Fratelli Bagnati: «Nel pianoforte troviamo casa»


Due cuori che battono all’unisono per la musica, quattro mani sul pianoforte che regalano sublimi sinfonie. È l’arte dei fratelli Lorenzo e Gabriele Bagnati, rispettivamente di 24 e 21 anni, giovani talentuosi pianisti veneziani che a dicembre al Teatro Malibran a Venezia, in un concerto a favore della Fondazione Elena Trevisanato Onlus, hanno per la prima volta portato sul palco un’esibizione realizzata a quattro mani, con musiche di Dvořák, Schubert, Ravel e Fauré. Una prima veneziana con un grande successo di pubblico, tra cui molti giovani presenti, che poi ha avuto seguito in diversi altri appuntamenti da poco conclusisi in Russia. Un repertorio condiviso molto apprezzato che i due fratelli continueranno a proporre a livello internazionale. Lorenzo e Gabriele sono nati a Milano ma cresciuti a Venezia, ed entrambi all’età di sette anni sono stati ammessi al Conservatorio di Musica “Benedetto Marcello” di Venezia dove si sono poi brillantemente diplomati. La musica per loro è sempre stata casa, provengono infatti da una famiglia di musicisti: il papà è professore di Liuto al Benedetto Marcello, la mamma è cantante di musica barocca, ed anche gli altri tre fratelli sono musicisti. «La musica è sempre stata il nostro pane quotidiano, la nostra casa, la cosa più spontanea» dicono i fratelli, che sono già delle celebrità nel panorama della musica internazionale e sui social, con oltre 2.5 milioni di follower a testa su TikTok.
Armando Ongaro: «Mi ritiro dopo sessant’anni di presepi»

Sono trascorsi esattamente 60 anni da quando Armando Ongaro, l’attuale presepista di San Polo, ha iniziato a costruire presepi. Tre quarti della sua vita li ha passati ad ideare e realizzare rappresentazioni della Natività, sempre nel solco della tradizione. Una passione, la sua, che ebbe inizio verso la fine degli anni ’50, quando iniziò ad allestire il presepe in casa sotto l’esperta guida del padre Roberto, ex scenografo, che per 20 anni aveva realizzato la Sacra Rappresentazione nella chiesa dei Gesuiti. «Mio padre ogni anno realizzava il presepe anche in casa. Lo faceva in una sola notte insieme a mia madre Ortensia, occupavano mezza stanza» ricorda con nostalgia Armando, che a sua volta continuò la tradizione. «Il presepe per me è un modo per ritrovare serenità e pace». Nel 1963 il parroco di San Stae, recandosi per le case a benedire i presepi, gli chiese di realizzarne uno in chiesa che richiamasse la strage del Vajont verificatasi pochi mesi prima. Fu così che Armando realizzò il primo presepe per la Chiesa di Venezia. A questo seguirono i primi lavori a San Giacomo dell’Orio e l’apprezzato presepe posto sul rio davanti alla cappella dell’Ospedale Civile, che nel 1978 è stato inserito in un servizio Rai inerente i presepi più belli d’Italia. Inoltre Armando fu anche tra i fondatori dell’esposizione di presepi realizzati fino a qualche anno fa nella chiesa della Maddalena. Più volte poi partecipò al concorso Gianola che premiava il presepe più bello nelle famiglie: «Uno dei ricordi più cari che conservo è quello della visita a casa mia di Marco Cè che, appena nominato Patriarca, si era recato a vedere il mio presepe dopo aver visto quello di San Cassiano».
Ha riaperto la chiesa degli Ognissanti

Capolavori d’arte e segni di devozione. Da circa due mesi, in occasione della Festa di Tutti i Santi, ha riaperto al pubblico la chiesa degli Ognissanti a Venezia, nella omonima fondamenta nel Sestiere di Dorsoduro. Diversi sono i veneziani e i turisti che ogni giorno si fermano per una preghiera o per apprezzare l’architettura e le opere d’arte che vi sono custodite. La chiesa era infatti stata chiusa lo scorso giugno dopo la perdita di padre Tarcisio Carolo che per 35 anni era stato cappellano della chiesa degli Ognissanti presso l’ospedale Giustinian, sede del Distretto dell’Ulss 3 Serenissima. Ora la chiesa è infatti stata riaperta dalla Ulss, attraverso il Polo Culturale e Museale della Scuola Grande di San Marco che si trova all’interno dell’Ospedale Civile, grazie ad una decina di volontari che prestano a turno servizio dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 18.
Le strade blu di William Least Heat Moon per ritrovare se stesso

Se amo la narrativa di viaggio è perché, tantissimi anni fa (almeno una trentina ma temo di più), mi è capitato per le mani questo libro, allora nella versione rilegata (Supercoralli, la collana: ora è un Einaudi Tascabili). Parto subito con una digressione/riflessione: c’è perfino una collana, della Mondadori, che si chiama “le strade blu”, giusto per capire quanto questo libro abbia lasciato il segno. Cosa sono “le strade blu”? Semplicissimo: nelle carte stradali degli Stati Uniti le highways (le nostre autostrade o superstrade) sono segnate col colore rosso, le strade minori col blu. Perché l’autore, nel lontano 1978, dopo un anno di crisi esistenziale, decide di abbandonare il suo lavoro di insegnante e, attrezzato un piccolo furgone con letto, cucinetta e poco altro, si mette sulla strada con l’intento di girare gli USA seguendo, programmaticamente, le “strade blu”.
Veneto: il boom del turismo in agriturismo, ma come si gestisce?


L’Assessore regionale al turismo, agricoltura e fondi UE Federico Caner non nasconde soddisfazione per il Veneto presentando i dati del turismo del 2023: «L’agriturismo come offerta è diventata strategica, lo scorso anno sono state avviate 34 nuove imprese, portando complessivamente a 1.641 unità il comparto, garantendo circa 17.800 posti letto. Come Regione crediamo nel settore, per questo con la delibera approvata recentemente, per modificare la legge 29/2012 con quella 23/2022, garantiremo maggiore trasparenza sui requisiti per svolgere questa attività».
Anche se gli agriturismi rappresentano solo il 2,1% degli arrivi e l’1,7% delle presenze, l’offerta sembra piacere sempre di più al turista, soprattutto per la possibilità di vivere esperienze, lo certificano i numeri: i primi dieci mesi del 2023 hanno visto più di 400.000 visitatori che hanno trascorso in media quasi tre notti a testa in queste strutture, in aumento anche rispetto al 2019: «Noi rappresentiamo il territorio – spiega Giulio Rocca imprenditore agrituristico e già Presidente di Confagricoltura Venezia – e l’ospite vivendo la campagna lo scopre nel suo lato più puro, in fuga dal caos urbano».
Unitalsi: nel ‘24 a Lourdes con tre diocesi

Un grande pellegrinaggio interdiocesano che coinvolgerà non solo la diocesi di Venezia ma anche quelle di Treviso e Chioggia in un viaggio a Lourdes programmato per la prima settimana di settembre.
«Ci stiamo dando tanto da fare per questo progetto», afferma il presidente di Unitalsi Venezia, Giuseppe Barbiero. «Vogliamo portare ammalati, sacerdoti anziani, pellegrini e giovani».
In effetti questo è l’obiettivo di fondo per questo anno appena avviato. L’idea è di coinvolgere il più possibile i 150 volontari presenti nell’associazione per quanto riguarda la diocesi di Venezia, tutte persone che si impegnano per organizzare, accompagnare, assistere durante i pellegrinaggi le persone con disabilità, malate, anziane o bisognose di aiuto. D’altronde, “Unitalsi” è proprio l’acronimo di Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali.
«L’associazione propone ai partecipanti di poter raggiungere la destinazione in treno o in aereo, «ma il viaggio in treno è l’esperienza più bella», aggiunge il presidente. «Abbiamo un vagone dedicato ai malati, chiamato barrellata, dove ci prendiamo cura di loro».
Il pellegrinaggio, organizzato ogni anno, viene considerato un’esperienza unica: «C’è una motivazione profonda che spinge le persone a partecipare», racconta Barbiero. «Può essere un viaggio di ricerca, c’è chi si trova nel dolore o chi semplicemente vuole dire grazie».
Carpenedo: 11 famiglie insieme a Gosaldo

11 famiglie della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo si sono riunite per vivere insieme 3 giornate a Gosaldo. «È stato proprio come vivere in una grande famiglia», afferma la responsabile del gruppo, Daniela Bonaventura. «Abbiamo vissuto questi giorni aiutandoci reciprocamente, come se fossimo un’unica famiglia con tanti bambini».
L’incontro a Gosaldo è stato organizzato per le giovani famiglie e proposto non solo ai membri della parrocchia di Carpenedo.
«Non volevamo dare un taglio solo spirituale», racconta Daniela. «Abbiamo celebrato due messe, vissute in un ambiente con 16 bambini che hanno da 6 mesi a 8 anni, quindi il clima era molto rumoroso e casalingo».
Per le 3 giornate erano presenti più di 40 persone che hanno interagito tra di loro e si sono messe in gioco riuscendo ad esternare i problemi potendosi confrontare con persone vicine a loro.
«Condividere momenti con persone sconosciute si rivela un’esperienza estremamente arricchente. Abbiamo scommesso sull’importanza che le famiglie si conoscessero reciprocamente, poiché è solo attraverso la conoscenza reciproca che si può creare una rete solida», conclude Daniela.
50 ragazzi ucraini in Italia: un appello a non dimenticare

«I botti di Capodanno? Per noi sono il suono della guerra»
50 ragazzi ucraini hanno soggiornato in Italia per vivere un “respiro” di normalità. L’incontro a Venezia con il Patriarca
La notte di Capodanno, mentre tutti si divertivano a festeggiare facendo scoppiare petardi, c’erano cinquanta ragazzi terrorizzati: erano i giovani ucraini in arrivo in Italia per vivere, ospitati dalle diocesi di Vicenza e Bologna, un’esperienza di normalità dopo due anni di guerra.
Per loro botti e fuochi d’artificio sono tutto meno che un divertimento: assomigliano troppo alle bombe e ai missili che ogni notte devastano le loro città e le loro terre.
È una delle notazioni forti che hanno segnato il viaggio fatto in questi giorni da un folto gruppo di ragazze e ragazzi di età compresa tra i 16 ed i 24 anni, guidati da due accompagnatori: padre Roman Demush, responsabile della pastorale giovanile della Chiesa greco-cattolica Ucraina, e Yuliia Sorotitiuk, segretaria della pastorale giovanile dell’esarcato di Odessa.
«Questi giovani avevano bisogno di vivere la normalità, avevano bisogno di questa missione di fiducia e speranza», afferma il responsabile dell’esperienza, il vicentino Marco Baggio. «Abbiamo cercato di rendere la loro permanenza più serena possibile».
Infatti, gli adolescenti ospitati provengono da Kyiv, Kharkiv, Kherson, Odessa e Donetsk, alcune tra le aree del Paese più colpite dal conflitto.
Durante la loro permanenza i ragazzi sono stati divisi in due gruppi: uno si è fermato a Vicenza, dove i giovani sono stati ospitati in diverse famiglie, mentre l’altro ha proseguito per Bologna dove i ragazzi sono stati accolti in un’unica grande struttura nel centro della città.
In questo modo i giovani ucraini hanno potuto condividere la loro esperienza con altri coetanei italiani portando la loro testimonianza della situazione che stanno vivendo nel Paese. Spesso hanno sottolineato la loro paura: essere dimenticati dal resto del mondo.
Inoltre, nel viaggio, i giovani hanno avuto la possibilità di incontrare il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, e il patriarca di Venezia Francesco Moraglia.
Medici di medicina generale in Veneto? Sempre più sotto stress

Il lavoro del medico di medicina generale in Veneto? Molto stressante a detta dei professionisti che, per stessa ammissione della Regione, spesso soffrono la mancanza di supporto di personale amministrativo. I motivi? Gli accordi che regolano l’esercizio della professione a livello nazionale sono fermi al biennio 2016/2018 e a quello regionale addirittura al 2005. La pandemia ha messo a dura prova i sanitari tra burnout e prepensionamenti, ma come ricorda l’assessore alla sanità, servizi sociali e programmazione socio-sanitaria del Veneto Manuela Lanzarin: «Dopo l’aumento dei posti nelle scuole di specializzazione regionale nel 2025 avremmo nuovi giovani professionisti e stiamo negoziando nuovi accordi».
I dottori oggi si trovano a gestire quasi 2000 assistiti ciascuno, affrontando un carico di lavoro crescente, che va oltre alla normale pratica professionale, con certificati, ricette e prescrizioni a seguito di visite specialistiche nella sanità privata e delle dimissioni ospedaliere. «Una delibera regionale attualmente blocca la possibilità per molti di noi di accedere alla medicina di gruppo, un livello di organizzazione intermedia per aggregare medici e condividere il personale di studio – spiega Maurizio Scassola, medico e segretario F.I.M.M.G., il maggior sindacato di categoria – così il 40% dei medici di base lavorano da soli, senza alcun tipo di supporto di segreteria».
Ca’ Foscari: biopolimeri PHA per bioplastiche dai rifiuti

E se dai rifiuti si potessero ottenere materie prime? Questa prospettiva è già realtà per quanto riguarda la ricerca scientifica, tanto che è una delle linee di progetto del Research Institute for Green and Blue Growth dell’Università Ca’ Foscari. «Gli studi sui biopolimeri negli ultimi anni sono quelli che si sono sviluppata di più – spiega il ricercatore Francesco Valentino – abbiamo diversi brevetti per la realizzazione della materia prima che sta dietro alla produzione di bioplastiche, ottenuta direttamente dall’umido che viene gettato nei cassonetti».
Un lavoro frutti di anni di ricerca, iniziato nel lontano 2017 quando Francesco era ancora un ricercatore dell’Università La Sapienza di Roma e collaborava per un progetto europeo che coinvolgeva anche l’ateneo veneziano oltre a quello di Verona. «Ora insegno e lavoro a Venezia dal 2021 – racconta – e mi occupo in prima persona di continuare lo sviluppo di questo ambito, che ci ha permesso di ottenere due brevetti condivisi con le altre università per la produzione di idrogeno e biopolimeri dai rifiuti».