Adriano Sinivia è tornato nella sua Venezia

«Ai giovani dico non perdete di vista i vostri sogni. Arrivare fino in fondo è difficile, ma continuate a seguire la stella». Adriano Sinivia ci ha sempre creduto, fin da quando aveva sette anni ed era un bambino timido. Dopo decenni trascorsi sulle scene internazionali, il regista d’opera e artista poliedrico ha scelto di tornare a vivere nella sua città. La sua carriera, iniziata tra arti figurative e teatro di ricerca, lo ha portato a lavorare nei più importanti palcoscenici d’Europa, affinando un linguaggio scenico innovativo. Nonostante il successo, il legame con Venezia non si è mai spezzato e oggi, con il desiderio di restituire alla città ciò che ha ricevuto, Sinivia sogna di creare un laboratorio di ricerca teatrale e gestuale, coinvolgendo giovani artisti in nuove sperimentazioni. «Ora», osserva Sinivia, «mi rendo conto che è mio compito quantomeno fare sapere che sono qui e che il mio obiettivo è trasmettere un po’ del mio bagaglio finché il mio corpo me lo permette».

I «cento anni di luce» del Rotary Club Venezia

Rotary 100 anni

«Cento anni di luce». Il 16 dicembre 1924 a Venezia nasce il Rotary Club, riconosciuto ufficialmente dall’organizzazione internazionale nel marzo 1925 con la “Charta” dal Rotary Internazionale. È uno dei primi in Italia, il secondo nel distretto dopo Trieste. «La celebrazione del centenario non è un traguardo, ma un ponte verso il futuro», osserva il presidente Giovanni Alliata di Montereale, «vogliamo mandare un messaggio: dobbiamo lanciare il cuore oltre l’ostacolo per far sì che Venezia sia viva e protagonista». Una missione iniziata con il primo presidente del club Giuseppe Volpi di Misurata, convinto sostenitore di una reciproca disponibilità tra i soci nell’impegno comune. «Noi italiani», afferma, «abbiamo il difetto di singolarismo esasperante e malgrado la nostra istintiva ed apparente familiarità e cordialità amiamo il sistema dei compartimenti stagni. Il Rotary deve essere un mezzo volto a sfondare i compartimenti stagni e far si che gli uomini si conoscano e si stimino». Nel corso di un secolo di storia, il club ha mantenuto un ruolo centrale nella vita sociale e culturale della città, affiancando ai progetti umanitari un costante impegno nella tutela di settori strategici: dall’artigianato al commercio, dalla navigazione al turismo, dalla sanità allo sviluppo dell’area metropolitana, fino alla crescita economica e socioculturale di Venezia. «La nostra forza sta nella coesione», sottolinea il governatore del distretto Alessandro Calegari, «siamo impegnati a 360 gradi su moltissimi fronti, consapevoli della realtà eterogenea di Venezia e della necessità di rispondere in modo concreto ai bisogni della comunità».

Uno sguardo dal mare: il Padiglione Italia affronta la crisi climatica

Il Mar Mediterraneo, uno spazio di soglia per affrontare la crisi climatica e costruire il futuro degli oceani e non solo. La centralità del rapporto tra terra e acqua, tra naturale e artificiale, tra infrastruttura e paesaggio, tra città e costa: di tutti questi temi parlerà il Padiglione Italia alla 19. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. Dal 10 maggio al 23 novembre, alle Tese delle Vergini dell’Arsenale, le riflessioni architettoniche, scientifiche e culturali sul mare saranno le protagoniste di “Terrae Aquae. L’Italia e l’intelligenza del Mare”, questo il titolo del progetto espositivo promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura che contribuisce alla realizzazione del Padiglione con un importo pari a 800.000 euro e vede anche il sostegno di Banca Ifis. Curato dall’architetto Guendalina Salimei, docente alla Sapienza a Roma che affianca anche la pratica del progetto etico alla ricerca sperimentale per migliorare la qualità e le condizioni di vita negli ecosistemi naturali e antropici complessi, il Padiglione Italia si propone di offrire un importante contributo al dibattito internazionale sulla progettazione contemporanea, ripensando il rapporto con l’acqua in un’ottica sostenibile, in un sistema integrato di architetture, infrastrutture e paesaggio. Temi cardine del Padiglione saranno quindi i delicati equilibri tra ambiente, uomo, cultura ed economia che devono essere tutelati e riprogettati in vista del futuro.

Eni Versalis: plastica green riciclata a Porto Marghera

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«Porto Marghera è in trasformazione – ha dichiarato il Presidente di Eni Versalis Marcello Poidomani all’inaugurazione del nuovo stabilimento lo scorso 24 marzo – abbiamo previsto di potenziare la sua attuale funzione hub logistico con i nostri altri siti di Ferrara, Mantova e Ravenna per servire la Pianura Padana, ma con l’impianto di riciclo meccanico della plastica portiamo qualcosa di nuovo mettendo un primo importante tassello per mantenersi protagonisti della chimica ma in chiave sostenibile». Come ha aggiunto l’Amministratore Delegato della controllata di Eni, Adriano Alfani: «Si tratta di una trasformazione necessaria a restare competitivi per allargare le nostre filiere ampliando il portafoglio prodotti attraverso una sostenibilità ambientale, economica e sociale».

Una piccola rivincita per uno dei siti più industrializzati d’Europa e più martoriati in termini di inquinamento ambientale, ma un bel paradosso pensare che la rivoluzione verde possa arrivare proprio dalla plastica, la stessa famiglia di materiali che tanti disastri, sia sanitari che ambientali, ha creato attraverso la lavorazione del CVM in PVC. Molte cose sono cambiate da quando il polo industriale ospitava aziende al culmine del loro sviluppo come Montedison e la stessa Eni, ma oggi il futuro sembra ripartire dal riciclo di un materiale come il polistirene per generare nuovi polimeri riciclati a partire da scarti e rifiuti. «Stiamo trasformando le nostre filiere spinti sia dalle linee guida europee in termini di sostenibilità a livello di materie prime ed emissioni – ha aggiunto Alfani – ma anche perché il mercato sta cambiando, alcuni settori della chimica di base hanno subito un calo della domanda anche per la concorrenza di altri continenti, di conseguenza la nostra offerta è in evoluzione, andando verso produzioni basate su economia circolare».

La Bocciofila di San Sebastiano: «un laboratorio di cittadinanza»

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La Bocciofila di San Sebastiano diventa «un laboratorio di cittadinanza». A guidare questa nuova fase è il presidente Alvise Marzollo, affiancato da Enrico Bettinello, Francesca Delle Vedove, Gabriele Mareschi e Piero Reis. Il nuovo direttivo è al lavoro per rilanciare una realtà che non intende rassegnarsi allo spopolamento, ma anzi, vuole ripartire proprio dal gioco delle bocce per rafforzare il senso di comunità. «Rigenerare un luogo significa immaginarlo e reimmaginarlo», evidenzia Marzollo, «il nostro obbiettivo è dare vita ad un ambiente in cui ognuno trovi il proprio spazio in una comunità inclusiva ed intergenerazionale». In netta controtendenza rispetto al calo dei residenti, i soci della San Sebastiano sono già trecento e continuano ad aumentare: 141 ordinari e 181 sostenitori. E la maggior parte non supera i 30 anni. Nonostante in città sia rimasta l’unica insieme a quella di Murano, a bocce si continua a giocare ogni giorno e tra persone di ogni età. Il recente picco d’iscrizioni ne conferma l’attrattiva. E non solo per i residenti del centro storico.

“ON THE ROAD”: ecco il Grest 2025 diocesano

“ON THE ROAD”: ecco il Grest 2025 diocesano

Domenica 6 aprile alle ore 15:30, presso l’Istituto Berna, al termine della giornata di formazione dedicata agli animatori più giovani di 1^ e 2^ superiore e ai referenti che desiderano un momento di confronto, verrà presentata la proposta Grest 2025 diocesana.

Il progetto è stato pensato e realizzato dai collaboratori della Pastorale Giovanile per offrire un’esperienza formativa e coinvolgente ai ragazzi.

«È un’iniziativa che mette a frutto i talenti, che porta i ragazzi in prima linea», racconta don Riccardo Redigolo, direttore della Pastorale Giovanile della diocesi di Venezia. «L’obiettivo principale non è semplicemente fornire un sussidio, ma trasmettere il valore del cammino diocesano e la creatività dei giovani. Il progetto è frutto di un lavoro di squadra tra i giovani collaboratori della Pastorale Giovanile, che hanno dato forma a una storia pensata per coinvolgere ed entusiasmare i partecipanti».

Arciconfraternita della Misericordia: una linea amica per gli anziani

In una Venezia sempre più “anziana”, i servizi offerti dall’Arciconfraternita di San Cristoforo e della Misericordia risultano ancora più preziosi. E alla lunga lista se ne aggiungerà presto uno nuovo, pensato per garantire un po’ di compagnia a quelle persone che vivono sole e che, soprattutto con l’arrivo della sera, sentono il bisogno di scambiare quattro chiacchiere con qualcuno che riempia quei silenzi e quella solitudine che molte volte pesano come macigni. «Abbiamo costituito una nuova sezione interna – annuncia il presidente Giuseppe Mazzariol – che andrà ad affiancarsi a quella già dedicata agli anziani, ai minori, all’ambulatorio gratuito e alla squadra di primo soccorso. Partiremo intanto con una prova di tre mesi». Si chiamerà “linea amica ascolto e compagnia” e prenderà ufficialmente il via dal mese di maggio, mettendo a disposizione un numero telefonico per tre ore, in tutti i giorni della settimana, dalle 20 alle 23. Numero che verrà reso noto prossimamente. «Una nostra volontaria si offrirà, in forma anonima, di ascoltare chiunque abbia piacere di telefonare nella fascia oraria da noi messa a disposizione. E non dovrà necessariamente dire il proprio nome e cognome nemmeno la persona che sceglierà di affidarsi a questo servizio: potrà farlo solo se ne avrà piacere. Ci sono tanti anziani, in città, che vivono soli e che, specialmente nelle ore serali, sentono il bisogno di scambiare una parola con qualcuno. Ma spesso, dopo cena, si limitano a sedersi in divano e a guardare la televisione. Grazie a questa nuova sezione avranno invece modo di condividere un momento con qualcuno a cui potranno rivolgere pensieri, riflessioni e domande», osserva Mazzariol, che sottolinea che alla volontaria dell’Arciconfraternita se ne affiancheranno altri, pronti a mettersi a disposizione.

Venezia: giovani con i detenuti, la Messa è in carcere

Il Cappellano del carcere di S. Maria Maggiore di Venezia, don Massimo Cadamuro, insieme ai suoi collaboratori, promuove un’iniziativa rivolta ai giovani: la partecipazione alla Santa Messa domenicale all’interno della struttura penitenziaria. 

Un’opportunità di servizio e di preghiera che offre un’esperienza di fede e di condivisione autentica.

«Abbiamo riattivato l’iniziativa per Pasqua, ma il nostro obiettivo è che diventi una proposta di servizio ogni domenica», spiega don Ricardo Redigolo, direttore della pastorale giovanile della diocesi di Venezia, che collabora alla realizzazione dell’iniziativa. «L’idea è di offrire ai giovani un’ulteriore opportunità di servizio e di spiritualità, consentendo loro di conoscere meglio il territorio e le sue realtà meno visibili».

L’autorizzazione per partecipare a questa esperienza è concessa a piccoli gruppi di 10-12 persone, composti da giovani maggiorenni e un responsabile adulto. 

Tale permesso va richiesto con almeno un mese di anticipo, quindi è necessario pianificare per tempo la data e prendere contatti con don Massimo e i volontari.

Lo stress cronico nemico della salute orale

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Fin dall’antichità l’uomo ha dovuto reagire a situazioni di stress con l’obiettivo principale di proteggersi dal pericolo insito nell’affrontare e superare un ostacolo. Lo stress, insomma, è da sempre fedele compagno dell’umanità. Anche noi uomini moderni viviamo oggi momenti di stress di varia natura che ci costringono a uno “stato di allertache coinvolge tutto l’organismo. Questa meravigliosa struttura che viene definita come “sistema stress” è utile ed efficace per permetterci di adattarci a stimoli esterni (ed interni) che agiscono sul nostro corpo.

Alcuni studi, fin dagli anni Sessanta, si sono occupati in particolare dello stress cronico, tipicamente quello psichico, e dei possibili risvolti sulla salute orale. Questi studi hanno messo in evidenza come alcune delle patologie orali più frequenti, importanti e meglio conosciute – la carie, ad esempio, o i problemi dei tessuti di sostegno dei denti (le parodontiti) – siano fortemente correlate allo stato stressogeno. Negli anni seguenti, Ottanta, Novanta e Duemila, poi, sono stati chiariti i meccanismi che sono alla base di questa corrispondenza.

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