Il teatro ricorda Eleonora Duse

Fu pioniera della parità di genere nel teatro, icona femminile e inesauribile fonte d’ispirazione per intere generazioni di artisti. La celeberrima attrice Eleonora Duse (Vigevano 1858 – Pittsburgh, Pennsylvania, 1924) nel teatro si distinse per una recitazione di forte impatto emotivo e visivo, lontano dai consueti canoni recitativi dell’epoca. Tutte queste sono le tematiche che verranno trattate in occasione di “Donnaduse: Eleonora nostra contemporanea”, il progetto speciale del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale (TSV), presentato alcuni giorni fa dal presidente Giampiero Beltotto al Teatro Mario Del Monaco di Treviso, in occasione del primo centenario dalla scomparsa della prima vera diva del secolo scorso. Il calendario, che partirà il prossimo aprile con un programma biennale itinerante nel Veneto, è realizzato in collaborazione con la Regione, Arteven e l’Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini.  Il ricco cartellone toccherà tutte e 7 le province della regione nei luoghi che hanno incrociato il destino della diva. Tra le molte location, oltre ai Teatri sedi del TSV, il Mario Del Monaco di Treviso, il Goldoni di Venezia e il Verdi di Padova, anche il Teatro Romano di Verona, il Teatro Duse di Asolo, gli spazi suggestivi della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, che conserva l’Archivio Duse, e le Ville Venete. «Un ampio cartellone con cui vogliamo celebrare e raccontare Eleonora Duse, gemma del teatro italiano, una delle icone internazionali che sono durate nel tempo» ha dichiarato Beltotto.

Bertolucci alla direzione dell’M9: «Mostre per leggere il presente»

Non solo un museo, ma un luogo di cultura inclusivo e accessibile, dove coltivare appartenenza e costruire un futuro partecipato. Questa è la visione di Serena Bertolucci, nuova direttrice del Museo M9 di Mestre che dal 1° gennaio ha preso in mano la guida del Museo del ‘900 con un mandato triennale. Bertolucci è protagonista di alcuni tra i più rilevanti casi di valorizzazione del patrimonio culturale in Italia. Sotto la sua direzione il Museo e Giardino Botanico Villa Carlotta sul lago di Como è diventato uno dei pochi luoghi della cultura di proprietà pubblica in grado di autosostenersi economicamente, mentre dal 2015 il Polo Museale della Liguria ha raggiunto il più alto tasso di crescita in Italia. All’M9 suo compito sarà quello di consolidare la fortuna dello spazio che quest’anno ha visto 100 mila presenze complessive, tra esposizioni e le oltre trecento giornate di eventi organizzate nel corso dell’anno. Un incremento considerevole che segna un +43% rispetto alle 70 mila visite del 2022.

Stanze della Fotografia: Newton e Mimran presto protagonisti

Dalle gigantografie di Newton alle foto prive di fuoco di Mimran. A fine marzo sarà tempo di grandi mostre a Le Stanze della Fotografia sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, nate dall’iniziativa congiunta di Marsilio Arte e Fondazione Giorgio Cini. Dal 28 marzo due grandi esposizioni porteranno luce all’arte fotografica. Dopo le mostre a Palazzo Reale a Milano e all’Ara Pacis di Roma, Helmut Newton sbarca a Venezia con la più completa esposizione di opere che ripercorrono la sua intera vita umana e lavorativa. La retrospettiva, dal titolo “Helmut Newton. Legacy”, in programma fino al 24 novembre, sarà a cura di Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation, e di Denis Curti, direttore artistico de Le Stanze della Fotografia di Venezia. Lo stesso giorno, al primo piano dello spazio espositivo, aprirà al pubblico anche la mostra “Out of Focus”, che fino all’11 agosto presenterà gli ultimi dieci anni di ricerca fotografica dell’artista Patrick Mimran, attraverso una serie di scatti inediti. Le due mostre saranno accompagnate dalle opere dei fotografi under 30 selezionate dalla open call, che scadrà il 29 febbraio, promossa dalla Fondazione Le Stanze della Fotografia e sostenuta dalla Fondazione di Venezia.

Sulla strada dell’apocalisse di Cormac McCarthy

Cormac McCarthy, La strada, Einaudi (2007)

Affilato come la lama di un rasoio, essenziale, senza alcuna concessione alla retorica: potrei dedicare l’intera recensione allo stile del grande autore americano, mancato pochi mesi fa. E invece voglio concentrarmi sul contenuto di questo capolavoro, a mio modo di vedere al vertice della sua produzione – per quanto sia difficile trovare un’opera di McCarthy meno gradiosa delle altre –. La trama è a sua volta scheletrica: un padre e un figlio in uno scenario apocalittico, post nucleare, si trovano ad attraversare a piedi gli Stati Uniti devastati, tra le vestigia semidistrutte di un paesaggio rurale abbandonato, con rarissimi e pericolosi incontri all’insegna di un disperato istinto di sopravvivenza.

Garattini: una farmacologia libera da brevetti è possibile

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Può uno scienziato provare a sovvertire le regole del gioco di un mercato complesso e specifico come quello farmaceutico? La sfida sembra impossibile, ma il ricercatore non è uno studioso qualunque, si tratta di Silvio Garattini, fondatore nel 1961 dell’istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano, che dall’alto dei suoi 96 anni con il suo libro “Brevettare la salute, una medicina senza mercato”, si interroga sul ruolo della proprietà intellettuale nella medicina, che spesso è più un ostacolo che uno stimolo alla ricerca e alla diffusione della conoscenza.

«Sembra impossibile? – si chiede l’esperto – anche la creazione del Sistema Sanitario Nazionale e la chiusura dei manicomi lo erano finché non si è deciso di farlo. C’è un percorso che si può sviluppare, anche in tempi rapidi, ma bisogna avere un’idea». Nel contesto degli appuntamenti delle “Letture cafoscarine” il giorno 8 febbraio nel campus economico di San Giobbe, con il coordinamento della professoressa Alessandra Zanardo, il medico ha affrontato la questione giuridica dal punto di vista di uno scienziato, dialogando assieme agli esperti legali Vincenzo di Cataldo (ordinario dell’Università di Catania), Mario Libertini (professore emerito della Sapienza di Roma) e Francesca Rotolo (dottoranda di Ca’ Foscari).

Palù sul dopo Covid: a rischio la sostenibilità dei farmaci

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Cosa è rimasto dall’esperienza della pandemia da Covid-19? «Tanta scienza e qualche lezione di vita, soprattutto come si fa e non si deve fare informazione scientifica». Il Professor Giorgio Palù, Presidente di AIFA, alla domanda non ha esitazioni: «Diversamente da altre scienze la medicina non è proprio una scienza esatta, perché richiede prove e verifiche, ma nonostante questo ne parlano tutti, sia chi ha competenze e chi non ne ha, abbiamo visto molte comparsate di pseudo-esperti ognuno con le sue teorie che hanno fatto grande confusione quando invece sarebbe stato meglio avere una sola voce autorevole per la responsabilità di comunicare, come hanno fatto in USA, Germana e Regno Unito».

Ospite di un Interclub fra vari Rotary Club della Città Metropolitana di Venezia, presso la sede di ritrovo del Venezia Mestre, il celebre virologo partendo da una panoramica sui virus ha affrontato il tema delle terapie innovative: «La medicina fa grandi progressi e avanza in modo rapidissimo – ha spiegato il medico – ma in situazioni di emergenza come le pandemie, le scelte strategiche dovrebbero essere centralizzate e in mano a chi governa la salute e non sparse come abbiamo visto fra ogni Paese in Unione Europea. Se vogliamo dimostrare di avere imparato qualcosa da questa esperienza sarà necessario strutturare unità di preparazione a future minacce, con board di esperti di vari settori, perché se la comunicazione deve essere centralizzata, le decisioni devono nascere dal confronto tra discipline diverse e vari punti di vista».

Lo sciacallo dorato è arrivato in provincia di Venezia?

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Un paio di segnalazioni nel mese di gennaio 2024 hanno rilevato la presenza di esemplari di sciacallo dorato sulla Riviera del Brenta. Il predatore ha lasciato dietro di sé tracce del suo passaggio con delle carcasse di nutria, segno dei suoi pasti. La specie era già stata osservata nel Bosco di Mestre nel 2022 ma anche se non ci sono fotografie della sua presenza, dei testimoni oculari hanno descritto in modo chiaro alla LIPU Venezia le caratteristiche del carnivoro, facendo presagire che ormai l’animale sia presente in provincia.

C’è da preoccuparsi? Siamo sicuri che sia davvero questo quadrupede o non delle semplici volpi? Innanzitutto niente panico, lo sciacallo dorato o Canis aureus, è una creatura molto schiva, vive in gruppo ed è molto erratico, si muove in prevalenza di notte ed evita il più possibile il contatto umano, è più probabile rischiare di investirlo in auto che incontrarlo a quattrocchi. Perché si può essere quasi sicuri che non si tratti di volpe? Perché queste si cibano di nutrie piccole e non di esemplari adulti da 5 o 6 chili, inoltre si differenzia per una corporatura snella e un manto biondo-rossiccio.

Un bel sorriso sì, ma la bocca è in salute?

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Chissà se ve lo siete mai chiesti: un bel sorriso significa necessariamente salute? A volte sì, perché, se si ha voglia di sorridere, vuol dire che l’animo è sereno. Non è detto, però, che un sorriso splendente corrisponda anche a una bocca sana.

La gioventù, poi, maschera ogni problema, compensando le imperfezioni del nostro organismo. Di conseguenza, in un periodo storico in cui la forma prevale sulla sostanza, l’idea che l’aspetto esteriore sia più importante rispetto alla salute del corpo risulta dominante. Insomma: meglio sembrare belli che sani.

Salesiano Graziano Cervesato: 60 anni dedicati ai ragazzi

Salesiano Graziano Cervesato: 60 anni dedicati ai ragazzi

Sessant’anni al servizio dei giovani nella scuola: avendo raggiunto un traguardo così importante era doveroso riconoscergli un premio. Quel che è stato fatto nei giorni scorsi, quando al salesiano Graziano Cervesato è stato attribuito un riconoscimento per il grande e prezioso lavoro svolto.

È accaduto durante la festa di Don Bosco 2024 dell’istituto Salesiano San Marco di Mestre. «Il primo giorno nelle scuole salesiane – ricorda Cervesato – è stato nel 1964 nell’isola di San Giorgio. Lì gestivamo il centro arte mestieri. Infatti, una parte dell’isola era stata affidata ai religiosi per condurre il centro di formazione professionale».

La scuola è rimasta a San Giorgio fino al 1990 per poi spostarsi a Mestre. «L’isola era un posto bellissimo – ricorda Graziano – da cui si vede tutto il bacino di San Marco; ma la chiamavamo la “gabbia d’oro” perché essendo un’isola è difficile muoversi».

Inizialmente la scuola proponeva vari indirizzi come la grafica, la meccanica, la falegnameria e la sartoria. Poi si è specializzata in meccanica e grafica.  «A San Giorgio io insegnavo grafica. Mi dedicavo allo studio della stampa offset che stava progredendo in quegli anni; era un’innovazione nel nostro territorio».

Graziano ha studiato a Torino per poter insegnare queste attività ai ragazzi: «Interfacciarsi con gli alunni all’inizio non è stato facile. Ho vissuto diverse difficoltà soprattutto perché la materia che insegnavo era nuova e la conoscevo solo io. Trovandomi a San Giorgio da solo ad applicare queste nozioni, non avendo nessuno con cui confrontarmi, non è stato semplice. Tuttavia, con dedizione e alcuni sacrifici, sono riuscito a superare le sfide ottenendo molte soddisfazioni».

Venezia: conclusi i restauri per l’opera Madonna della Pace

Venezia: conclusi i restauri per l'opera Madonna della Pace

L’intervento di conservazione è stato presentato giovedì 1° febbraio nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo di Venezia.

«Con le ridipinture successive erano stati occultati diversi dettagli», spiega la storica dell’arte Giulia Altissimo. «Era stata stravolta la configurazione originale. Abbiamo tra l’altro potuto rimettere in luce la doratura trecentesca originale grazie alla perfezione della qualità e all’ottimo stato di conservazione dell’opera». 

L’icona, su cui si era già intervenuti nel 1991 a scopo conservativo, ha richiesto approfondite indagini. Data la mancanza di documentazione riguardante restauri ancora precedenti, si sono rese necessarie delle radiografie eseguite nel vicino Ospedale Civile Santi Giovanni e Paolo (opportunamente programmate al di fuori dell’orario delle visite). Questa scelta si è rivelata indispensabile per evitare spostamenti e mantenere l’opera in prossimità della basilica, preservandone così l’integrità.

È proprio da questi studi che si è rivelata fra l’altro la mano sinistra della Vergine, inizialmente coperta da pennellature aggiunte negli anni.

Inoltre nell’icona erano stati inseriti diversi “tasselli”, porzioni di opera che non esistono più. «Abbiamo cercato di valutare come ricostruire le parti rimosse per non sacrificare la visione complessiva», racconta Giulia Altissimo. «In alcune parti la materia originale era completamente perduta».

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