Scuola Grande di S. Teodoro: al fianco delle ristrette della Giudecca

La Scuola Grande di San Teodoro al fianco delle ristrette della Casa di reclusione femminile della Giudecca. Tra le numerose iniziative in programma quest’anno c’è anche il sostegno economico a quelle mamme con figli in età scolare, in stretta sinergia con “I ragazzi di don Bepi”. «Un nostro confratello, che fa parte del gruppo, – racconta la guardian grando, Roberta Di Mambro – l’altro giorno mi ha chiesto di contribuire ad un loro progetto, orientato a coprire parte della retta per l’iscrizione di due bimbi, figli di detenute della Giudecca, in una scuola paritaria del centro storico, che si è resa disponibile a venire incontro in termini di cifra complessiva richiesta». Se una parte la stanziano “I ragazzi di don Bepi”, che si occupano anche di andare a prendere i bambini e di riaccompagnarli nell’Icam, l’altra metà proprio la Scuola Grande di San Teodoro. «Al nostro Consiglio – afferma Di Mambro – proporrò che il sostegno alla retta prosegua pure in futuro». E questa non è l’unica attenzione rivolta alle carceri della città d’acqua. Alla luce di un corso di pittura che viene organizzato al Centro servizi San Giobbe di Ipav, pensato per gli anziani ospiti della struttura, l’iniziativa potrebbe essere portata anche all’interno della Casa di reclusione dell’isola. «Prima però ne dovremo parlare con la direttrice. Vedremo che cosa sarà possibile organizzare. Se non sarà un corso di pittura, potremo comunque pensare a qualcos’altro. Noi ci siamo».

Aquamour a Venezia: il primo festival dell’acqua

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«Tutto è nato da una suggestione, coltivata con un giro del mondo alla ricerca di esperienze positive sulle relazioni fra popoli e acqua – racconta Barbara Albasio, ideatrice e direttrice artistica del Festival Aquamour di Venezia – io e mio marito siamo partiti dalla Francia visitando dal 2019 15 Paesi in 8 mesi, da qui è scaturito un documentario, proiettato per la prima volta al museo open air Italo Bolano dell’Isola d’Elba da cui è nato poi un primo festival nel 2022. Abbiamo replicato nel 2023, creando anche l’associazione omonima, dove è avvenuto l’incontro con Hélène Molinari, fondatrice di SUMus, un’associazione che propone una visione di lungo periodo ridando a Venezia il titolo di capitale dell’acqua».

«Si è sviluppata così l’idea di portare il festival in laguna – aggiunge – proponendo un format che mescola i saperi attraverso eventi e prospettive concrete, perché una cosa è parlare di acqua come si fa spesso ai convegni e un’altra è proporre vere e proprie esperienze. Ci basiamo sul concetto di intelligenza collettiva, mettendo insieme le persone, perché l’acqua non ci insegna solo a essere flessibili, ma è una maestra in fatto di creatività per trovare soluzioni ai problemi. In un momento storico in cui l’umanità si trova davanti ai disastri che ha creato, pensiamo che sia necessario tornare ad amare l’elemento che è all’origine della vita, farlo sia dentro, visto che è anche il nostro costituente, che fuori, essendo presente in quello che ci circonda. Con questo spirito Aquamour mette insieme in equilibrio arte, cultura, economia, didattica e scienza con quattro giorni di eventi gratuiti e aperti a tutti diffusi per la città».

La lunga battaglia per l’emancipazione delle donne veneziane

Un percorso diacronico sul rapporto tra le donne veneziane e la giustizia. Alessandra Schiavon, Anna Bellavitis e Nadia Maria Filippini hanno raccolto in un volume edito dall’Ateneo Veneto (CCXL, 23/1 (2024) storie di battaglie e conquiste tra «dissimmetrie legislative e casi di agency femminile» dal Medioevo all’età contemporanea. Studiose provenienti da ambiti diversi hanno approfondito le disparità nella legislazione, evidenziando come normative civili, penali, sociali e politiche abbiano codificato privilegi e diritti asimmetrici a favore degli uomini e come, parallelamente, le donne abbiano cercato di ritagliarsi spazi di libertà. «Venezia è da sempre un laboratorio di innovazione e tradizione», osserva Gianmarco Guidarelli nell’introduzione, «ed oggi è il miglior contesto possibile dove riflettere ed elaborare criticamente le contraddizioni e le sfide della modernità». Il volume è consultabile qui.

Moreno Pesce: «Essere “green” significa rispettare la montagna»

Di montagna Moreno Pesce se ne intende parecchio («la adoro, fin da bambino») e le sfide estreme a cui sottopone mente, cuore e fisico sono il risultato di una grande preparazione e di un team rodato sempre al suo fianco. Lui, classe 1975 e originario di Noale, ha trasformato una tragedia personale in una vera risorsa per superare i propri limiti e per trasmettere agli altri dei valori di cui troppo spesso, nella frenesia di tutti i giorni, tendiamo a scordarci. Càpita, quando si danno per scontate cose a cui non riusciamo a pensare diversamente da quello che sono in superficie, finché la vita arriva a segnare un “prima” e un “dopo” che Moreno racconta senza filtri, anche fra i giovani. Un incidente motociclistico, che gli è costato la gamba sinistra, ha segnato per sempre, nel ‘97, la sua esistenza. Una «fortuna», la definisce l’uomo, poiché gli ha consentito di imparare «a guardare e a pensare» davvero, come non aveva mai fatto prima. La protesi in fibra di titanio che ne detta il passo, è l’“alleata” che permette a Moreno di affrontare le sue imprese, dall’asticella ogni volta sempre più alta. E se da un lato le sfide a cui si sottopone lo portano a confrontarsi con se stesso, dall’altro il tema del rispetto dell’ambiente circostante è qualcosa che per lui non deve mai venire meno. «In montagna c’è molta sporcizia, specie in estate, a causa del turismo. È un dato di fatto: la gente tende spesso ad abbandonare carte e rifiuti di vario genere a terra, ma l’ambiente va rispettato, salvaguardato», è il mantra di Moreno.

Un’armatura di pietra per la Serenissima

Fin dalla sua fondazione, Venezia ha fatto dell’acqua la sua prima linea difensiva. Barene, canali e bassifondali rappresentano un ostacolo naturale per gli invasori foresti. Tuttavia, con il passare del tempo e l’aumento delle minacce esterne, la natura non è più sufficiente. «Venezia è unica, ma non immutabile. La città lagunare, apparentemente immobile, è stata ed è un luogo in perenne trasformazione, segnato da armonie e conflitti», riflette il professor Antonio Manno, «la sua forma urbanistica, ora paragonata a quella di un pesce per rimarcarne l’indissolubile legame con l’acqua, è il risultato di continui ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli». Le incessanti metamorfosi hanno investito ogni aspetto, compreso il sistema difensivo. L’annessione dell’approdo naturale alle vie di commercio verso il continente equivale alla creazione della porta urbana “da Terra”, «geograficamente opposta e pur tuttavia funzionale a quella “da Mar”, situata nel porto di Lido e replicata, simbolicamente, dalle due grandi colonne nella Piazzetta di San Marco». E attorno, man mano, iniziano a moltiplicarsi le opere per difendere la Serenissima nella sua interezza: dalle isole della laguna a Chioggia, fino a Mestre ed il suo immediato retroterra. Una serie di fortificazioni collezionate e riscoperte da Manno, Debora Russon e Riccardo Roiter Rigoni nell’ultimo appuntamento del progetto “VeneziE”, organizzato dal Circolo Veneto.

 

I quindici anni del Ca’ Foscari Short Film Festival

Ca’ Foscari Short Film Festival festeggia la quindicesima edizione. La potenza del cinema giovane si diffonderà in tutta la città lagunare: dall’Auditorium di Santa Margherita fino ai saloni dei palazzi storici che ospitano il Museo d’Arte Orientale, la Fondazione Bevilacqua La Masa, l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, la Fondazione Querini Stampalia e la Casa del Cinema. Lo Short Film Festival è il primo festival in Europa interamente concepito, organizzato e gestito da un’università. «La vocazione internazionale del festival», sottolinea la direttrice artistica e organizzativa Roberta Novielli, «offre visibilità ai giovani artisti che ogni anno propongono fotografie preziose del mondo contemporaneo». Per il terzo anno consecutivo, Manuele Fior firma il manifesto ufficiale della manifestazione. Un Pulcinella appollaiato sul comignolo di un tetto veneziano, legge con un sorriso beffardo, e osserva la vita scorrere dall’alto. «L’immagine propone l’importanza della maschera, grazie alla sua capacità di proiettarci in altre storie», spiega l’illustratore, «allo stesso tempo, mostra come sia necessario guardare il mondo dall’alto per scoprirlo da una diversa prospettiva».

Università e Speranza: Venezia al confronto nazionale

Università e Speranza: Venezia al confronto nazionale

«La Pastorale universitaria ha la responsabilità, sempre più decisiva, di aiutare i giovani a non perdere contatto con la loro umanità». Lo rileva don Gilberto Sabbadin, responsabile della Pastorale universitaria in diocesi di Venezia, all’indomani dell’incontro nazionale tenutosi a Cagliari dal 6 all’8 marzo scorsi.

Il tema dell’evento, »Università, laboratorio di speranza«, ha offerto lo spunto per una riflessione profonda sul ruolo dell’università e della pastorale nella crescita umana e spirituale dei giovani.

«Ogni diocesi ha le sue specificità, e metterle in comune è un grande arricchimento», afferma Sabbadin. «Avevamo bisogno di una conferma che stiamo camminando nella direzione giusta con la Chiesa italiana. Il tema dell’incontro, “Università, laboratorio di speranza“, ci ha permesso di riflettere sulla creatività dei giovani e sul ruolo dell’università nel favorire una sintesi tra sapere e vita. La speranza connette vari aspetti della persona e orienta verso una chiamata alla vita piena. Spero che questo incontro aiuti i giovani a comprendere che gli anni universitari non sono un semplice periodo di transizione, ma un tempo decisivo di scelta».

È primavera: svegliatevi con una bella passeggiata!

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Con la primavera ormai alle porte è ora di tirare fuori dagli armadi la tuta da ginnastica e le scarpe comode da passeggio: per la nostra salute non c’è niente di meglio che iniziare la giornata con una bella passeggiata mattutina.

Ognuno di noi può individuare un percorso che, possibilmente partendo da casa, gli consenta di camminare per almeno una mezz’oretta, meglio se non a fianco o comunque vicino a strade trafficate, meglio ancora se su tracciati esclusivi per bici e pedoni, ottimo se in mezzo alla campagna o in un bel parco pubblico – anche se vi toccasse un piccolo spostamento in bici o in auto per raggiungerlo – e… vai di passeggiata!

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