Il presepe nella Basilica dei Frari richiama alla pace

Nella Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia quest’anno la Natività, ispirandosi all’anno giubilare appena iniziato dal tema “Pellegrini di speranza”, parla della pace. La Sacra rappresentazione, realizzata nella Cappella di San Pietro e inaugurata durante la S. Messa della notte di Natale, ormai è rimasta l’unica in città che vede le statuine in movimento e presenta il suggestivo alternarsi del giorno e della notte, compresi i particolari effetti atmosferici e sonori come quelli del brutto tempo e, da quest’anno, anche di una copiosa nevicata in 3D. Il tutto si svolge in un ciclo di circa sei minuti che coinvolge soprattutto i bambini, ma anche gli adulti restano incantati nel cogliere i tanti particolari presenti, creati grazie all’ingegno di padre Sergio Zanchi, da anni ideatore e realizzatore del presepe. «Il mio primo presepe risale a quando avevo 17 anni ed ero in seminario» ricorda il sacerdote, che ora ha superato i 90 anni. «Mi piace molto guardare i bambini che si divertono nel vedere i movimenti e i genitori che non riescono a portarli via. L’effetto scenografico che attira i bambini però serve anche per far passare messaggi importanti».

I lampadari di “Murano illumina il mondo” sono tornati a San Marco

Tra intelligenza artificiale e reinterpretazione della tradizione veneziana. I nuovi lampadari d’artista del progetto “Murano illumina il mondo” sono tornati anche quest’anno, per la seconda volta consecutiva, ad illuminare per le feste natalizie le volte delle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco a Venezia. Il progetto, promosso da The Venice Glass Week e dal Comune di Venezia, quest’anno vede la straordinaria partecipazione di undici artisti e architetti internazionali del calibro di Joseph Kosuth, Kengo Kuma e Philippe Starck, a cui è stato chiesto di reinterpretare il lampadario, utilizzando tecniche vetrarie antiche e moderne. Tutti gli undici artisti coinvolti si sono messi alla prova con il vetro artistico di Murano, in collaborazione con altrettante prestigiose fornaci muranesi e sapienti maestri vetrai, che sono stati coordinati da Matteo Silverio. Le tradizioni secolari di Venezia hanno preso così forma attraverso pezzi unici, incontrando in una mostra a cielo aperto ricerca, qualità e innovazione. Gli chandeliers che si accendono al calar della sera si potranno ammirare per tutto il periodo invernale, fino al 4 marzo.

Nelle riviste l’emancipazione femminile passa attraverso lo sport

Con il loro charm le donne conquistano nelle loro tute da sci le valli alpine e le coste cimentandosi nel nuoto. Nel primo ventennio del ‘900 raggiungono una certa indipendenza e libertà espressive, tanto da iniziare ad abbracciare diversi sport in cui sentono di poter esprimere il loro potenziale. “Audaci e sportive. Le donne nelle riviste tra 1922 e 1945” è la mostra allestita nelle Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana a Venezia che sarà visitabile fino al 28 febbraio. L’esposizione, curata da Elena Pala e Emanuela Scarpellini dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con il Centro interdipartimentale MIC Moda Immagine Consumi, nasce dalla collaborazione tra la Biblioteca Nazionale Marciana e la Fondazione Casa di Oriani di Ravenna. «Si tratta di una mostra scientificamente fondata che si allarga ad aspetti di storia del costume toccando diverse tematiche» ha spiegato il direttore della Biblioteca MarcianaStefano Trovato, spiegando che la mostra presenta diverse curiosità. In una serie di teche, tra riviste e pezzi d’epoca, l’esposizione approfondisce l’immagine femminile e il suo uso pubblico nelle riviste, di moda ma non solo, tra il 1922 e il 1945. Un excursus che attraversa le diverse fasi del regime, per giungere alla Resistenza, rappresentata nelle divise delle partigiane combattenti, che non hanno uniformi da ostentare e indossano piuttosto una “divisa morale”, insofferenti all’armatura di regime in cui le ha ingabbiate il fascismo. Articolata nei tre percorsi tematici “Tra moda e autarchia”, “In movimento” e “In uniforme”, in mostra è esposto un consistente numero di riviste appartenenti alle collezioni della Fondazione Oriani, della Marciana e di privati, che sono presentate accanto a fotografie, abiti, divise, tessuti e tanti altri documenti, offrendo un excursus tra storia del costume, storia di genere e storia politico-sociale.

 

Avapo Venezia: bilancio del 2024 nel segno dell’assistenza

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Non esistono pause o interruzioni natalizie per chi, come i volontari di Avapo Venezia, si dedica all’assistenza quotidiana dei pazienti oncologici: anzi, l’arrivo delle feste segna un momento se possibile ancora più doloroso e difficile da gestire, sia per coloro che devono affrontare la malattia, ma anche per i familiari che li affiancano. Per questo motivo, l’operato di Avapo Venezia è fondamentale in un periodo così delicato dell’anno: attiva proprio da dicembre del 1988, l’Associazione Volontari per l’Assistenza di Pazienti Oncologici, fornisce i suoi servizi 365 giorni all’anno, incluse le domeniche e le feste, proprio per consentire ai malati oncologici di affrontare la malattia a casa, tra gli affetti dei propri cari e le mura rassicuranti e familiari del loro nido, grazie all’assistenza domiciliare.

«Purtroppo, le persone di solito scoprono la nostra Associazione quando devono interfacciarsi con la malattia o quando vengono in ospedale: ma è fondamentale che i cittadini siano consapevoli dell’importanza e dell’impatto che un servizio come questo può avere, sia perché permette di ridurre il congestionamento degli ospedali, ma soprattutto perché consente ai familiari di occuparsi dei propri cari, malati, a casa. Dovrebbe essere un diritto di tutti poter trascorrere questo momento così doloroso nel proprio letto, tra le proprie mura», Commenta Teresa Baldi Guarinoni, Presidente uscente di Avapo Venezia.

Nel libro di Calivà le testimonianze degli sbarchi albanesi

Le migrazioni di un popolo sono sempre un disagio, fisico e soprattutto mentale, ma aiutano anche a riflettere sulla capacità di adattamento, crescita e integrazione di chi ha attraversato mari, confini e ostacoli per costruire un futuro migliore. Di questo parla il libro Gli sbarchi albanesi nei primi anni Novanta. Storie di vita” dello scrittore, giornalista, poeta e drammaturgo arbëresh Mario Calivà, edito da Besa Muci e presentato recentemente a Palazzo Franchetti, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti a Venezia, nell’incontro mediato da Mirela Tomassini dell’Associazione Arbëria, alla presenza della comunità albanese veneziana. Mario Calivà, nato nel 1983 a Piana degli Albanesi in Sicilia, nell’antica comunità arbëresh di cui fanno parte gli albanesi d’Italia, ha pubblicato diverse raccolte di poesie e libri, mentre dal 2012 porta in scena le sue opere teatrali in lingua arbëresh. Inoltre, ha lavorato presso la redazione romana di Rai Cultura. Il suo libro riporta indietro nel tempo alla riscoperta delle prime esperienze di migrazione albanesi e dei drammatici sbarchi, offrendo una visione storica e sociale del fenomeno. «Ho scritto il libro perché il viaggio compiuto dagli albanesi nel 1991 ripercorre idealmente quello degli arbëresh di tanti anni fa. – spiega Calivà. – Anche noi, seppur in diverse situazioni, siamo arrivati in Italia 500 anni fa prendendo la via del mare. Arbëresh e albanesi sono una cosa sola».

Gruppo Missioni Carpenedo: in cento per un bilancio e progetti

Gruppo Missioni Carpenedo: in cento per un bilancio e progetti

Oltre 100 persone si sono riunite sabato 14 dicembre per la riunione di fine anno del Gruppo Missioni Carpenedo, un incontro che ha permesso di fare un bilancio trasparente del lavoro svolto durante l’anno, condividendo con i partecipanti i progetti realizzati e lanciando le nuove iniziative per il 2025. 

«Questo incontro serve proprio a evidenziare i risultati ottenuti», ha spiegato Gianni Scarpa, responsabile del Gruppo. «Ogni attività e progetto sono frutto del lavoro di tutti. La trasparenza delle attività è un valore fondamentale per il Gruppo, garantendo che ogni iniziativa venga condivisa e resa chiara a tutti i partecipanti».

La serata è stata un’occasione per riflettere insieme sui progressi e per coinvolgere tutti nella missione che unisce Carpenedo con le realtà di India, Kenya e Filippine.

Luce della Pace: da Betlemme a Venezia e in tutto il mondo

Luce della Pace: da Betlemme a Venezia e in tutto il mondo

Sabato 21 dicembre, a Venezia, una quindicina di scout si sono radunati per accogliere la Luce di Betlemme, un simbolo di pace e fratellanza che ogni anno passa per tutta Italia.

«Ogni anno la luce viene portata da Betlemme e distribuita in tutto il mondo» spiega uno dei responsabili Marino Piazzalonga. «Quest’anno, purtroppo, a causa della difficile situazione di conflitto in Medio Oriente, non è stato possibile compiere il tradizionale pellegrinaggio a Betlemme per prelevare la luce direttamente dalla Basilica della Natività. Tuttavia, è stata utilizzata la Luce dell’anno scorso che viene comunque preservata in alcuni luoghi, dove viene custodita durante tutto l’anno».

La luce è stata poi portata alla messa principale dei Frari, una delle chiese della città. Un gesto che non è solo un atto di religiosità, ma anche un simbolo tangibile di quanto il messaggio di pace sia condiviso e accolto da tante persone.

La mensa di Ca’ Letizia: monitoraggio e nuovi tipi di povertà

La mensa di Ca' Letizia: monitoraggio e nuovi tipi di povertà

Natale 2024: rispetto all’anno scorso, il numero medio di persone che frequentano la mensa di Ca’ Letizia a Mestre è diminuito, passando da oltre 100 a circa 90. Questo mentre nella vicina mensa dei Frati Cappuccini, dove si serve il pranzo (a Ca’ Letizia la cena) si registrano ancora circa 120 presenze. Nonostante i numeri più bassi, tuttavia, si è mantenuto un flusso regolare di persone.

Una tendenza interessante riguarda le persone straniere, che, a differenza di qualche anno fa, non tornano più nei loro paesi d’origine durante le festività. 

«Da settembre 2022, insieme al centro di ascolto della Caritas, abbiamo introdotto un sistema di tessere di accesso per monitorare coloro che frequentano la mensa con una certa regolarità», spiega il responsabile della mensa di Ca’ Letizia e presidente della San Vincenzo mestrina, Stefano Bozzi. «L’obiettivo è quello di garantire una gestione più attenta e mirata delle risorse, identificando le persone più vulnerabili e cercando di offrire loro un supporto più concreto».

Per il futuro, l’obiettivo di Ca’ Letizia è “sopravvivere”, affrontando le crescenti difficoltà nel sostenere le necessità. Gli aiuti e i benefattori sono in calo, e la sfida è mantenere il servizio attivo. Per garantire la continuità, si punta sul rilancio dell’immagine della mensa, cercando di attrarre nuovi donatori per supportare chi ogni anno si rivolge a essa in cerca di aiuto e solidarietà.

Cura dei bambini: il dottor Spock contro il dottor Google

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Intendiamoci subito: stiamo parlando di Benjamin Spock, pediatra nato nel 1903 e morto nel 1998, non certo del signor Spock, il vulcaniano dalle orecchie a punta, dell’Enterprise di Star Trek. Il nostro dottor Spock scrisse il suo “Common sense book of baby and child care” nel 1946, nel tentativo di demedicalizzare (già allora!) la cura e l’educazione dei bambini in un’ottica meno rigida e un po’ più permissiva per i tempi di allora.

Il dottor Google nasce invece nel 1997, diventa popolare qualche anno dopo e in una decina d’anni comincia a fare danni irreparabili nei confronti di quello che il povero dottor Benjamin era riuscito a costruire.

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