Giulia Lama tra scoperte e ipotesi: l’esito dei restauri delle opere

Giulia Lama era una pittrice originale, invidiata dai pittori dell’epoca. Nelle sue opere sperimentava scene innovative accompagnate da effetti chiaroscurali, passando da colori forti ad altri più tenui. Dava certe cose per scontate, tanto che a volte si è rifiutata di inserire nelle sue opere i consueti attributi dell’epoca. È quanto è stato sottolineato durante l’incontro “Dal restauro all’esposizione” di martedì 5, tenutosi al Seminario Patriarcale di Venezia in occasione della mostra allestita negli spazi della Pinacoteca Manfrediniana e della Basilica della Salute “A tu per tu con Giulia Lama: una donna artista del Settecento veneziano”, dove sono presentate cinque tele da poco restaurate grazie al programma di Save Venice “Women Artists of Venice (WAV)”, iniziato da tre anni e che oggi vanta un database con 900 nomi di donne artiste del ‘700. Le opere riguardano “Vergine in preghiera” della chiesa di Santa Maria Assunta a Malamocco e i “Quattro Evangelisti” della chiesa di San Marziale (leggi qui). L’incontro, a cui era presente il delegato ai beni culturali ecclesiastici don Gianmatteo Caputo, Melissa Conn di Save Venice, il sovrintendente Fabrizio Magani e Guido Jaccarino di Unisve, che ha svolto la movimentazione delle opere, è stato un’occasione preziosa per ricostruire insieme alle restauratrici il percorso del delicato restauro.

A tu per tu con cinque capolavori di Giulia Lama

Giulia Lama era l’unica pittrice del ‘700 a realizzare opere per la Chiesa veneziana. È quanto emerge dalla mostra “A tu per tu con Giulia Lama: una donna artista del Settecento veneziano”allestita nelle sedi espositive della Pinacoteca Manfrediniana e della Sacrestia Maggiore della Basilica della Madonna della Salute a Venezia. L’esposizione, realizzata da Save Venice e dal Patriarcato di Venezia, offre l’opportunità di osservare ad altezza d’occhio cinque opere appena restaurate dal programma “Women Artists of Venice” (WAV) di Save Venice, solitamente collocate in posizioni molto elevate dove è difficile apprezzarne il valore artistico. La mostra, aperta fino all’8 giugno, vede esposti i dipinti de “I Quattro Evangelisti” provenienti dalla chiesa di San Marziale, realizzati presumibilmente nel 1725 e ora accolti nelle sale alla Pinacoteca Manfrediniana, mentre negli spazi della Sacrestia Maggiore è collocata l’opera “Vergine in preghiera”, realizzata nel 1736 e normalmente collocata nella chiesa di Santa Maria Assunta a Malamocco. La mostra celebra Giulia Lama come una delle grandi artiste veneziane del suo tempo, attiva tra gli anni ‘20 e ‘30 del ‘700. «L’artista aveva avviato una carriera importante, in particolare per la Chiesa di Venezia, che all’epoca ha promosso il suo lavoro» spiega Melissa Conn, direttrice della sede veneziana di Save Venice.

Venetian Heritage e Mic ospiti a Tefaf per il restauro della Ca’ d’Oro

Il restauro e rinnovamento della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro è un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato, esempio per tutto il mondo. La Fondazione Venetian Heritage e il Ministero della Cultura hanno presentato il progetto al Tefaf a Maastricht, l’European Fine Art Foundation, fondata nel 1988, ampiamente considerata come l’organizzazione più autorevole a livello mondiale per le belle arti, l’antiquariato e l’arte. Grazie al sostegno della Fondazione Venetian Heritage, organizzazione internazionale no profit che sostiene iniziative culturali tramite restauri, mostre, pubblicazioni, conferenze, studi e ricerche, ai fini di far conoscere al mondo l’immenso patrimonio di arte veneta in Italia e nei territori anticamente parte della Serenissima, la Direzione regionale Musei Veneto ha da tempo intrapreso un percorso che mira alla valorizzazione della Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro.

Una mostra-osservatorio esplora il post pandemia

Tre artiste internazionali, due scienziate ambientali e CORILA, il Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia, fanno rivivere nella Serenissima voci e ricordi del lockdown. Gaby Wagner, Sophie Fauchier e Val Masferrer-Oliveira sono le tre artiste che, con un vibrante percorso di opere fotografiche, rappresentano il contributo artistico di “Re-Emerging”, la mostra-osservatorio che esplora il post pandemia a Venezia e in Laguna, inaugurata il 1 marzo negli spazi delle Procuratie Vecchie, al n. 139 di Piazza San Marco a Venezia. Grazie a CORILA, nella figura di Caterina Dabalà, la mostra, che resterà aperta fino al 15 marzo, diventa anche l’occasione per creare un archivio digitale messo a disposizione nel web. «Si tratta di un progetto multidisciplinare che mira a esplorare le connessioni tra l’isolamento delle persone vissuto durante il lockdown e l’osservazione della Natura, che appariva cambiata dopo il brusco calo della pressione antropica, cercando in tal modo di evidenziare gli aspetti di adattamento e resilienza emersi da circostanze straordinarie» ha sottolineato Giovanna Poggi Marchesi, ideatrice del progetto.

500 persone presenti all’incontro per fidanzati a Venezia

500 persone presenti all’incontro per fidanzati a Venezia

Domenica 3 marzo nella Basilica di San Marco a Venezia 500 persone hanno partecipato all’incontro per fidanzati presieduto dal patriarca Francesco Moraglia.
Durante l’appuntamento gli ospiti hanno potuto confrontarsi con il patriarca su temi riguardanti la fecondità ed il rapporto di coppia.

«La libertà è qualcosa che Dio desidera per la nostra vita», afferma il patriarca. «Quando ci si sposa si parla di libertà insieme, di co-libertà. Tuttavia non c’è libertà senza rispetto. Il rispetto è riconoscere l’altro nella propria vita».

Il matrimonio implica quindi un’apertura al mondo dell’altro e richiede la comprensione che il partner ha esigenze e obiettivi distinti dai propri.
«Sposarsi vuol dire smettere di guardarsi solo negli occhi per guardare nella stessa direzione, condividendo un progetto comune», continua il patriarca Francesco. 

Inoltre, risulta fondamentale per la famiglia instaurare un dialogo con altre famiglie. «Rivolgersi a coetanei, persone simili a noi, chiamate a affrontare gioie, speranze e difficoltà, rappresenta un modo condiviso di affrontare questioni che, vissute all’interno di una sola famiglia, potrebbero apparire insuperabili».

Mestre: 150 persone in una domenica di fraternità

Mestre: 150 persone in una domenica di fraternità

Domenica 3 marzo 150 persone si sono riunite nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Goretti di Mestre per una domenica all’insegna della fraternità e dell’amicizia.

«Io non ero presente per un impedimento, ma i laici si sono arrangiati di tutto, con la supervisione di don Pierpaolo Dal Corso», afferma il parroco don Narciso Danieli, che ha partecipato all’incontro in videochiamata all’incontro.
All’evento hanno partecipato diverse famiglie, comprese quelle con bambini, coinvolgendo così anche famiglie giovani.

Nel corso della giornata, oltre al dialogo con don Giacinto Danieli sulla vita di San Pietro e alla celebrazione eucaristica, gli ospiti hanno avuto l’opportunità di interagire con la comunità Cenacolo e di poter assistere in anteprima alla proiezione del film “Venite e Vedrete”, diretto dall’associazione.

«Oltre all’approfondimento sul tema della quaresima, c’è la bellezza dell’eucaristia e dello scambio», racconta don Narciso. «Tutto questo porta a sentirsi famiglia». 

Scout di Chirignago: come coinvolgere 23 capi nel percorso

Scout di Chirignago: come coinvolgere 23 capi nel percorso

Sono 23 i “capi” presenti all’interno del gruppo scout di Chirignago 1. Un numero elevato rispetto ad altri gruppi Agesci dove è sempre di più la richiesta di guide che possano accompagnare bambini e ragazzi durante questo percorso. 

Per comprendere quindi la ragione alla base della vasta comunità dei capi presenti nel gruppo è fondamentale rivolgere uno sguardo al passato e analizzare in particolare cosa e come viene proposto ai giovani, durante il loro percorso, che li conduce fino al momento della “partenza”, ovvero la conclusione del cammino scout.

«L’impegno nei confronti della parrocchia e della comunità giovanile presente – spiega il responsabile Francesco Bona – permette ai ragazzi di mantenere la centralità della proposta di fede all’interno del processo educativo». Si incoraggiano i ragazzi a partecipare alla catechesi parrocchiale in linea con la loro fascia d’età, evitando attività o uscite che possano allontanare gli scout durante i momenti salienti dell’anno liturgico.

«Inoltre, proponiamo uno scoutismo semplice, umile e concreto, su misura per i ragazzi», aggiunge il responsabile. «Ci prendiamo cura con attenzione dell’organizzazione delle attività, dei contenuti educativi e dell’aspetto tecnico, con l’obiettivo che i giovani possano vivere esperienze intrise di “stile scout”».

Infine, risulta necessario l’amore per la tradizione. «I ragazzi sono affascinati da simboli, riti e racconti, imparando il valore del bello attraverso cose ben fatte», conclude Francesco Bona. «L’attenzione all’ordine esteriore mira a creare un ordine interiore duraturo, fondamentale per il loro sviluppo. Ad esempio, la richiesta di mantenere un’uniforme completa e ordinata è un modo per insegnare l’importanza dei dettagli».

Tutte queste cose, che i responsabili cercano di trasmettere ai ragazzi durante il loro percorso, li portano poi in molti casi a desiderare di restituire un po’ di quello che hanno ricevuto prestando servizio in comunità capi.

CIA Veneto: i motivi dietro la protesta degli agricoltori

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«Per spiegare le manifestazioni dell’ultimo periodo bisogna partire da un presupposto – spiega Gianmichele Passarini, Presidente di CIA Veneto – gli agricoltori sono in scesi in piazza per manifestare un disagio, determinato dal fatto che oggi l’agricoltura sta patendo e subendo vicissitudini geopolitiche mondiali che incidono sull’aumento dei costi e sull’inflazione, con una perdita di reddito significativa. Basti pensare che passato ai tempi della mezzadria, che tanto abbiamo combattuto come modello da superare, ai contadini andava dal 20 al 25% del valore della vendita dei prodotti, oggi arriviamo sì e no all’8-10%».

«Le mobilitazioni recenti sono a rischio strumentalizzazione – continua – da chi cerca voti più che il benessere del comparto. Come associazioni di categoria stiamo sostenendo che il problema per la produzione italiana esiste e che non siamo contro l’intera Unione Europea ma nutriamo forti perplessità sull’azione della Commissione che ha creato la Politica Agricola Comune (PAC), fortemente condiziona dal Green New Deal e dal programma Farm to Fork, una serie di politiche con nobili intenti ma antecedenti a quello successo negli ultimi anni con la pandemia da Covid-19 e recentemente dalla guerra in Ucraina e le problematiche nel Mar Rosso, fattori che impattano sulle economie nazionali. Il problema non sono gli obiettivi, ma i tempi e il contesto che vengono imposti».

Iuav Venezia: protezione delle zone umide della laguna

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«Forse non tutti lo sanno, ma le zone umide, quelle porzioni di territorio non coperte in modo continuativo dall’acqua, dotate di diversi gradienti di umidità, dalle aree costiere alle golene interne dei fiumi, sono i terreni con il maggiore livello di biodiversità al mondo, molto di più delle foreste e hanno la maggior capacità di accumulo di CO2». Come spiega la professoressa dello Iuav Venezia Maria Chiara Tosi: «La capacità di assorbimento di anidride carbonica è quasi 8 volte quella di un bosco, ma purtroppo sono fra le aree a maggior erosione nel mondo».

Per proteggere questo fragile ecosistema, l’Università Iuav di Venezia è coordinatore del progetto europeoGREW” per la laguna di Venezia. «Fra i fenomeni più gravi a cui sono soggette vi è l’innalzamento del livello del mare e la conseguente salinizzazione, come il cuneo salino che sta mettendo a dura prova il delta del Po, minacciando anche l’agricoltura, perché l’acqua salata invade i campi dal terreno – continua la docente che è referente scientifica di progetto – le altre minacce sono legate alla sempre maggiore scarsità di precipitazioni, infatti la siccità senza la presenza di acqua dolce sul suolo, favorendo la risalita di acqua salmastra, porta con sé la morte di specie vegetali e animali».

Lotta allo spreco alimentare? A Chirignago si fa a scuola

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Due settimane per ingaggiare i piccoli allievi delle classi prime e seconde delle scuole primarie Don Milani, Pascoli e Santa Barbara  dell’Istituto Comprensivo Colombo di Chirignago, nella lotta allo spreco alimentare. Si tratta della nuova edizione del progetto “Lo Sprecometro”, parte degli Itinerari Educativi del Comune di Venezia, organizzato in collaborazione con Vivenda S.p.a. e AMES S.p.a., aziende che seguono il servizio mensa per diverse scuole del territorio.

«Anche se l’iniziativa è stata di breve durata – racconta Annamaria Greco, Dirigente Scolastica i bambini sono stati entusiasti nel partecipare alle attività. Usufruendo della mensa capita che non a tutti piacciano le stesse cose, così oltre a spiegare l’importanza di non gettare il cibo, il personale ha permesso di variare, facendo assaggiare vari piatti, aiutando così gli alunni a ridurre al minimo gli sprechi evitando di prendere alimenti che non verrebbero mangiati, o perché mai assaggiati o perché proprio non piacciono».

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