Alcolisti a Venezia: per uscirne serve accettare l’aiuto

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«Dall’alcolismo non si guarisce veramente – racconta Antonio Asaro, Presidente dell’Associazione dei Club Alcologici Territoriali (ACAT) di Venezia – ma dall’alcol si può uscire. Basta un goccio per ricominciare ed è peggio se succede dopo molti anni da quando si è smesso. Come si fa? Io ho raggiunto un equilibrio per cui anche se gli alcolici non sono scomparsi dal mercato, per me è come se non esistessero, ho deciso che non facciano più parte della mia vita, dopo 26 anni di sobrietà non ho intenzione di rovinare tutto, tanto che a casa mia non ho nemmeno l’aceto di vino per l’insalata. Non è un percorso facile e bisogna decidere di farsi aiutare, ma ha senso perdere tutto per un bicchiere? Per me e per tanti che sono passati dalla nostra associazione, non più».

«Va bandito dalle nostre giornate se vogliamo davvero ricominciare e godere di quello che la vita ha in serbo per noi – continua – meglio evitare anche similari, come la birra analcolica, perché potrebbero ricordarci le vecchie abitudini, il confine tra alcolico e analcolico può essere molto labile e trarre in tentazione. Come diceva Aldo Fontana, per anni responsabile del servizio di Riabilitazione e alcologia dell’ospedale Fatebenefratelli di Venezia e scomparso nel 2013, “per smettere di bere bisogna amarsi”, insomma occorre sviluppare un sano egoismo e tornare a volersi bene per uscirne davvero. Ho fatto suo questo prezioso insegnamento e cerco di tramandarlo anche agli altri».

ULSS3 Serenissima: infermieristica si studia anche a Chioggia

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Manca poco al 5 settembre, la data in cui avranno luogo le selezioni dei corsi di laurea per le professioni sanitarie anche all’Università di Padova. La grande novità per l’anno accademico 2024/2025 è che i corsi di laurea in infermieristica, per il territorio dell’ULSS3 Serenissima e in convenzione con la stessa azienda sanitaria, si terranno per la prima volta anche a Chioggia. «Volevamo venire incontro agli studenti della città un po’ decentrati rispetto alla sede principale di Mestre – spiega la dottoressa Chiara Rizzo, coordinatrice del corso per l’ULSS3 – la proposta ha riscontrato grande interesse e siamo certi che il debutto qui sarà un successo».

«Si tratta della prima sede universitaria in città – continua – e permetterà a decine di giovani del territorio di frequentarla senza dover affrontare trasferte in altre sedi. Dei 250 studenti previsti per il territorio della nostra ULSS gli spazi messi a disposizione al Padiglione ASPO, accoglieranno 50 matricole a Chioggia, mentre le altre studieranno fra Mestre e Mirano. Sento una nuova responsabilità, visto il mio ruolo di cerniera fra l’università e i presidi sanitari, interfacciandomi inoltre con i docenti per l’organizzazione delle lezioni e degli esami, però fortunatamente ricevo una grande collaborazione e supporto dai miei collaboratori e tutor didattici, per cui sono sicura che questo sarà solo l’inizio di un bel percorso verso una professione che è cresciuta nel tempo e che continuerà a essere sempre più importante».

«Dottore, non dormo…»: le buone regole per un sonno d’oro

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Fin dall’alba dei tempi l’uomo si è interrogato sul significato etologico del sonno, sul perché gli animali e le persone stesse dovessero comunque spendere molto del loro tempo a dormire, cioè a perdere per un periodo non breve la vigilanza e il contatto con la realtà. Gli antichi Greci, che, quando non trovavano spiegazioni razionali ai fenomeni naturali, si affidavano ai miti, erano arrivati a formulare che Hypnos, fratello di Thanatos (la morte) e figlio della Notte si imponesse persino al cospetto di Zeus che tutto gli perdonava perché non poteva fare a meno di lui.

Pertanto, il sonno, cioè quella sospensione reversibile dello stato di veglia, così incomprensibile, diventa una necessità senza la quale il nostro organismo comincia a comunicarci prima un disagio, poi dei veri e propri disturbi psichici e fisici. Quante volte abbiamo fatto fatica ad addormentarci per stress, ansia, innamoramenti o dispiaceri e ci siamo rotolati come un girarrosto nel letto? Si dà la colpa al caldo, al freddo, alla digestione, al digiuno, alla dieta, ai vicini troppo rumorosi… Insomma a una sequela di ipotesi che comunque non soddisfano il nostro bisogno di dormire con la tentazione di imbottirci di qualsiasi cosa pur di prendere sonno.

Da Campus ad Ostello: la trasformazione di Casa Santa Fosca

Da Campus ad Ostello: la trasformazione di Casa Santa Fosca

Durante l’estate, quando gli studenti terminano il loro anno accademico e tornano dalle loro famiglie, la casa studentesca Santa Fosca di Venezia si trasforma in “Ostello Santa Fosca”, una struttura dedicata a turisti e viaggiatori.

«Accogliamo i turisti e cerchiamo di trasmettere loro l’accoglienza e il calore che noi stessi riceviamo dalla casa durante l’anno», afferma Filippo Monti, uno dei giovani residenti. «È una soddisfazione personale e un modo per restituire quanto ci viene costantemente donato».

Pertanto la casa studentesca, che durante l’anno ospita 110 ragazzi, per l’estate offre un servizio che non ha come obiettivo l’arricchimento, ma piuttosto quello di garantire l’accessibilità a tutti gli studenti, grazie a una retta mensile calmierata di 235€, spese incluse

8 studenti universitari fuorisede in Kenya con Young Caritas

8 studenti universitari fuorisede in Kenya con Young Caritas

8 ragazzi hanno partecipato ad un’esperienza di 10 giorni in Kenya con “Young Caritas”. L’obiettivo? Imparare a contribuire in modo attivo alla società, sviluppando un forte senso di comunità e un approccio creativo ai problemi.

Dal 22 al 31 luglio, i giovani partecipanti del progetto sono stati ospiti inizialmente a Nairobi dalle Suore della Visitazione, per poi visitare e incontrare la realtà del San Martin di Nyahururu e la missione di Ol Moran, seguita da Don Giacomo Basso, sacerdote della diocesi di Venezia. 

«Durante il viaggio, i ragazzi hanno avuto l’opportunità di incontrare varie realtà, tra cui un ospedale che accoglie bambini con disabilità», racconta don Gilberto Sabbadin, direttore dell’ufficio diocesano di Pastorale Universitaria. «Quando abbiamo incontrato Don Giacomo ci ha colpito come lui lavori per far percepire il valore di un territorio in relazione a un contesto più ampio, favorendo il dialogo tra diverse realtà scolastiche e promuovendo un forte senso di comunità, spesso assente nel nostro mondo occidentale».

Gazzera: a fine settembre la 2° edizione dell’Oktoberfest

Gazzera: a fine settembre la 2° edizione dell'Oktoberfest

Sabato 28 e domenica 29 settembre si terrà la seconda edizione dell’Oktoberfest nella Parrocchia Santa Maria Ausiliatrice della Gazzera.
Questo evento è uno degli appuntamenti chiave per dare inizio al nuovo anno della parrocchia, creando un momento di condivisione e incontro per tutti i membri della comunità.

I fondi raccolti durante le serate saranno destinati a vari lavori di manutenzione e ristrutturazione della parrocchia.
«È essenziale mantenere e curare i nostri spazi, affinché anche in futuro possano offrire le stesse opportunità di cui godiamo oggi», descrive Marco Forin, uno dei giovani volontari. «Questo evento è un modo per investire nel nostro futuro, garantendo che la parrocchia rimanga un luogo accogliente e funzionale per tutti».

Marcello Mazzucco: il miracolato del Vajont

Quando la sera del 9 ottobre del 1963, poco più di 60 anni fa, una gigantesca onda di acqua e fango tra i 50 e 60 milioni di metri cubi, provocata dall’enorme frana che precipitò dal Monte Toc nel bacino idroelettrico del Vajont, causò la morte di quasi 2000 abitanti, pochissimi furono i superstiti. Tra loro c’è Marcello Mazzucco, classe 1948, nato a Casso e cresciuto mentre la diga veniva eretta. Quando nel ’60 finirono i lavori aveva 12 anni e fino al quel momento non ci furono problemi, anzi, le persone erano contente perché  la diga avrebbe di fatto collegato il versante opposto del Toc dove le famiglie di Casso avevano gli allevamenti di bestiame evitando loro di scendere a valle e risalire per un sentiero. Lui che ha vissuto sulla sua pelle la tragedia del Vajont, sopravvissuto insieme a tutta la sua famiglia, ha raccontato i suoi ricordi a GV Ve-nice in occasione della mostra CalamitA/À allestita nel foyer del Museo M9 di Mestre (leggi qui) e nel cui progetto Mazzucco è stato fotografato dal curatore Gianpaolo Arena. Mazzucco con la sua famiglia abitava nella parte bassa di Casso. La sua casa è stata una di quelle più vicine alla lago ad essersi salvate, le altre più basse sono andate tutte distrutte. Casso infatti era distante 400 metri dalla diga e tutto il paese si è salvato, diversamente da coloro che abitavano vicino al lago. Dalle parole di Mazzucco, che al tempo aveva 15 anni, il racconto degli attimi prima e dopo la tragedia.

Al Museo M9 eredità e memoria del Vajont: è il progetto CalamitA/À

Eredità e memoria del Vajont sono in mostra al Museo M9 – Museo del ‘900 di Mestre. A poco più di di sessant’anni di distanza, la tragedia del Vajont rimane uno dei più gravi disastri ambientali nella storia d’Italia causati dall’azione antropica, ancora oggi elemento vivo e pulsante nella memoria collettiva nazionale. Era il 9 ottobre 1963 quando una gigantesca onda di acqua e fango tre punte, tra i 50 e 60 milioni di metri cubi, provocata dall’enorme frana precipitata dal Monte Toc nel bacino idroelettrico del Vajont, distrusse otto frazioni, causando la morte di quasi 2000 abitanti. “CalamitA/À” è il progetto artistico esposto nel foyer del museo che trae origine dall’accaduto e dalla sua eredità culturale. Il progetto artistico di ricerca multidisciplinare di respiro internazionale, a cura di Gianpaolo Arena e Marina Caneve, integra la proposta di M9 con un’installazione fotografica site specific visibile gratuitamente fino all’8 settembre.

L’omaggio di Ca’ Pesaro a Ennio Finzi

È idealmente diventata il testamento artistico sull’uso del colore del maestro veneziano Ennio Finzi, considerato uno dei massimi esponenti dell’Espressionismo Astratto e della Pittura Cinetica. Nessuno infatti poteva immaginare che la mostra “Omaggio a Ennio Finzi”, allestita dal 17 maggio alla Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia negli spazi permanenti del museo, a cura di Elisabetta Barisoni e Michele Beraldo, sarebbe stata l’ultima mostra dedicata all’artista prima della sua morte, avvenuta a Venezia il 19 giugno scorso. La mostra, nata con l’intento di proseguire l’attività di Ca’ Pesaro nella valorizzazione degli artisti della collezione permanente, si è poi rivelata un’esposizione di commiato per un artista tra i più radicali del Novecento italiano e così significativo, in primis per Venezia e per il panorama internazionale. Annoverato tra i maestri dell’Astrattismo, Ennio Finzi nacque a Venezia il 16 marzo 1931, in un giorno di neve, da cui sostenne derivò tutta la sua passione per il tempo veneziano grigio, nebbioso, e la paura, addirittura il panico, per le giornate di cielo azzurro. Da piccolo abitava in Campo San Giacomo dell’Orio, in un appartamento arioso e luminoso, che alle pareti aveva opere di suo padre, dotato autodidatta di cui l’artista conservava con gelosia e amore una copia di un dipinto di Toulouse Lautrec. Iscrittosi a 11 anni all’Istituto d’Arte nella sezione di Decorazione pittorica, non conseguì il diploma ma continuò l’istruzione avendo come primo maestro il pittore e scultore Ferruccio Bortoluzzi, che ogni tanto durante la guerra ospitava lui e suo padre visto che, avendo loro un cognome ebreo, più di qualche volta dovettero nascondersi per timore di retate.

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