarlo dall’inevitabile decadimento. A raccontarlo è l’esposizione “Corpi Moderni”, ospitata dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia fino al 27 luglio. Novanta opere tra dipinti, sculture, disegni, libri, miniature, in gran parte raccolte da collezioni di tutto il mondo per essere presentate per la prima volta in Italia. La mostra, allestita in collaborazione con Marsilio Arte e con il contributo della Regione del Veneto ed il main partner Intesa Sanpaolo, è un viaggio nel corpo umano in tre atti. «L’esposizione parla di noi attraverso la lente d’ingrandimento del Rinascimento», sottolineano i curatori Giulio Manieri Elia, Guido Beltramini e Francesca Borgo, «un’epoca in cui il corpo inizia ad essere svelato con l’indagine scientifica, ma anche velato, perché non è più solo un dato biologico, ma costruzione, un atto recitato».

La strana vita delle cose: in mostra a Palazzo Grassi

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Tatiana Trouvé trasforma Palazzo Grassi in un labirinto di spazi fisici ed immaginari. Fino al 4 gennaio, la sede veneziana della Pinault Collection ospita una raccolta di sculture e disegni in cui collidono mondi e convergono ricordi, sogni e proiezioni. La mostra, curata da Caroline Bourgeois e James Lingwood, è «un ecosistema completamente aperto» in cui «tutti gli elementi che lo compongono si collegano e tracciano la mappa di un vagabondaggio condiviso, senza origine né fine». L’artista franco-italiana fonde tecniche e i materiali più disparati. Li utilizza su un repertorio di oggetti quotidiani che appaiono e riappaiono nel corso della mostra: coperte, libri, valige, scarpe, bottiglie, radio, immagini di luoghi e spazi che Trouvé sogna, osserva o immagina. «L’esposizione si sviluppa in quattro momenti», spiega Bourgeois, «superata l’opera site-specific dell’atrio, si prosegue al primo piano tra le sculture e al secondo fra i disegni. Il percorso si conclude nell’inventario: una finestra aperta sul suo mondo creativo ed immaginativo». Materiali, disegni e forme compongono una poesia visiva circolare in cui gli elementi viaggiano, si spostano e infine si ritrovano. «Vi invito a navigare nel mio universo: inizia sotto i nostri piedi e si espande verso un orizzonte cosmico», commenta Trouvé, «questa mostra è una passeggiata libera nei miei mondi».

La condizione umana nello sguardo di Thomas Schütte

La condizione umana attraverso lo sguardo di Thomas Schütte in oltre cinquanta sculture e duecento disegni. Fino al 23 novembre, Pinault Collection presenta a Punta della Dogana “Genealogies”: la più ampia retrospettiva dell’artista tedesco mai realizzata in Italia. Nato nel 1954 a Oldenburg, Schütte ha dato vita ad un repertorio che, dagli anni Settanta a oggi, si rinnova senza sosta nell’osservazione inquieta e ironica dell’uomo. L’esposizione, curata da Camille Morineau e Jean-Marie Gallais, è un racconto visivo in costante metamorfosi fra modelli architettonici, disegni ed incisioni. Nelle sale, le forme consolidate si fondono con audaci sperimentazioni. «La carta sta all’origine del suo lavoro», sottolinea Gallais, «è un mezzo espressivo essenziale che si affianca alla scultura e la completa». Il percorso espositivo si muove con libertà attraverso il tempo, ricostruendo l’evoluzione artistica di Schütte. Le sue figure, talvolta astratte, talvolta iperrealistiche, si sviluppano attraverso il cambiamento di scala e materiali: busti monumentali, corpi intrappolati nella materia, teste solitarie o congiunte, figure femminili scomposte e presenze fantasmatiche. «In un’epoca dominata dal concettualismo, dal minimalismo e dall’astrazione, l’artista ha scelto di percorrere una strada autonoma, caratterizzata da una libertà creativa che negli anni Ottanta ha rappresentato una rottura con le tendenze dominanti», aggiunge, «la figura umana è al centro della sua ricerca e viene trattata spesso con accezione politica ed un tocco di umorismo, più o meno esplicito. Per parlare del presente, Schütte fonde riferimenti alla tradizione con materiali classici come vetro, argilla e bronzo. Attraverso le sue opere ha dato una nuova definizione all’arte contemporanea».

Fake News: la nuova commedia del Gruppo Giovani di Altobello

Fake News: la nuova commedia del Gruppo Giovani di Altobello

Domenica 13 aprile alle 16, presso la parrocchia di Altobello, il Gruppo Giovani e Giovanissimi porterà in scena un nuovo spettacolo: Fake News, una commedia inedita scritta e diretta da Luca Costantini e Andrea Scarpa. 

«L’idea è di portare in scena lo spettacolo proprio in occasione della Pasqua», racconta Agnese, responsabile del gruppo Giovanissimi. «Il tema centrale, infatti, è la resurrezione, ma il messaggio si inserisce perfettamente nella realtà di oggi, fatta di continui stimoli e informazioni spesso difficili da decifrare».

Dopo il successo di “Ninna Nanna secondo Matteo“, spettacolo realizzato nel 2024, il Gruppo Giovani e Giovanissimi di Altobello si rimette in gioco con un nuovo progetto che parte da zero, ma con lo stesso entusiasmo e voglia di mettersi alla prova.

Gli alunni dello “Stefanini” di Mestre, guide nelle chiese veneziane

Si sono messi in gioco con grande impegno e professionalità, in un’esperienza che potrà servire anche per il loro futuro, a prescindere dal percorso lavorativo che intraprenderanno. Sessantaquattro studenti del liceo “Stefanini” di Mestre, in quarta e iscritti a Scienze umane, indirizzo economico sociale, hanno vissuto per la prima volta delle giornate in veste di guide in alcune chiese veneziane, dispensando curiosità e illustrazioni delle opere che vi sono custodite ai turisti di ogni età e provenienza. Cartellino al collo per farsi riconoscere, i ragazzi si sono cimentati in quest’avventura professionale nell’ambito delle attività connesse al Pcto (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento), grazie ad un progetto nato su proposta degli uffici diocesani per l’Insegnamento della Religione cattolica e per la Pastorale del Turismo e dei Beni culturali, presto accolta dai professori Anna Stefani, Fedelfranco Carcione, Fabio Zuccarello e Fabiana Causin. La scelta dei Santi Geremia e Lucia, di San Zaccaria e di Santa Maria Formosa risponde al filo conduttore del Giubileo 2025, che porta il titolo “Pellegrini di speranza”. Tutte chiese in cui sono custoditi i corpi di santi e dunque selezionate proprio «per sottolineare la speranza che la tradizione cristiana offre», come puntualizzato da Mauro Ceolin, direttore dell’ufficio per l’Insegnamento della Religione cattolica.

Via Crucis dei giovani 2025: cammino di vicinanza nella diocesi di Venezia

Via Crucis dei giovani 2025: cammino di vicinanza nella diocesi di Venezia

Venerdì 11 aprile alle ore 19 si svolgerà la tradizionale Via Crucis dei giovani della diocesi di Venezia, quest’anno guidata dal Patriarca Francesco Moraglia. 

L’evento avverrà negli spazi esterni dell’Ospedale dell’Angelo a Mestre, in un contesto di forte significato simbolico e spirituale.

«La Via Crucis diocesana è un’opportunità di incontro e condivisione, aperta a tutti: giovani, fedeli e a quanti desiderano unirsi nella preghiera per rendersi vicini ai fratelli e alle sorelle che vivono momenti di prova», afferma don Riccardo Redigolo, direttore della pastorale giovanile della diocesi di Venezia. «Un appuntamento di fede che invita alla solidarietà e alla speranza, illuminato dalla luce della Pasqua».

LIPU Venezia: la biodiversità inizia da sotto casa

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«Tutta la biodiversità è un elemento prezioso da preservare – spiegano da LIPU Venezia, il distaccamento territoriale della lega italiana protezione uccelli – soprattutto in un territorio come quello del Veneto, che è stato pesantemente segnato dalla presenza dell’uomo e dal consumo di suolo, anche a uso agricolo. Questo ha comportato che molti animali trovano spazio dentro le città se vengono sottratti loro i propri habitat naturali. In questo modo anche semplici siepi e fossi, che in apparenza sembrano non hanno un gran valore, possono in realtà diventare piccole “oasi” per tante forme di vita, soprattutto quelle più in crisi come anfibi e uccelli».

«E’ un grave rischio interrompere la catena naturale tra specie – aggiungono – se succede si rischia il venir meno della presenza di alcuni animali con un impatto a cascata sull’intero ecosistema. Qualche esempio? La presenza sempre maggiore nel nostro territorio dell’ibis africano, una specie aliena, sta mettendo a dura prova i rospi mentre i corvidi, spesso accusati ingiustamente di essere responsabili della diminuzione di altre specie, sono utili perché i loro nidi vengono usati da altre specie come il falco cuculo, la stessa cosa fa il picchio che, forando i tronchi, fa da base per i nidi di storni e codirossi. Se poi iniziano a scarseggiare le rane, si mettono in crisi le specie che si cibano di esse, come la biscia d’acqua (Natrix Natrix) e il biacco o “carbonasso”, che sono tutelate dall’Unione Europea».

Il successo del baskin: il basket inclusivo raccontato al Panathlon

Lo sport non è solo attività fisica e motivo di aggregazione, ma è soprattutto inclusività. Questo è il valore principale del baskin, il basket inclusivo, ideato nel 2001 dal cremonese Fausto Capellini che giovedì 20 scorso all’Hotel Ca’ Sagredo durante la cena conviviale del Panathlon Club di Venezia, presieduto da Diego Vecchiato, ha raccontato le opportunità di questo sport per tutti, approdato anche a Venezia malgrado le diverse difficoltà logistiche grazie anche all’Alvisiana basket, la quale gareggia nel campionato regionale. «Siamo riusciti a portare il baskin anche nel torneo dei sestieri, che è un momento di unione molto sentito nel veneziano» ha sottolineato durante l’incontro Leonardo Croce, referente regionale baskin, sottolineando come l’idea di Cappellini sia arrivata fino in laguna.

Le terapie “salvacuore” in caso di infarto

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Nonostante sia stato confermato da numerosi studi epidemiologici e sia abbastanza evidente, non tutti si rendono conto che la principale causa di morte, nelle società occidentali come la nostra, sono le malattie cardiovascolari. La patologia, invece, che desta maggiori timori per la propria salute e sopravvivenza resta sempre quella neoplastica.

Eppure tanto è stato fatto in termini di ricerca scientifica per ridurre in modo significativo la mortalità legata alle patologie cardiovascolari. Ad esempio, fino agli anni Ottanta, la mortalità per infarto miocardico acuto (IMA) – l’attacco di cuore, insomma… – si attestava intorno al 30%. In seguito, l’istituzione delle UTIC (Unità Terapia Intensiva Coronarica) nei principali ospedali e la scoperta di terapie e metodiche letteralmente “salvavita” hanno drasticamente ridotto tale percentuale, attestandola intorno all’8%.

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