Gianola: «Nelle mie storie il valore delle piccole cose»

L’arte di raccontare storie parte da quel fanciullino che in pochi riescono a tenere in vita. Lo sa bene la veneziana Maria Gianola, specializzata nell’illustrare e scrivere storie dedicate ai bambini in età prescolare, dai 3 ai 6 anni, che nei giorni 10 e 11 maggio sarà al Salone del Libro di Torino per presentare il suo ultimo libro “Meraviglioso Adesso”, pubblicato con Edizioni Gruppo Abele, e tenere nella giornata di venerdì alle 15.30 un laboratorio e un gioco per i bambini sulla capacità di aspettare. «Il racconto è un inno alla pazienza. – racconta Gianola – Marta, la protagonista, è una bambina impaziente che chiede sempre a suo papà quanto ci vuole per ogni cosa». Un libro che invita a cogliere la bellezza del presente e che trae spunto anche dalla sua esperienza di madre e del bambino interiore che dimora in lei. Gianola al Salone del Libro è ormai presente da una decina di anni. «Serve soprattutto per incontrare autori ed editori, ma anche per fiutare le tendenze future, anche per quanto riguarda l’editoria per bambini che negli anni non ha subito flessioni» spiega. Da poco è uscito anche il libro edito con Feltrinelli “Torno a prenderti”, incentrato sulla paura del bambino di essere abbandonato dalla madre, nato proprio dalla richiesta di una mamma. Altri due sono poi i libri da poco usciti “Un posto in più. Lupo e Milo”, realizzato per la casa editrice Paoline, che tratta il tema dell’amicizia e dell’inclusione. Oltre un centinaio sono i libri che Maria ha realizzato e pubblicato con importanti case editrici e tradotti in molte lingue, anche in cinese, come nel caso della serie dei diari segreti incentrati su personaggi storici realizzata con Risfolgia. Tante anche le collaborazioni significative come quella con lo scrittore Tiziano Scarpa, con cui ha realizzato due libri: “Un amico spaventoso” e “Laguna l’invidiosa”, pubblicati con Gallucci. Inoltre, negli anni ha fatto anche le illustrazioni per le canzoni animate dello Zecchino d’Oro.

Palestina: in mostra l’arte testimone di resilienza

L’ulivo è totem dell’identità, della cultura e della resistenza palestinese. E proprio l’ulivo, simbolo di pace per eccellenza, è il soggetto principale di “South West Bank – Landworks, Collective Action and Sound”, la mostra Evento collaterale della 60^ Biennale d’Arte di Venezia allestita alla Magazzino Gallery di Palazzo Contarini Polignac che presenta recenti opere create nella Cisgiordania da più di 20 artisti palestinesi e collettivi di diverse generazioni, quali: Samer Barbari, Adam Broomberg, Duncan Campbell, Rafael González, Isabella Hammad, Shayma Hamad, Chris Harding, Baha Hilo, Emily Jacir, Sebastián Jatz Rawicz, Sari Khoury, Benjamin Lind, Jumana Manna, Jasbir Puar, Michael Rakowitz, Adam Rouhana, Mohammad Saleh, Vivien Sansour, Andrea De Siena e Dima Srouji. L’esposizione, presentata da Artist + Allies x Hebron, in collaborazione con Dar Jacir fot Art and Research, offre un panorama di narrazioni frammentate e visioni personali che riguardano aspetti di sopravvivenza, inventiva, apertura, coltivazione e senso di comunità, rendendo esplicite pratiche determinate dalla resilienza, che attingono a conoscenze ancestrali e a gesti umili, ma anche a tecnologie contemporanee e a un simbolismo di grande impatto. Le opere si concentrano su quelli che normalmente dovrebbero essere oggetti, movimenti e suoni di prosperità, gioia e collettività, ma che durante la guerra israelo-palestinese acquisiscono tutti un nuovo senso di urgenza. Caratterizzata da un approccio poliedrico, con fotografie, video e performance che documentano aspetti della vita quotidiana e della resilienza in un contesto di conflitto, la mostra evidenzia le narrazioni storiche e la simbiosi tra vegetazione e natura in un ambiente mutevole. «L’intento è quello di esaminare la pratica artistica di un’area spesso trascurata dal punto di vista culturale» spiega il curatore Jonathan Turner.

Falegnameria Cuogo: con Luigi la terza generazione

Dal nonno al padre e dal padre al figlio. Sono oltre 70 anni che la falegnameria Cuogo è presente a Venezia per proporre prodotti su misura per i clienti: mobili, altane, soppalchi, scuri, porte e portoni realizzati con passione e cura del dettaglio. Da inizio anno l’impresa è passata nelle mani di Luigi, che con la sua scelta in controtendenza ha deciso di seguire le orme del padre, ora 70 enne, continuando l’attività per la terza generazione di fila. La tradizione della falegnameria Cuogo risale infatti alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando nonno Gino Cuogorealizzava casette prefabbricate per i militari italiani di stanza in Russia. Al termine della guerra Gino decise negli anni ’50 di fondare la falegnameria che ebbe una prima sede a Cannaregio. Nel tempo poi fu affiancato dal figlio Paolo che, appassionato di architettura, decise di raccogliere l’eredità di famiglia rilevando l’azienda. Nel 1988 la falegnameria, poco dopo la morte di Gino, si traferì prima nell’area della Misericordia e poi a San Giacomo dell’Orio, mentre dal 2015 ha trovato nuova sede a San Girolamo, in una fabbrica di 200 mq in Fondamenta Contarini. «Ho sempre bazzicato in falegnameria fin da piccolo. Durante l’estate in particolare aiutavo a pulire e mettere a posto e, nel mentre, catturavo con l’occhio come papà e i sui collaboratori lavoravano e usavano gli attrezzi, come frese e presse» ricorda Luigi che, appena dopo essersi diplomato in Architettura e arredamento all’Istituto d’Arte, entrò a lavorare in azienda per apprendere i rudimenti del mestiere. «È un lavoro il nostro in cui ci si impratichisce lentamente ma anche dove non si smette mai di imparare».

Cattedra UNESCO su ambiente ed energia a Ca’ Foscari

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«Possiamo dire che tutto è nato da un viaggio in Africa – racconto i professori dell’Università Ca’ Foscari di Venezia Elisa Moretti e Alberto Vomiero – eravamo ospiti a un convegno internazionale in Senegal a Dakar nel dicembre 2022, ma ci hanno chiesto se potevamo intervenire anche al Politecnico di Thies, quando siamo finiti in mezzo alla savana dopo aver camminato fra distese di sabbia ci siamo trovati in un auditorium completamente in legno dove docenti e studenti hanno seguito il nostro intervento con un’attenzione difficile da dimenticare. E’ stato un segnale che ci ha spinto a condividere strumenti e conoscenza con studiosi che non hanno la fortuna di essere nati in Europa».

«Ci siamo detti che valeva la pena percorrere la strada per creare una cattedra UNESCO – spiega la professoressa Moretti, associata di chimica inorganica – che trattasse dei temi che sviluppiamo con il nostro gruppo di ricercatori ovvero lo sviluppo di nanomateriali per applicazioni energetiche e ambientali» . «L’idea è nata dalle nostre discussioni – aggiunge il professor Vomiero, fisico e ordinario di scienze dei materiali – sul fatto che la didattica spesso viene percepita come staccata dalla ricerca, con la nascita di questa cattedra è possibile creare un network internazionale per offrire formazione avanzata strettamente connessa alla pratica, con l’obiettivo di far progredire Paesi in via di sviluppo con un passaggio di conoscenze per renderli protagonisti del cambiamento che il pianeta ci rende ormai inevitabile».

Petizione in Parlamento Europeo per la laguna di Venezia

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«La Repubblica Serenissima di Venezia seguiva un precetto base per ogni progetto che interveniva sull’ambiente: doveva essere graduale e reversibile, così è stato per 500 anni in laguna – spiegano da LIPU Venezia – adesso l’ennesimo rilancio della proposta di marginamento del Canale Malamocco-Marghera (più noto come “Canale dei Petroli”) rischia di causare danni enormi all’ambiente se realizzato. Si tratta di ricoprire di massi giganteschi 7,5 chilometri di via d’acqua risparmiando il costo dei dragaggi, rischiando di distruggere completamente l’habitat naturale. Un secondo pericolo è lo scavo del canaleMontiron” per collegare Burano alla terraferma, passando per l’alveo del fiume Dese, modificando l’ultima area integra del paesaggio lagunare».

«Il rischio principale – aggiungono – è distruggere completamente l’ecosistema lagunare, perché queste opere, soprattutto quella di marginamento, hanno un impatto irreversibile sull’ambiente, realizzando un canale artificiale vero e proprio che non sarebbe più interessato alle espansioni delle maree, aumentando il gradiente salino e l’esposizione alle correnti marine con ricadute devastanti su specie naturali e animali». Per questo un gruppo di associazioni formato da Italia Nostra, LIPU, WWF, Venezia Cambia, CAAL, Ecoistituto del Veneto “Alex Langer”, ISDE Medici per l’ambiente ha presentato alla Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo il documento “Tutela della Laguna di Venezia e dei siti ZPS IT3250046, ZSC IT 250030 e ZSC IT3250031”.

Alla scoperta dei giardini nascosti di Venezia

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Perché andare a visitare un giardino? «Intanto perché è un luogo in cui ci si sente bene, dove si entra in contatto con un organismo vivente da cui assorbire energie vitali – risponde Mariagrazia Dammicco, cofondatrice e Presidentessa del Wigwam Club Giardini Storici Venezia – e poi perché a Venezia questi luoghi sono la memoria storica di alcuni palazzi e visitarli rappresenta una forma di turismo sostenibile che permette di cogliere la vera atmosfera ed essenza della città, con un’esperienza molto più intima e autentica di quanto di possa fare nella calca che oramai è la norma fra calli e campielli».

«Dalla scoperta di questo patrimonio cittadino – prosegue – i giardini si sono rivelati una miniera di storia, cultura e architettura, oltre che di botanica. Così abbiamo creato una serie di visite guidate e attività per riscoprire il fascino che si nasconde dietro alle facciate di molti palazzi antichi, per condividere le energie positive di questi luoghi nascosti di Venezia e raccontarne l’origine, l’evoluzione e il lavoro di conservazione o ri-elaborazione a cui sono stati sottoposti. Se è dimostrato che il giardinaggio è una pratica con ricadute sul benessere, perché non potrebbe esserlo anche condividerne i frutti?».

Cari anziani, perdere i denti non è inevitabile

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Un dato di fatto, quasi banale: gli anziani perdono i denti. Ma alla base di una situazione che colpisce almeno una persona su due in età avanzata ci sono per lo più la parodontite – malattia infiammatoria orale cronica che distrugge progressivamente le strutture portanti dei denti – e un altro dato di fatto: solo 3 over 65 su 10 vanno regolarmente dal dentista.

Certo, quando si è avanti con gli anni i denti si perdono, ad esempio, per carie non trattate, perché si hanno – almeno così si pensa… – problemi di salute più seri e urgenti di cui preoccuparsi e si trascura la salute orale. O ancora perché si assumono farmaci per altre malattie croniche – e i medicinali provocano secchezza delle fauci, ambiente ideale per la crescita dei batteri – o a causa di malattie gengivali o recessione gengivale.

1500 giovani incontrano Papa Francesco a Venezia

1500 giovani incontrano Papa Francesco a Venezia

«Ogni volta che si fa un incontro del genere torni a casa con qualcosa in più», afferma Marco Forin, uno dei giovani della parrocchia della Gazzera presenti durante la visita di Papa Francesco a Venezia. «Non è semplice da spiegare ma torni a casa che sei spronato a fare di più; sono belli questi incontri perché ti invitano a dare il meglio di te»

Erano infatti 1500 i giovani provenienti dalle diocesi di Venezia e del Veneto che sabato 28 aprile alle 9.35 hanno avuto l’opportunità di incontrare il Santo Padre Francesco davanti alla Basilica della Salute, poco prima della celebrazione eucaristica in piazza San Marco.

«La prima cosa che mi ha colpito è stato l’ingresso del Papa», racconta Marco. «Arrivare in barca è stato qualcosa di diverso. Inoltre, mi ha colpito il discorso di Papa Francesco che ci invitava ad “alzarsi e andare”: un messaggio potente che dovremmo portare nella nostra vita quotidiana». Infatti, con il suo discorso, il Papa ha voluto incoraggiare i giovani ad innamorarsi della propria vita, sottolineando l’importanza di vivere con passione e impegno.

«Le sue parole mi hanno fatto riflettere su come molti dei ragazzi presenti si sono alzati alle 5 del mattino solo per partecipare a questo incontro», aggiunge Marco. «Penso che questo sia un chiaro esempio di come, anche quando sembra difficile, ci siano già persone disposte a fare lo sforzo di “alzarsi”».

“Alzati e Vai”: l’invito del Papa ai giovani di Venezia

“Alzati e Vai”: l’invito del Papa ai giovani di Venezia

“Alzati e vai, alzati e vai”: sono queste le parole che Papa Francesco fa ripetere ai giovani di Venezia e delle diocesi del Veneto presenti nel campo della Basilica della Salute domenica 28 aprile, durante la sua visita a Venezia. 

Dopo aver effettuato un giro in macchina elettrica tra i circa 1.500 giovani e dopo aver ascoltato le parole di saluto rivoltegli da alcuni ragazzi, il Papa ha pronunciato il suo discorso.
«Amici, qui a Venezia, città della bellezza, viviamo insieme un bel momento di incontro, ma stasera, quando ciascuno sarà a casa, e poi domani e nei giorni a venire, da dove ripartire per accogliere la bellezza che siamo e alimentarla?, da dove ripartiamo per cogliere questa bellezza?», domanda il Papa ai giovani. «Vi suggerisco due verbi, per ripartire, due verbi pratici perché materni: due verbi di movimento che animavano il cuore giovane di Maria, Madre di Dio e nostra. Lei, per diffondere la gioia del Signore e aiutare chi era nel bisogno, “si alzò e andò” (Lc 1,39). Alzarsi e andare. Non dimenticare questi due verbi che la Madonna ha vissuto prima di noi».

Concluso il discorso, al Papa è stata donata una forcola di legno, elemento fondamentale delle imbarcazioni a remi. Questo dono vuole simboleggiare l’energia dei giovani e delle diocesi presenti, ma intende anche rappresentare simbolicamente il ruolo di Francesco, che dà una direzione alla Chiesa universale.

Universitari fuorisede: così si esprime la tristezza con l’arte

Universitari fuorisede: così si esprime la tristezza con l’arte

“Come rappresentate la tristezza?” è questa una delle domande che l’artista Massimiliano Ferragina volge ai ragazzi della Pastorale Universitaria di Venezia durante l’incontro conclusivo del percorso dei “Cercatori di Dio”. 

Questi incontri, dedicati ad un gruppo di studenti fuorisede ospitati in una delle tre case della Pastorale Universitaria (Santa Fosca, San Michele, Catecumeni), erano dedicati ad affrontare il tema della malinconia in tutte le sue sfaccettature. 

«È stato don Riccardo Redigolo, direttore della pastorale giovanile della diocesi di Venezia, a proporre un approfondimento sul tema della tristezza», racconta Diletta Cola, responsabile di una delle case studentesche. «Questo sentimento che proviamo, se coltivato, può aiutarci a superare le difficoltà».
Durante il percorso, i giovani hanno avuto modo di riflettere su queste tematiche con diversi ospiti. 

L’incontro conclusivo, guidato da Massimiliano Ferragina, docente presso il Liceo Artistico “Via di Ripetta” di Roma, ha offerto un’esperienza pratica di espressione artistica: dopo una riflessione sul tema, i ragazzi hanno realizzato un lavoro di collage, rappresentando con immagini e colori le proprie storie ed i loro sentimenti in relazione alla tristezza.

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