La svolta green degli alberghi inizia dal Lido di Venezia

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Rendere i soggiorni turistici sostenibili a Venezia sembra una sfida impossibile? L’Associazione Veneziana Albergatori (AVA) ci crede e a partire dai propri soci ha dato il via a un grande progetto di riqualificazione, avviato con la creazione della società YHotel Lido Venezia S.r.l. Benefit il giorno 11 agosto 2023, che gestirà l’efficientamento energetico di quattro hotel del Lido.

L’iniziativa è nata con il supporto di Infinityhub, azienda che si occupa di aggregare progetti di sostenibilità attraverso consulenza e crowfunding. Come spiega il CEO, Massimiliano Braghin: «Siamo partiti dalla diagnosi energetica di 400 strutture a Venezia, trovando più di 20 nostri associati che finanzieranno le opere con Equity Crowdfunding e finanza etica, per arrivare all’autonomia energetica delle prime quattro strutture del Lido».

Caldo in Veneto ad Agosto: è allarme climatico

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Partita in sordina, con una vera e propria esplosione di calore nel mese di giugno inoltrato, l’estate 2023 continua ad attanagliare il Veneto con le sue temperature record e i disagi provocati dal grande caldo. Tanto che Protezione Civile e Arpav hanno esteso lo stato di allarme climatico fino a dopo il 20 agosto, mettendo l’attenzione sul rischio di colpi di calore e difficoltà respiratorie per le persone fragili.

Nel prossimi giorni sono attesi picchi da 38°C a 40°C, tanto che secondo le stime pubblicate da Coldiretti su dati Isac Cnr, il 2023 rischia di essere il terzo anno più caldo della storia da quando viene misurata la temperatura, con un superamento di 0,67° di media nei primi sette mesi dell’anno. Fra le conseguenze che le ondate di calore portano con sé non c’è solo un gran caldo di base, ma anche tutta una serie di concause che estremizzano il normale funzionamento del clima del pianeta.

Innalzamento dei mari: sette proposte per le zone costiere

Nel secolo scorso la temperatura globale degli oceani è aumentata più rapidamente che in qualsiasi altro momento degli ultimi 11.000 anni. Ammesso che si riesca a limitare il riscaldamento globale a 1.5 °C, le generazioni future si troveranno ugualmente ad affrontare l’innalzamento del mare. Il Padiglione della Danimarca alla 18^ Biennale di Architettura nella sede dei Giardini, intitolato “Coastal Imaginaries”, vale a dire “Immaginari Costieri”, a cura di Josephine Michau, attraverso scenari futuri mostra come la costa di Copenaghen potrebbe evolversi se impiegassimo valide soluzioni basate sulla natura, proponendo ai visitatori soluzioni contro l’innalzamento del livello dei mari, inondazioni e tempeste. Un progetto significativo pensato nell’anno in cui Copenaghen è stata designata dall’UNESCO e dalla UlA Capitale mondiale d’architettura. Copenaghen, come Venezia e tante altre città al mondo, è sorta e si è sviluppata ai margini del mare grazie alla capacità di esplorarne le infinite possibilità quanto a cibo, commercio e scambi culturali. Con una combinazione di scenografie speculative e mostre di nuovi progetti di ricerca, la mostra, realizzata in collaborazione tra lo studio di architettura del paesaggio Schønherr, lo scenografo Christian Friedländer, il sound designer Peter Albrechtsen e importanti ricercatori, artisti, organizzazioni industriali danesi e istituzioni scientifiche, invita il pubblico a esplorare la fragilità e la bellezza del paesaggio costiero.

Uruguay: il futuro dell’architettura è nel legno

A volte le leggi, dopo diversi anni dalla loro emanazione, hanno bisogno di essere riconsiderate alla luce dei nuovi scenari. La legge forestale dell’Uruguay si presenta al pubblico sotto forma umana parlando e cantando con toni lirici, interrogandosi su quale sia oggi il ruolo dell’architettura. È questo il grande quesito che porta in esposizione il Padiglione dell’Uruguay ai Giardini de La Biennale. La legge forestale emanata in Uruguay nel 1987 è infatti il terreno di analisi del Padiglione presente alla 18^ Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia. “In opera: Scenari futuri di una giovane legge forestale” è il titolo dato all’esposizione, di cui sono curatori lo studio creativo Mapa+Inst e Carlos Casacuberta, la cui proposta si basa sulla comprensione della legge forestale come un assemblaggio ecosistemico in costruzione, che dialoga con diverse spazialità e territorialità ed è in grado di delineare possibili scenari verso un futuro dell’Uruguay come laboratorio del legno. La proposta nel suo complesso cerca di stabilire alleanze tra discipline e pratiche come la musica, la cultura visiva e l’architettura.

Riutilizzare la condensa per affrontare condizioni estreme

Per affrontare le condizioni di caldo estremo, a cui molti paesi andranno sempre più incontro per via del riscaldamento globale, bisogna farsi furbi e pensare ad ogni soluzione possibile per non sprecare le risorse idriche, andando a sfruttare ogni forma di produzione d’acqua come quella della condensa, prodotta ad esempio dagli impianti di raffreddamento che generano le classiche goccioline d’acqua. Questa è la soluzione innovativa del Padiglione del Regno del Bahrain situato alle Artiglierie dell’Arsenale, tra le proposte più interessanti alla 18^ Mostra Internazionale di Architettura de La Biennale di Venezia. Intitolato “Sweating Assets”, ovvero “Risorse Trasudanti”, il Padiglione esplora le condizioni climatiche uniche di caldo e umidità estremi insieme alle attuali esigenze di comfort del Paese. Realizzato da un team curatoriale composto dagli architetti Latifa Alkhayat e Maryam Aljomairi, mostra come l’infrastruttura di raffreddamento necessaria per sopravvivere al caldo intenso di una zona desertica può essere massimizzata attraverso mezzi adattivi e gestione delle risorse, riducendo al contempo il suo impatto sull’ambiente. La mostra attraversando vari ambiti, da quello domestico a quello territoriale, evidenzia così la posizione delle infrastrutture di raffreddamento rispetto ad un ecosistema più ampio.

Il Kuwait vuole città più a misura d’uomo

Architettura non vuol dire solo costruire o decostruire, ma anche ragionare su ciò che c’è già e ripensarlo secondo nuove esigenze. È il messaggio lanciato dal Padiglione del Kuwait, intitolato “Rethinking Rethinking Kuwait”, ovvero “Ripensare Ripensare il Kuwait”, cura di Hamad Alkhaleefi, Naser Ashour, Rabab Raes Kazem e Mohammad Kassem, che ai Magazzini del Sale n. 5 esplora i nuovi metodi di progettazione architettonica e urbana che emergono dalle intersezioni di spazio e tempo. Si tratta di un’indagine che tenta di correggere gli effetti dell’urbanistica modernista che ha portato alla cancellazione della maggior parte del tessuto edilizio storico del Kuwait. Il padiglione, attraverso varie opere, studi e lavori, analizzando la transizione avvenuta, esplora in varie sezioni idee di decolonizzazione e decarbonizzazione, ripensando i mezzi di trasporto e l’accessibilità. Il progetto con uno studio focalizzato su Kuwait City come condizione prototipica guarda però al Kuwait su scala nazionale.

Denti mancanti? Ecco come sostituirli

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Nel corso della nostra vita si potrebbe avere la necessità di farsi estrarre un dente perché troppo cariato, o per problemi parodontali, o ancora perché abbiamo subito un trauma. È necessario sostituire un dente perso? Generalmente sì: i denti posteriori sono più importanti per la masticazione rispetto a quelli anteriori, che però, a loro volta, sono fondamentali per l’estetica. Avere un bel sorriso è desiderio di tutti.

Cappella e scuola nate da un viaggio in moto in Kenya

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Per la missione diocesana di Ol Moran in Kenya, guidata dal sacerdote mestrino don Giacomo Basso, quella di domenica scorsa è stata una giornata davvero speciale. Nella località di Lera, una zona abbastanza remota situata nella parte nord (Laikipia) della parrocchia, è stata infatti inaugurata con una prima Messa la nuova cappella – è, ormai, la 22esima in quel territorio – e sono state benedette le nuove aule e strutture della locale scuola primaria, frutto di uno sforzo congiunto reso possibile grazie a fondi pubblici e donazioni private alla missione di Ol Moran.
Per la comunità di Lera è stata una domenica di festa con grande partecipazione di bambini/alunni, donne, anziani, famiglie, catechisti e rappresentanti di coordinatori parrocchiali. C’è adesso ancora parecchio da fare o sistemare (altre aule, i servizi igienici, organizzare la raccolta piovana ecc.), ma un significativo passo in avanti è stato compiuto.
Proprio nelle settimane scorse, in occasione del rientro a Venezia per alcuni giorni di don Giacomo Basso, il Patriarca Francesco Moraglia aveva disposto il versamento da parte della Diocesi veneziana di 18 mila euro per l’acquisto di 30 acri di terra (circa 12 ettari) nel centro di Lounyek, ad una decina di chilometri dalla nuova cappella di Lera e sempre nell’estrema propaggine nord del territorio della parrocchia di San Marco Evangelista di Ol Moran.

«In Corea abbiamo affrontato tutto, da veri scout»

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«Mi porto a casa una bellissima esperienza. Ho apprezzato tantissimo, in particolare, i momenti di incontro con i ragazzi e le ragazze scout di altre nazioni e il clima di grande spontaneità che si è subito creato tra noi. Spontaneità e serenità». Così Andrea Da Ponte, 16 anni del gruppo Venezia 1 ricorda il suo Jamboree vissuto in Corea.

Jamboree 2023: «Le tre difficoltà superate dagli scout»

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«Penso di poter dire che abbiamo fatto un buon lavoro. È indubbio che ci siano state anche delle criticità, ma i ragazzi hanno vissuto un’avventura e non hanno sentito troppo il peso delle difficoltà logistiche. E lunedì scorso è rientrato al mattino presto l’ultimo Reparto di Formazione. Tutti i nostri scout sono rientrati, stanno bene e il morale è alto per l’esperienza che tutti abbiamo vissuto”.

Parla così Giacomo Ferrari, moglianese (zona Agesci di Treviso), capo del Contingente Italiano dell’Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani) – insieme a Michela Abati e all’assistente ecclesiastico don Stefano Vecchi – al Jamboree 2023 in Corea. La venticinquesima edizione del raduno mondiale dello scoutismo si è svolta dal 1° al 12 agosto in Corea del Sud e ha coinvolto circa 50mila partecipanti. Dopo la cerimonia di chiusura, prossimo appuntamento tra quattro anni in Polonia.

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