L’Angolo del Riuso Solidale diventa social(e) a Venezia

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.«Ma voi ritirate anche mobili?», dopo l’ennesima richiesta arrivata sulla loro pagina Facebook, Ennio Zane, ideatore assieme alla moglie dell’Angolo del Riuso Solidale di Venezia, ha deciso di usare il digitale come uno strumento per trovare nuova casa al mobilio: «I locali dove ospitiamo gli oggetti da scambiare non erano sufficienti, così usiamo gli spazi digitali per aiutare chi vuole dare via arredi ancora utilizzabili a trovare chi ne potrebbe avere bisogno».

Nato dopo l’”Acqua granda” che ha colpito Venezia nel novembre del 2019, l’Angolo del Riuso Solidale ha continuato a offrire servizi di scambio durante la pandemia da Covid-19, fino a evolvere la propria offerta: «Chi aveva bisogno di beni di prima necessità durante l’emergenza poteva trovarli da noi, nell’ex sala slot della tabaccheria che ho rilevato» – racconta l’esercente – «Oggi con i libri che continuiamo a mettere a disposizione siamo diventati una sorta di biblioteca, dove le persone vengono soprattutto per incontrarsi e socializzare».

I tappi di sughero aiutano i pazienti oncologici con AVAPO

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.«Nel 2022 abbiamo raccolto più di 4500 chili di tappi di sughero – raccontano da AVAPO Mestre, associazione che assiste in modo volontario i pazienti oncologici – è uno dei modi principali con cui ci sosteniamo, vendendo il materiale ad aziende che lo ri-utilizzano per creare pannelli isolanti per l’edilizia, in questo modo facciamo sia del bene all’ambiente che alle persone».

Il progetto è nato nel 2018 e si affianca a quello partito due anni prima dedicato alla raccolta di tappi in plastica: «Vorremmo raccogliere ancora di più materiale, ma la sensibilità verso la nostra associazione si crea un passo alla volta – confida la Presidentessa Stefania Bullo – lavoriamo per far capire che dare aiuto a chi soffre non significa sprofondare nella tristezza ma portare vicinanza agli altri, donando un messaggio di positività a chi ne ha più bisogno».

Misurare la vista: diottrie, decimi, gradi… Vediamoci chiaro!

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Quante volte ci confrontiamo con amici o parenti per capire “quanto ci vediamo”? Abbiamo fatto una visita di idoneità alla guida o per attività sportiva o porto d’armi e ci è stato detto di avere 10 decimi e siamo contenti, ma cosa vuol dire? Abbiamo comprato un occhiale da 2 diottrie, vuol dire che senza occhiali vediamo 8 decimi? No, niente affatto. Vediamo di capire perché.

Diciamo subito che in una valutazione oculistica i gradi non esistono, o meglio esistono solo per definire l’asse dell’astigmatismo, ma di questo aspetto ce ne occuperemo un’altra volta. I gradi infatti misurano gli angoli – e in qualche modo, come vedremo, questo c’entra con l’esame della vista, ma non come generalmente si intende – la temperatura, la quantità di alcol in un vino o liquore ma non misurano né la quantità di vista né la “forza” di un occhiale.

 

Michele Nicolaci, il “detective” alla ricerca di opere d’arte da comprare

Fare scouting di opere d’arte è un mestiere che intriga e appassiona. Lo storico dell’arte Michele Nicolaci alle Gallerie dell’Accademia di Venezia in piena veste di “detective” indaga costantemente e sorveglia il mercato dell’arte per il museo al fine di arricchirne le collezioni. È proprio lui a svelare a GV Ve-nice, in occasione della mostra con gli ultimi acquisti delle Gallerie (vedi articolo qui), i segreti che si celano dietro la ricerca, lo studio e il corteggiamento di un’opera, molto spesso fatto di paziente attesa e altre volte, seppur rare, di una rapida rincorsa. Nicolaci, laureatosi all’Università Sapienza a Roma in Studi storico artistici, negli anni ha frequentato il mondo di antiquari e collezionisti che lo ha da sempre affascinato. Acquisendo così padronanza di alcuni sistemi di mercato, da fine 2017 per le Gallerie si occupa in particolare dello scouting di opere d’arte di ‘600, ‘700 e inizio ‘800. Per chi è appassionato come Nicolaci, che come funzionario segue un filone più filologico e conoscitivo che amministrativo, scartavetrare e indagare nelle varie banche dati e nel mercato dell’arte tra foto in bianco e nero alla ricerca di indizi per ricucire tasselli è un lavoro davvero eccitante e divertente. Si valuta qualità e importanza dell’opera o si cerca un volto o un segno che riconduca ad un preciso autore o bottega di interesse per il museo, ma a volte i funzionari lavorano anche per l’ufficio esportazioni che richiede consulenze circa alcune opere che vengono presentate per essere trasferite all’estero.

Il costoso shopping delle Gallerie dell’Accademia

Il disegno recto-verso di Giambattista Tiepolo è sicuramente la chicca della mostra dedicata alle dieci nuove opere inedite, precedentemente appartenenti a collezioni private o inaccessibili, comprate di recente dallo Stato per le Gallerie dell’Accademia di Venezia, ora esposte fino al 1 ottobre nella mostraDa Vivarini a Tiepolo. Nuove acquisizioni per le Gallerie dell’Accademia”, a cura di Michele Nicolaci. La mostra è allestita nella Sala XVI, che fa parte delle cosiddette sale palladiane del museo appena restaurate e riaperte, destinata ad ospitare piccole mostre dossier soprattutto di grafica. Le opere sono state acquisite grazie ai fondi in dotazione alla Direzione Generali Archeologia Belle Arti e Paesaggio e alla Direzione Generale Musei nel triennio 2021-2023 per un impegno di spesa superiore al milione di euro. Si tratta per l’appunto del disegno di Tiepolo, di tre importanti tavole di Bartolomeo Vivarini, dell’opera “Sansone e Dalila” di Giulia Lama e della tela “Cristo davanti a Caifa” tra le migliori realizzate da Pietro Ricchi, pittore che mancava in museo. Due poi le opere recuperate dai Carabinieri: la “Coppia di amanti” di Bonifacio de’ Pitati, un pittore che era già ben documentato in museo ma di cui mancavano scene amorose, e un’inedita e piccola tela montata su tavola “Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria e Estasi di Santa Teresa” di Francesco Fontebasso, proveniente dalla sacrestia di San Paternian a Venezia. Infine due opere di Antonio Vivarini: una “Scena della vita di San Pietro Martire”, proveniente dalla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo e unica rimasta in Italia di un polittico smembrato, e la tavola “San Benedetto” un tempo appartenente alla collezione Manfrin.

Sempre più inclusivo, il Teatro Goldoni sarà “Tutta un’altra storia”

Al Teatro Goldoni da quest’anno sarà “Tutta un’altra storia”. Non poteva chiamarsi altrimenti la nuova stagione teatrale, che si fa sempre più inclusiva e sostenibile. Per la prima volta, infatti, alcuni spettacoli saranno accessibili ad un pubblico di sordi e ciechi, grazie all’utilizzo di sottotitoli e audiodescrizioni, ma verrà data anche attenzione all’ambiente. Il Teatro Stabile del Veneto, assieme ad Arbolia, società benefit del Gruppo Snam, ha scelto di contribuire per l’imboschimento del territorio con la piantumazione di cento alberi nelle aree di Alleghe devastate dalla tempesta Vaia, evento estremo a cui lo Stabile tre anni fa aveva dedicato la sua produzione intitolata “Da qui alla luna”. Saranno 13 gli spettacoli in abbonamento, di cui una produzione e otto co-produzioni firmate Teatro Stabile del Veneto, che verranno portati in scena nuovamente al Teatro Goldoni, che dopo una serie di lavori di manutenzione straordinaria riaprirà il 30 settembre con un evento, che vedrà ospiti d’eccezione, volto a ripercorrere la storia dei 400 anni del teatro, il più antico di Venezia.

Le architetture-simbolo di Giovanni Soccol

Grandi opere inedite celebrano la monumentalità degli edifici veneziani. “Giovanni Soccol. Riflessioni Notturne” è la mostra del pittore veneziano allestita fino al 1 ottobre al piano terra del Museo di Palazzo Fortuny a Venezia, a cura di Chiara Squarcina. La mostra, promossa dal Comune e dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, è un’installazione composta da un ciclo di dieci opere pittoriche inedite, insieme ad alcuni disegni e schizzi preparatori. La tematica del ciclo di dipinti nasce dalla visione di un’architettura veneziana che sorge dall’acqua dove, riflettendosi, si dissolve.
Giovanni Soccol ha voluto infatti rappresentare il fascino di un’apparizione che può svanire, appartenendo più al sogno che alla realtà.

Mestre, Casa Taliercio: crescono le domande di mamme e bambini

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«Dal primo gennaio 2023 abbiamo avuto 47 richieste di inserimento, un numero enorme». Si esprime così Roberto Scarpa, responsabile di Casa Taliercio, la casa famiglia aperta in via Aleardi a Mestre, che attualmente ospita 6 nuclei familiari e che, in soli due anni dall’inaugurazione, ha registrato un gran numero di richieste.

Un numero rilevante che sottolinea l’importanza del lavoro svolto da Casa Taliercio nel fornire un luogo sicuro e accogliente per mamme e bambini che hanno bisogno di sostegno.

Don Cilia: «In vacanza non si consumi il tempo: lo si riempia»

Come il tempo della vacanza (e dell’estate) può diventare vero ristoro e riposo? Ne parliamo con don Lucio Cilia, parroco a Jesolo Lido; dal 2014 è a S. Maria Ausiliatrice e dal 2016 guida anche la parrocchia dei Ss. Liberale e Mauro, in pieno litorale. Si confronta, quindi, ogni giorno con le diverse facce e modalità di una realtà turistica e vacanziera che caratterizza profondamente l’intera zona.
Ed è proprio da questo specifico punto di osservazione che partono le sue riflessioni: «Jesolo richiama ogni anno moltissime persone che qui, evidentemente, si trovano bene per tanti motivi e per questo poi ritornano o decidono di stabilire qui la loro seconda casa (e sono sempre di più): qui hanno mare, sole, spiaggia, natura, possibilità di relazioni o anche solo di trascorrere del tempo di riposo in cui “staccare” e non far niente… Certo, c’è anche il versante sempre più preoccupante, e che tocca soprattutto i più giovani, del riposo inteso in senso molto trasgressivo e in cui sembra che per divertirsi e vivere qualcosa di bello bisogna arrivare a fare qualcosa di pesante, fino all’ubriacatura, all’essere sotto effetto di alcol e fare uso di droga e sostanze varie, al muoversi con altri come banda facendo guerriglia e lotta con altre bande…».

500 anni fa la visita a Venezia di Ignazio di Loyola

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Cinquecento anni fa, nel 1523, ci fu la prima visita di Ignazio di Loyola a Venezia. Un anniversario che ha reso ancora più solenni i festeggiamenti per il santo patrono della comunità parrocchiale che a Ca’ Bianca al Lido di Venezia porta il suo nome nella chiesa a lui dedicata.
Il parroco monsignor Cesare Zanusso ha voluto ricordare questa data, così importante, in modo semplice e familiare, sabato 29 e domenica 30 luglio, ma non per questo meno significativa. Anzi, la partecipazione della comunità è stata molto sentita: sabato 29 è stata celebrata la messa prefestiva, presieduta dal parroco, e poi un momento di preghiera con l’Adorazione Eucaristica sotto l’ulivo in piazza vicino alla chiesa dove è stata collocata un’immagine della Madonna. Sono stati letti alcuni testi del santo patrono ad accompagnare la preghiera e la meditazione.
Domenica 30 alle 18.30 la santa messa solenne presieduta dal novello sacerdote diocesano don Matteo Gabrieli, concelebrata dal parroco monsignor Cesare, e dai sacerdoti del Lido. Al termine della celebrazione è seguita la cena fraterna. E’ stata anche l’occasione per ripercorrere alcuni passaggi della prima visita di Sant’Ignazio a Venezia A questa ne seguirono poi almeno altre due: la seconda nel 1535.
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