Bruno Barbon: una vita per il legno e il restauro di mobili

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Tutte le mattine il signor Bruno si alza presto, parte dalla sua Spresiano per arrivare nel cuore di Venezia in campo San Tomà a San Polo e aprire la sua bottega di fianco alla Scoletta dei Callegheri. «E’ dal 1962 che sono qui, purtroppo mia moglie non ne ha mai voluto sapere di lasciare Treviso – racconta l’artigiano – ma io ho sempre preferito Venezia, dove ho iniziato ad aggiustare e restaurare oggetti di legno, oltre a crearne di nuovi intagliati».

«Per tanti anni mi sono specializzato nel realizzare moretti veneziani – prosegue – oltre a realizzare mobili, specchiere e arredi per le botteghe e i privati. Una volta si viveva di questo quando Venezia era una città completamente diversa, adesso realizzo a mano ancora molte manine, che sono molto richieste e ho appena finito un angioletto rifatto per la Chiesa dei Gesuati da cui ne è stato rubato uno simile. Ma aggiustare oggetti antichi è diventato uno dei lavori principali».

Chitina dal granchio blu: un brevetto Ca’ Foscari

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«Grazie al nostro brevetto stiamo collaborando attivamente per realizzare a partire dalla chitina una pellicola protettiva per libri antichi e per un packaging alimentare biodegradabile che potrebbe sostituire la plastica grazie ai crostacei – racconta con entusiasmo la professoressa di Ca’ Foscari Claudia Crestini, ordinaria di Chimica generale e inorganica – per l’isolamento di questo elemento nel nostro laboratorio andiamo spesso a rifornirci direttamente al mercato è così che buona parte dei nostri pranzi sono stati a base di granchio blu nell’ultimo anno!».

Infatti assieme al grande valore scientifico della ricerca portata avanti dal team del Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi,  che coinvolge oltre che la professoressa Crestini anche il professore di Fondamenti chimici delle tecnologie Matteo Gigli e il dottorando Daniele Massari, l’applicazione di questa tecnologia permetterebbe di ridurre gli scarti dell’industria ittica, con la realizzazione di una vera e propria filiera di economia circolare per valorizzare al massimo il rifiuto organico derivato dalla lavorazione di alcune specie marine.

25 novembre 2023: Venezia contro la violenza sulle donne

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La notizia di cronaca che ha sconvolto tutta Italia, il femminicidio di Giulia Cecchettin, ha purtroppo portato nuovamente l’attenzione sui soprusi che le donne subiscono tutti i giorni. Alla vigilia del 25 novembre 2023, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Comune di Venezia, assieme al proprio Centro Antiviolenza, si mobilita per rendere omaggio alle vittime e continuare a fare prevenzione per contrastare questo atroce fenomeno.

«Non è facile parlare di lotta alla violenza sulle donne dopo una tragedia così grande che ha turbato le coscienze di tutti – ha dichiarato la Presidente del Consiglio Comunale Ermelinda Damiano – appare evidente che ci sia bisogno di cominciare con una prevenzione capillare in ogni livello della società, perché tutti possono fare la loro parte per far sì che nel nostro Paese avvenga una svolta culturale per superare questi fenomeni».

Giovanni Cucco: «Il mosaico, la mia passione»

Ci sono passioni che nascono inaspettatamente e si rafforzano man mano che matura l’esperienza. Così è stato per l’82enne Giovanni Cucco, maestro mosaicista che vanta un’enorme competenza nel campo del restauro musivo dopo esser stato per quasi trent’anni direttore del laboratorio di mosaico della Basilica di San Marco a Venezia. Nato nel 1941 a Bovolone, in provincia di Verona, l’incontro con l’arte musiva fu per lui amore prima vista, fin da quando nel 1958, ancora bambino, il suo sguardo si posò sui mosaici di Galla Placidia e Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna. Un colpo di fulmine che trovò conferma quando successivamente si recò a visitare i mosaici della Basilica di San Marco: «Se prima il mosaico mi entusiasmava e incuriosiva, è proprio a San Marco che capii che sarebbe stato la mia strada» confessa Cucco. Così, dopo aver frequentato la scuola di disegno applicata alle arti e ai mestieri del suo paese natale, a vent’anni, mentre svolge il servizio militare a Udine, decide di frequentare la Scuola di Mosaico dove impara la tecnica musiva. Tornato a Bovolone, gli venne affidata per dieci anni la cattedra di disegno nella scuola in cui si era diplomato: «In quel periodo iniziai ai lavorare un mobile intarsiato a mosaico, ma non sapevo come fare per restaurarlo, così nel ‘68 decisi di andare a Venezia per frequentare la Scuola di restauro musivo che c’era a San Lio e che nel chiostro di Sant’Apollonia aveva il laboratorio».

Nel libro di Ferlin il grido di dolore dell’Afghanistan

Due ragazze in un Paese diviso e tradito combattono una silenziosa lotta impari per far sentire la propria voce e dare forma ai propri sogni. È di questo che parla “In questa notte afgana”, il romanzo d’esordio di Pamela Ferlin presentato alcuni giorni fa allo SpazioEventi della libreria La Toletta di Venezia. Il libro, edito da Piemme, in 240 pagine, attraverso la vera storia di due ragazze, racconta della terribile situazione dell’Afghanistan da quando il 15 agosto 2021 Kabul è stata presa dai Talebani. Pamela Ferlin, scrittrice padovana laureata in Sociologia, da anni collabora con il Corriere della Sera, raccontando per mestiere le storie delle aziende e per passione le vite degli altri. Da tempo è volontaria della Ong Arghosha Faraway Schools, nata per aprire scuole in Afghanistan, per cui era stata incaricata di seguire le ragazze hazara provenienti dalla provincia di Bamyan alle quali, grazie ad una borsa di studio, era stato concesso di studiare all’università a Kabul. Dal giorno in cui la città è stata occupata è così in contatto via messaggio con Sima e Aziza che, terrorizzate e sole, le raccontano in presa diretta quello che succede. «In particolare con la ventenne Sima iniziamo una disperata chat piena di pathos e diventiamo molto intime, imparando ad usare un codice comunicativo nostro» racconta Ferlin. Dalle testimonianze che le arrivavano in inglese dalle ragazze, Ferlin trasforma le pagine del quotidiano in un diario giornaliero su quello che avveniva in Afghanistan. Una narrazione che poi ha deciso di riversare nel romanzo che, nato in sei mesi, riesce ad approfondire i temi delineando una storia di grande attualità che mette di fronte alle grandi e piccole criticità ed ipocrisie.

Al Teatro Goldoni i 50 anni della Ligabue

Un dialogo tra grandi esperti su archeologia, antropologia e scienze naturali per ripercorrere gli anni della Ligabue. Si intitola “La Storia del Futuro” ed è l’evento, promosso dalla Fondazione Giancarlo Ligabue in occasione dei suoi 50 anni di impegno nella cultura, che si terrà domani, sabato 25, alle ore 18 al Teatro Goldoni a Venezia e che vede come speciali protagonisti del mondo della ricerca e della divulgazione Ilaria Capua, Marco Cattaneo e Christian Greco. I biglietti per partecipare all’incontro sono in distribuzione gratuita, dalle 10.00 alle 13.00, esclusivamente presso il Teatro Goldoni fino a esaurimento posti disponibili.

La dedica di Unisve a Giorgio Forcellini Merlo

È stata dedicata alla memoria dell’architetto veneziano Giorgio Forcellini Merlo la sala principale del laboratorio della ditta veneziana Unisve, che dal 2018 è presente nello stabile in Fondamenta dello squero, vicino al Ponte dei Pugni. L’intitolazione, avvenuta lo scorso 28 ottobre con un evento dedicato, è stata voluta per ricordare la figura di Giorgio Forcellini Merlo che, scegliendo di affittare gli spazi in cui oggi la ditta ha sede, ha segnato profondamente il destino di Unisve nel momento in cui questa cercava un locale più ampio dove raggruppare tutte le sue competenze. Quando la precedente falegnameria Salvagno decise di chiudere, Forcellini Merlo ebbe diverse proposte per affittare a supermercati, ristoranti ed attività commerciali legate al turismo, ma scelse di continuare ad ospitare la tradizione artigiana per cui lo spazio era nato. Durante l’inaugurazione era presente l’assessore Simone Venturini, la presidente dei Comitati Privati internazionali per la salvaguardia di Venezia Paola Marini, il presidente dell’Ordine degli Architetti Roberto Beraldo e il responsabile del settore economico presso Confartigianato Enrico Vettore. Insieme a loro anche il maestro mosaicista Giovanni Cucco (leggi qui), che per l’occasione ha realizzato una targa con tessere musive di smalto blu e oro fornite dalla ditta Orsoni.

Quanti danni dalla plastica! Una campagna per saperne di più

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La plastica – e dovrebbe ormai essere cosa nota ai più – non fa danni solo all’ambiente, ma anche all’essere umano. Oltre a contaminare mare, suolo e aria, infatti, con i suoi frammenti più piccoli, le micro e nanoplastiche, penetra nel nostro organismo: attraverso i cibi che mangiamo, frutta e verdura, ad esempio, sia di filiera biologica che industriale – dalle mele alle pere, dalle carote alla lattuga ai broccoli – o attraverso l’acqua e le bibite in bottiglia che beviamo o ancora attraverso il contatto con i tessuti sintetici, con i giocattoli, con i cosmetici e molto altro. Sì, perché ormai la plastica è davvero ovunque ed è una quota consistente dei rifiuti prodotti e spesso abbandonati.

Cena con delitto a scopo benefico: sold out in 5 giorni

Cena con delitto a scopo benefico: sold out in 5 giorni

Due serate con un totale di 160 persone che parteciperanno alla cena con delitto, iniziativa proposta dal gruppo universitario della parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice della Gazzera. L’obiettivo di quest’anno? Raccogliere fondi per il centro oncologico della ricerca “Città della speranza” di Padova

«L’interesse è andato crescendo», afferma Andrea Gorgi, uno dei ragazzi del gruppo che 5 anni fa propose l’idea di organizzare una cena con delitto. «Anche noi ci divertiamo – aggiunge Jacopo Poto, uno degli organizzatori della serata – ma vogliamo ricordare soprattutto il nostro scopo, ossia quello benefico».
Le serate, andate sold out in 5 giorni, si terranno sabato 25 e domenica 26 novembre in una sala della parrocchia con capienza massima di circa 80 persone, che, sebbene sia un numero elevato, ha comunque creato una lista d’attesa.

La proposta ha avuto una grande diffusione mediatica e grazie anche al passaparola è diventata sempre più conosciuta. «Ci piacerebbe proporre l’evento anche durante l’anno e alle altre parrocchie della diocesi di Venezia organizzando un piccolo “tour”», raccontano i ragazzi.

Stefano: «Il Centro don Milani mi ha ridato la dignità»

Stefano: «Il Centro don Milani mi ha ridato la dignità»

«Nella comunità sono riuscito a capire che l’importante è farsi vedere per quello che sei», racconta Stefano (nome di fantasia), ospite del centro Soranzo, una delle tre comunità del Coges don Milani presenti a Tessera. 

La struttura è una comunità mista, formata circa per 80% da uomini e il 20% da donne. Nel centro vengono trattate diverse dipendenze, dalla droga al gioco d’azzardo. Gli ospiti, attualmente 45 persone, possono trattenersi per un periodo di massimo 6 mesi. 

«Io faccio uso da ormai 14 anni di eroina», continua il 30enne ospite della comunità. «In questo periodo ho sempre cercato di uscirne, anche perché all’inizio non sapevo che fosse una malattia così seria, quindi con tentativi un po’ “casalinghi” riuscivo a stare pulito per un po’. Però non riuscivo mai ad uscirne».

«Prima di venire al centro Soranzo pensavo che il problema fosse la sostanza, non mi aspettavo che venissero fuori tanti problemi irrisolti del mio passato».

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