Hortus Redemptoris: il giardino del Redentore apre al pubblico


Per la prima volta, l’Hortus Redemptoris della chiesa del Redentore di Venezia apre le sue porte a residenti e turisti.
Con una superficie di circa un ettaro, il giardino si estende dalla Giudecca fino alla laguna, offrendo uno spazio di contemplazione e bellezza.
Adele Re Rebaudengo, presidente della Venice Garden Foundation, sottolinea l’importanza del restauro conservativo realizzato nel giardino.
«Questo intervento ha utilizzato materiali di recupero, come la pietra d’Istria e travi in legno, per preservare la bellezza del luogo e mantenere un ecosistema vitale, ricco di piante, alberi da frutto, farfalle e api», spiega. «Le pratiche di coltivazione biologica adottate nel giardino sono realizzate con un forte focus sulla sostenibilità, con un’attenzione particolare al terreno, prima ancora che alle piante».
Seconda Rassegna Musicale: 240 voci insieme

Domenica 17 novembre alle ore 16.30, nella chiesa di Zelarino in via Castellana, avrà luogo la Seconda Rassegna Musicale, un evento che promette di essere un’occasione di gioia, incontro e condivisione attraverso il canto.
Dopo il successo della prima edizione, svoltasi a dicembre 2023, la rassegna di quest’anno accoglierà un numero ancora più ampio di partecipanti e gruppi corali, tutti uniti dal desiderio di comunicare e celebrare insieme.
Se lo scorso anno erano quattro le parrocchie coinvolte, quest’anno saranno ben otto, con circa 240 persone pronte a cantare insieme e a creare un’atmosfera indimenticabile di armonia collettiva.
«La risposta è stata incredibile, e questo interesse da parte di altre parrocchie è una bellissima sorpresa», spiega Paula De Rossi, una delle coriste del gruppo Made with Joy, sottolineando la voglia crescente di collaborazione tra le comunità parrocchiali.
Ca’ Foscari: l’acquaponica per coltivare pesce e vegetali


Una delle più grandi sfide per il domani che impone il cambiamento climatico? Produrre cibo in modo sostenibile in condizioni diverse da quelle a cui ci ha abituato l’agricoltura e l’allevamento nel corso della moderna storia dell’uomo. «Le necessità del futuro ci imporranno di consumare meno risorse, garantendo un maggior benessere animale, usando la scienza per realizzare alimenti anche in zone in cui le condizioni non sono favorevoli», esordisce così il Professore di Ecologia Roberto Pastres, docente di Ca’ Foscari, responsabile del progetto BeBlue (Beyond Bluegrass) evoluzione del precedente Bluegrass, entrambi Interreg Italia-Slovenia, per dimostrare non solo la fattibilità tecnica di questa tecnologia ma anche la sua sostenibilità ambientale ed economica.
«Se c’è già letteratura scientifica sulle colture e l’allevamento ittico in acqua dolce – spiega il docente – il nostro impianto pilota si sta concentrando sull’acquaponica marina, abbiamo scelto di provare così a far crescere contemporaneamente salicornia e delle orate, queste ultime in sei mesi sono passate da 40 grammi a 250 e sono in perfetta salute. Abbiamo scelto due produzioni diffuse nelle zone costiere dell’Adriatico del Nord, per allungare la stagione della salicornia, che oggi importiamo inoltre da altri Paesi mediterranei come anche le orate. L’impianto, che si trova al Campus Scientifico di Mestre, non solo ci ha permesso di portare a termine con successo la sperimentazione, ma è la base per la simulazione digitale di siti produttivi molto più grandi per valutare il fabbisogno energetico e la sostenibilità ambientale ed economica di una produzione di questo tipo portata su larga scala».
Ottica Matteo: nuovo negozio nel segno della sostenibilità


Investire a Venezia e per la città è possibile. È quanto dimostra Ottica Matteo, storico negozio veneziano di controllo vista e vendita di occhiali, che da pochi mesi ha cambiato sede e veste con una nuova apertura nel segno della sostenibilità e del riciclo in Salizada San Pantalon nel sestiere di Santa Croce al civico 102, in quello che fino a pochi anni fa era il negozio di scarpe Luana, a pochi passi dai civici 29 e 30 dove era precedentemente. Questa realtà è portata avanti da Matteo Codato e Alessia Cirone, marito e moglie, entrambi ottici e titolari del negozio, insieme alla commessa Michela e Schia, un volpino nano che accoglie i clienti e funge da mascotte del locale. «Il negozio è aperto da dicembre 1988 col nome “Ottica Massaria”. Ho iniziato a lavorare all’interno nel settembre 1994 come semplice commesso e collaboratore. Questo fino a dicembre 2010, anno in cui ho rilevato l’attività e ho iniziato a lavorare con mia moglie. – racconta Matteo – Da li non ci siamo più fermati e abbiamo sempre cercato di migliorare il negozio in modo da fornire un servizio maggiore». Questo però ha portato ad un bivio: ristrutturare il negozio che era diviso in due locali o aprirne uno nuovo, con l’obiettivo però di rimanere in zona. «Il negozio era vecchio, facevamo fatica a seguire entrambi i locali e, in virtù di una mole di lavoro di cui non ci lamentiamo, molte volte non c’era posto all’interno del locale per i clienti. – e continua Matteo – L’idea di spostarci in un nuovo negozio ci è piaciuta subito, ma dovevamo rimanere in zona per facilitare i clienti storici a raggiungerci e trovarci».
Varicella e Fuoco di Sant’Antonio: un virus per due malattie

In tempi in cui si fa un gran parlare di virus, lo studio della storia naturale di quello della varicella – VZV: varicella-zoster virus – ci può aiutare a fare un po’ di chiarezza su quali siano i meccanismi con cui questi patogeni agiscono nel nostro organismo.
Necessaria una premessa: i virus sono dei microrganismi che necessitano obbligatoriamente delle nostre strutture cellulari per potersi replicare. Alcuni di loro (e tra questi i virus erpetici incluso VZV) una volta entrati nelle nostre cellule vi rimangono in forma definitiva anche dopo la guarigione clinica, inserendo il loro genoma virale all’interno del nostro nucleo cellulare.
Mario Piana: «Ora gli interventi in Basilica non saranno più vani»

Grazie alla messa in sicurezza della Basilica di San Marco a Venezia, a seguito dell’installazione due anni fa della barriera di vetro, è ora possibile attuare interventi di restauro che precedentemente con le continue invasioni mareali sarebbero risultati inutili. È quanto è emerso dall’incontro intitolato “La salvaguardia della Basilica di San Marco”, tenutosi mercoledì 30 all’ Hotel Saturnia & International a Venezia, in cui Mario Piana, architetto e proto della Basilica di San Marco, ha fatto il punto sui numerosi e complessi interventi di manutenzione, restauro e sicurezza attuati. L’edifico, delicatissimo, presenta infatti più di cento differenti tipi di marmo ed è la chiesa europea con il maggior numero di colonne: se ne contano più di 900. Il 2024 è stato infatti un anno importante per la Basilica che, finalmente al sicuro dalle acque alte, ha visto compiersi numerosi interventi. Collocata nel punto più depresso dell’area marciana, la Basilica prima della realizzazione della barriera di vetro non era protetta dal Mose, che si attiva con maree oltre i 110 cm, mentre i preziosi pavimenti del nartece cominciavano ad allagarsi già con un’alta marea di 60 cm. Nell’ultimo ventennio l’acqua è entrata in Basilica oltre 100 volte l’anno, creando gravi problemi di dissesto alla veneranda fabbrica che, per via dei suoi marmi e mosaici preziosi, risulta molto sensibile all’azione delle efflorescenze saline, che risalendo nelle murature fino a 11 metri, portano i materiali a espandersi e rompersi. «Nonostante la Basilica sembri una fabbrica quasi completamente lapidea e marmorea, in realtà è principalmente laterizia, rivestita da spessori sottilissimi di circa 2 cm di pietra, tenuti da ganci metallici, dove le perdite anche di piccolissimi elementi possono portare a dissesti preoccupanti e danni strutturali» spiega Piana.
Il cerchio: l’ossessione di Apollonio in mostra alla Guggenheim


Sono creazioni che fanno letteralmente girare la testa. È questo l’effetto delle opere della mostra “Marina Apollonio. Oltre il cerchio” allestita negli spazi espositivi della Collezione Peggy Guggenheim a Venezia, visitabile fino al 3 marzo, a cura di Marianna Gelussi. Si tratta della prima e più grande personale mai realizzata in un’istituzione museale italiana dedicata a Marina Apollonio (Trieste, 1940), una delle maggiori interpreti dell’arte ottica e cinetica internazionale. La mostra ripercorre dal 1963 a oggi la carriera dell’artista, cresciuta a Venezia, attraverso i disegni, le prime prove di ricerca su carta e una selezione di inediti materiali d’archivio, mettendo in luce aspetti meno conosciuti della produzione dell’artista. Un centinaio sono le opere esposte provenienti dalla collezione dell’artista, nonché da musei e istituzioni nazionali e internazionali. Marina Apollonio, figlia del critico Umbro Apollonio, inizia la propria ricerca creativa stimolata dall’ambiente artistico familiare già dai primi anni ‘60. Attratta dal rigore dell’astrazione geometrica, si focalizzerà sulla psicologia della percezione, indagando su aspetti visivi non usuali nel mondo dell’arte. La geometria delle forme elementari e le ricerche attorno alle loro possibilità di attivazione sono al centro dell’opera di Apollonio, in una rigorosa progettazione matematica e continua sperimentazione tecnica su diversi supporti, in cui elementi costanti sono il programma, il dinamismo e l’essenzialità. Nel 1962 entra in contatto con gli artisti dell’Arte programmata e poi con quelli dell’Optical-art ma, pur trovandosi in sintonia con queste visioni, con cui condivide e promuove l’idea di arte depersonalizzata e in contrasto con le correnti informali allora in voga, non aderirà mai a nessun gruppo. Abbracciando il movimento, Apollonio rende così partecipe lo spettatore in opere che non sono né pittura né scultura.
Ribelle e visionaria: in un podcast la storia di Peggy Guggenheim

Mutevole, tenace e pronta a inseguire sempre la passione di una vita: l’amore per l’arte. Questa è Peggy Guggenheim (New York, 1898 – Camposanpiero, 1979), la cui incredibile storia di visionaria collezionista e mecenate delle arti è raccontata nel podcast “Volevo essere libera”, uscito circa un mese fa sulle principali piattaforme streaming. Il podcast di quattro puntate è realizzato da Chora Media insieme alla Collezione Peggy Guggenheim, ed è disponibile su Spotify, Apple Podcast, Google Podcast, Spreaker. “Volevo essere libera” esplora la straordinaria vita di Peggy Guggenheim, soprattutto dal punto di vista umano, oltre che il suo incondizionato amore per l’arte come appassionata collezionista, sostenitrice e amica dei più grandi artisti del Novecento. Quattro episodi scritti da Silvia Nucini, con la voce narrante dell’attrice Sara Drago e i ricordi della direttrice del museo, nonché nipote di Guggenheim, Karole P. B. Vail, approfondiscono una delle figure più audaci e lungimiranti del XX secolo e mettono in luce come il suo spirito libero e il suo coraggio abbiano attraversato il tempo, rendendola tutt’oggi un’icona di contemporaneità. “Volevo essere libera”, grazie anche ad alcuni estratti dall’autobiografia di Guggenheim “Una vita per l’arte”, edita da Rizzoli (1982), offre uno sguardo fresco e attuale su una donna che, con la sua ostinazione e visione, ha scelto di vivere la vita secondo le proprie regole, diventando un faro di libertà e modernità.