Ilaria Capua: una sanità circolare per salvare uomini e pianeta


«Per riuscire a superare le sfide e le minacce delle nuove pandemie che abbiamo di fronte, dobbiamo cambiare prospettiva – esordisce la virologa Ilaria Capua ospite del Museo di Scienze Naturali di Venezia – proprio come Dick Fosbury, che nel salto in alto fu il primo a ottenere dei risultati affrontando l’ostacolo di spalle invece che di petto, non solo vincendo la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, ma cambiando radicalmente questo sport».
La dottoressa, cittadina onoraria di Padova, con la sua lectio magistralis accessibile al grande pubblico ha dato il via a una serie di conferenze (Incontri_23) per celebrare i 100 anni dello spazio espositivo veneziano e i 50 dell’opera di Giancarlo Ligabue, oggi divenuta Fondazione. «Siamo legati da sempre al museo – racconta Inti Ligabue – ma in modo indissolubile dall’intitolazione a mio padre nel 2019. Con lo stesso spirito nasce questa serie di incontri per condividere il sapere e creare conoscenza e benessere, trovando elementi comuni fra uomo e ambiente, dato l’impatto delle nostre azioni sul pianeta. Dopo tre secoli di focus sulla salute umana, bisogna tornare ad agire per la terra».
La libreria più antica di Venezia compie 90 anni


La Toletta, la più antica e famosa libreria di Venezia, ha compiuto 90 anni. Ora gestita da Giovanni Pelizzato, è arrivata alla terza generazione. Era infatti in un giorno imprecisato di ottobre del 1933 quando nonno Angelo, comunista convinto, dopo esser scappato nel ‘22 a Milano per via del pesante clima che si respirava in città, con la crisi del ‘29 torna in laguna e decide di aprire, nell’omonima Sacca de la Toletta, la sua libreria dell’usato, a seguito di un breve periodo passato a vendere libri di seconda mano in Calle della Mandorla. In breve tempo La Toletta, sorta vicino alle pricipali scuole e a all’università, diventa un punto di riferimento per i veneziani che lì trovavano libri usati, in particolare scolastici, ad ottimi prezzi. <Quando ero piccolo io nonno mi raccontava che negli anni della resistenza nascondeva in libreria armi e stampa clandestina, tra cui i bollettini partigiani. – racconta Giovanni Pelizzato – Durante l’inflazione nonno Angelo decise poi di investire i soldi facendo un grande ordine alla Laterza di Bari che aveva testi di Benedetto Croce, in quel periodo al limite dall’essere proibiti, che erano diventati introvabili>. Fu una grande intuizione, come quando decise di comprare un grande stock di libri Bur che costavano poco affinchè chiunque potesse avere accesso alla cultura.
Il romanzo di Maurensig: da trent’anni un rompicapo

Paolo Maurensig, La variante di Lüneburg, Adelphi 1993
Non è un “giallo” ma del giallo d’autore ha un implacabile meccanismo a orologeria che, pagina dopo pagina, intreccia due diverse storie che si muovono in due momenti temporali diversi. Messa così, più che un romanzo sembra quasi un rompicapo, un gioco, una complessa partita a scacchi. E con gli scacchi molto di questo libro, opera prima del fino ad allora sconosciuto Maurensig, ha a che fare: ne parla l’incipit – riportando in poche righe, con innegabile efficacia, la leggenda dell’inventore e del sultano cui ne fece omaggio – e vi si basa tutta la trama. Eppure è apprezzabilissimo anche per chi non ha mai giocato a scacchi e nulla sa delle regole del “gioco”. Virgolettato perché, come si capisce dalle prime pagine del libro e come sa chiunque si sia cimentato con la scacchiera, gli scacchi non sono propriamente un gioco ma qualcosa di molto più serio e… pericoloso. Come vedete non sto dicendo un bel niente sulla trama. E niente dirò – nulla dico da quando consiglio, da più di vent’anni, questo libro – perché una delle caratteristiche di queste brevi 150 pagine, oltre alla curiosità che si fa via via più morbosa di arrivare alla fine, è quella di sorprendere a tal punto il lettore da innescare, appena chiuso il volumetto, una serie di considerazioni (elucubrazioni) circa il meccanismo narrativo che sovente – a me è capitato, e so di essere in buona compagnia – spinge, seduta stante, a rileggerlo o perlomeno a ripercorrerne con bramosia i passaggi chiave.
Clima: arti visive e scienza si incontrano alla Fondazione Prada

La scienza non è materia che riguarda l’arte? Alla Fondazione Prada la pensano diversamente, offrendo una commistione tra saperi nel progetto “Everybody Talks About the Weather” partito da una mostra dedicata alla rappresentazione delle emergenze climatiche attraverso le arti visive e sviluppato in un convegno aperto al pubblico ospitato a Venezia il 5 e 6 ottobre. Perché, come spiega Miuccia Prada: «Il clima è un tema che influenza le azioni e i destini di tutto il mondo. Parlare oggi di meteo significa quindi parlare e preoccuparsi del futuro di tutti».
La mostra, visitabile fino al 26 novembre 2023 nella sede della Fondazione a Ca’ Corner della Regina, è stata ideata e curata da Dieter Roelstraete, curatore di fama internazionale attualmente membro del Neubauer Collegium for Culture and Society dell’Università di Chicago. Al suo interno sono esposte opere che a partire dalle condizioni atmosferiche affrontano come il clima plasma la nostra identità, aggiungendo approfondimenti scientifici per ogni realizzazione grazie alla collaborazione con il Centro internazionale per le scienze umane e il cambiamento sociale (NICHE) dell’Università Ca’ Foscari.
Climate Bond fermi al 2% procapite: uno studio Ca’ Foscari

Il cambiamento climatico investe anche la finanza: a partire dagli anni 2000 sono nati strumenti di investimento per supportare iniziative a favore della riduzione delle emissioni di anidride carbonica e inquinanti, oltre al ripristino e tutela di aree a rischio naturale. Ma questo denaro ha davvero avuto un impatto o si tratta di una bolla speculativa? Una recente ricerca della professoressa Marcella Lucchetta, docente di economia dell’università Ca’ Foscari, mette l’accento su un dato allarmante: saremmo sotto al 2% per ogni abitante del mondo rispetto alle previsioni.
Il bicchiere non va visto solo mezzo vuoto: lo studio dimostra che gli investimenti ci sono e ci sono stati, ma prevalentemente nei Paesi sviluppati, soprattutto nel Nord Europa, paradossalmente laddove da anni si attuano politiche contro le emissioni, mentre negli Stati in via di sviluppo la finanza di questo tipo non attecchisce e continua l’uso indiscriminato di combustibili fossili. Il valore del 2% è una media: i paesi emergenti non sono in grado di investire capitali più alti, alterando non di poco la stima.
Le architetture onomatopeiche di Kengo Kuma

Incantano per l’equilibrio stilistico e la scelta dei materiali sostenibili le onomatopee architettoniche dell’archistar giapponese Kengo Kuma, allestite a Palazzo Franchetti a Venezia nella mostra “Onomatopoeia Architecture”, a cura di Chizuko Kawarada e Roberta Perazzini Calarota, realizzata da ACP Art Capital Partners, in collaborazione con lo studio internazionale Kengo Kuma and Associates. L’esposizione, visitabile fino al 26 novembre, presenta ventidue maquette dei suoi edifici più celebri divisi in tredici onomatopee. Una mostra in cui l’architetto vuole sottolineare il modo con cui crea un dialogo con i materiali più contemporanei e le tradizioni giapponesi. Kuma, conosciuto come il poeta dell’architettura, realizza con materiali sostenibili di recupero le sue costruzioni, che si adagiano leggere sul terreno creando una fusione e un dialogo dove cose e persone si ricongiungono: opere dove l’architettura si fa ambiente, diventando un’esperienza in cui immergersi che coinvolge tutti i sensi.
Al via nove giorni di Venice Design Week

Stimoli sensoriali che si intrecciano e sovrappongono nel mondo del design. Parte domani, sabato 7, la Venice Design Week, quest’anno intitolata “Sinestesie”. Il festival veneziano dedicato al design e all’innovazione, arrivato alla 14^ edizione, presenterà in città idee e progetti da tutto il mondo e valorizzerà , allo stesso tempo, percorsi di artigianato e di cultura locali. La settimana del design è organizzata dall’associazione culturale Arte e Design Venezia in collaborazione con le istituzioni veneziane ed è patrocinata da Ministero dei Beni Culturali, Regione Veneto, Città di Venezia, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Venezia Rovigo e dalla Fondazione Musei Civici Venezia. Inoltre il festival fa parte della rete delle design week italiane e del network mondiale delle settimane del design.
Mestre: boom di bengalesi al doposcuola del S. Cuore

Più del 90% sul totale degli iscritti: sono i bambini bengalesi al doposcuola della parrocchia del Sacro Cuore di Mestre. Un’iniziativa che ha avuto grande successo di adesioni e che dice come la comunità cristiana può rispondere alle esigenze di una città sempre più multietnica.
La proposta del doposcuola è una delle numerose lanciate nelle due giornate di open day promosse al Sacro Cuore di via Aleardi. I progetti hanno avuto un riscontro decisamente positivo, con iscrizioni chiuse per la maggior parte delle attività.
Gli open day, tenutisi domenica 17 e 24 settembre, hanno dato la possibilità alla parrocchia di aprire le porte proponendo vecchi e nuovi progetti per tutto l’anno.
Ad iscriversi non soltanto persone usualmente praticanti ma anche molti stranieri residenti nel territorio parrocchiale; «queste persone sono sempre più preparate, iniziano a capire come funziona il sistema. Mi sono trovata di fronte a veri e propri cittadini mestrini» spiega Alessandra Molani, una delle responsabili del patronato insieme al parroco don Fabio Mattiuzzi.
D’altronde, essendo la parrocchia situata in centro città, con un tessuto sociale vario ed una presenza massiccia di parecchie comunità straniere, risulta fondamentale per la Chiesa aprirsi a percorsi di confronto ed integrazione.
Arte e il Credo, il corso che unisce arte e fede cristiana

Si sono chiuse il 10 settembre, lo stesso giorno della loro apertura, le iscrizioni al progetto “Arte e il Credo”, un corso monografico composto da cinque lezioni online e quattro visite guidate in presenza a Venezia.
«Sono più di 100 gli iscritti alle lezioni online, mentre per le uscite abbiamo dovuto mettere un numero chiuso di 50 persone» racconta la docente del corso Ester Brunet, storica dell’arte specializzata nell’ambito di studi teologici del Triveneto. Quest’anno è diventata coordinatrice di un nuova scuola di alta formazione di arte e cultura religiosa pensata per formare non solo operatori nell’ambito diocesano, ma anche guide e persone che lavorano nel mondo del turismo sulla questione arte e fede, per riscoprire questi contenuti anche sotto il profilo della comunicazione del Vangelo.
Dopo la laurea Ester Brunet ha iniziato ad insegnare e seguire ricerche specifiche per la Fondazione Studium Generale Marcianum di Venezia, per poi approfondire da un punto di vista teologico le tele di Tintoretto: questo l’ha portata alla pubblicazione del volume “La Bibbia secondo Tintoretto”.
Basilica santi Giovanni e Paolo: notti “candle light”

Più di 1000 le candele accese per le “Notti Serenissime”, evento mensile che si tiene nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia. Ovviamente le candele sono a led ma il loro corpo di cera riesce ad ingannare la vista e far vivere al visitatore un’esperienza immersiva ed in totale sicurezza.
Le notti candle light consistono in una serie di visite guidate ai tesori della basilica in un’atmosfera particolarmente suggestiva.
«Abbiamo pensato ad un’illuminazione a candele innanzitutto per la sua originalità, è molto d’effetto – racconta fra Adriano Cavallo, frate domenicano della basilica – inoltre rende l’idea di com’era una chiesa prima dell’avvento dell’elettricità».
La chiesa infatti non è munita di luci per visite serali, per questo motivo i frati hanno trasformato il buio in una peculiarità delle visite. Oltre alle candele sono presenti solo poche luci che evidenziano le opere.
Fondamentale è quindi il tema della luce, non solo per l’utilizzo che ne viene fatto nella visita ma per l’importanza che ha per l’ordine domenicano, definito anche “lumen ecclesiae”, ossia “luce della Chiesa”.