Pellestrina la cozza è certificata

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Ogni mattina, esclusa la domenica, la sveglia suona alle 2.30 per i fratelli Busetto, che assieme ai loro tre dipendenti, tutti nativi di Pellestrina, si imbarcano sul “Nonno Nino”, il loro peschereccio, alla volta dei vivai durante la stagione della raccolta. «Siamo la terza generazione che lavora qui in isola allevando cozze, gestiamo il processo di semina, raccolta e preparazione a bordo della barca intitolata a nostro nonno, fra i primi pescatori a credere in questa forma itticoltura, quando le reti venivano fatte ancora con fasci d’erba e canne».

«La passione l’abbiamo ereditata da nostro padre che lavorava col fratello e d’estate, finita la scuola, ci portava con lui in barca a vedere gli allevamenti – raccontano Massimiliano e Riccardo – adesso che lui si è ritirato e si dedica all’agricoltura, dal 1995 gestiamo noi l’azienda Pianeta Mare e ci siamo ampliati fuori dalla laguna, in mare infatti riusciamo a produrre di più e ottenere un prodotto di alta qualità grazie alle acque di Pellestrina».

Iuav: il riuso creativo che diventa moda

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E’ possibile indossare un capo ricondizionato ed essere comunque di tendenza? «Certo, se la trasformazione aggiunge valore a quell’abito» – spiega la professoressa di storia e teoria della moda dello Iuav di Venezia Alessandra Vaccari – la trasformazione o riuso creativo, chiamata “upcycling” è qualcosa di più del semplice riciclo di un prodotto, si tratta di creare abbigliamento nuovo partendo dall’esistente oppure usare scarti di tessuto come le cimose* e vestiti difettati».

Invece di partire da un foglio bianco, la progettazione di un vestito in upcycling può seguire diversi metodi, introducendo la creatività nella trasformazione più che nell’immaginazione pura. Si può usare un approccio decorativo, quando si personalizza un capo per nasconderne un difetto, oppure decostruttivo, rifacendosi alla letteratura, considerando un abito come frutto di una scelta di materiali simile alla logica di un vocabolario, come nel caso dei celebri maglioni di Martin Margiela, realizzati a partire da calzini o le borse Raeburn da paracaduti militari; fino a una costruzione modulare, in cui le modifiche di un indumento seguono una stagionalità, allungandone e accorciandone le forme secondo necessità.

Cinque giovani, il volto accogliente di San Marco

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Per un paio di settimane cinque giovani rappresentano il volto accogliente della Chiesa veneziana nei confronti di turisti e visitatori che, da tutto il mondo, arrivano a San Marco.
Ed è un volto che sa parlare – elemento decisivo – nelle loro diverse lingue per stabilire un contatto immediato e diretto. Si sta sviluppando in questo periodo e continuerà fino alla fine del mese di luglio l’originale servizio offerto dall’iniziativa “Ars et fides”, promossa dalla Pastorale diocesana del turismo con baricentro nella basilica marciana e che è ripartita quest’estate dopo alcuni anni di sospensione, causa Covid.

Sergio Boldrin: quattro giostre per raccontare il mondo

Quattro giostre dedicate alle antitesi della vita con le maschere di Sergio Boldrin de La Bottega dei Mascareri di Venezia sono tra i pezzi principali della mostra “Anima Mundi. La Giostra della vita”, allestita al MUSE, il Museo delle Scienze di Trento con sede a Palazzo delle Albere. Tutto è in perenne rotazione nella giostra della vita dove gli opposti si rincorrono e non si annullano. Questo il tema della mostra, ideata da Stefano Zecchi e curata da Beatrice Mosca con progetto di allestimento di De Ponte Studio, inaugurata il 13 luglio e visitabile fino al 29 ottobre, che presenta un’esperienza museale inedita e immersiva. In esposizione i lavori di artisti e artigiani come Koen Vanmechelen, Sebastian Brajkovic, Marta Klonowska, Marcello Pietrantoni e la collaborazione di Berengo Studio. Delle nove giostre esposte, che girano a simboleggiare gli opposti, quattro sono di Boldrin, unico artigiano mascheraio in mostra, e a ciascuna di queste è dedicata una sala. Sono 75 in totale le maschere che ha realizzato con il supporto del fratello e del nipote per le giostre. “Sole Luna” presenta sei lune e sei soli, mentre “Salute Malattia” è allestita da sette medici della peste e da sette bacchi rubicondi. Molto suggestiva la giostra “Vita Morte” con le foglie appese in foglia d’oro che rappresentano la natura rigogliosa e quelle a terra per denunciare la natura che muore per via dell’inquinamento. “Angeli Demoni” presenta poi sette angeli e sette diavoli, incorniciati a vuoto, dove si contrappongono i colori oro e rosa dei putti con le cromie severe del nero e rosso scuro dei demoni. Inoltre altri angeli sono appesi nella stanza idealmente in contrapposizione ai peccati dell’uomo.

Recuperata dai Carabinieri un’opera di Geerards Jasper

Una grande conchiglia, o meglio un nautilus, si riflette su una guantiera. Insieme a questa, su di un piano d’appoggio spiccano anche frutti della terra e un prosciutto. Si tratta del dipinto “Natura morta con nautilus, limoni, prosciutto e calice” di Geerards Jasper (Anversa 1620 –  Amsterdam 1654) ritrovato dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia dopo anni che era scomparso a seguito di una truffa. Geerards Jasper è uno degli artisti più rappresentativi nel campo della natura morta durante il periodo della cosiddetta età dell’oro della pittura olandese, specializzato in composizioni su tavolo, drappi e ornamenti. Il quadro, un olio su tavola di 59 x74 cm, firmato con il monogramma “JG fecit”, è stato recuperato al termine di un’indagine lunga e articolata che ha visto la collaborazione di numerosi enti ed istituzioni. L’opera ora andrà ad arricchire la collezione del Museo di Palazzo Grimani, in particolare sarà collocata nella sala da pranzo del palazzo in dialogo con il suo suggestivo soffitto, decorato da festoni con nature morte di cacciagione, ortaggi e pesci, alternate a fasce floreali. La consegna del dipinto al direttore regionale dei Musei del Veneto, Daniele Ferrara, da parte del Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia, Emanuele Meleleo, è avvenuta mercoledì 12 a Palazzo Grimani, alla presenza dell’assessore alla Sicurezza Elisabetta Pesce e di numerose autorità tra cui: il Prefetto di Venezia Michele di Bari, il Soprintendente Fabrizio Magani, il Comandante Provinciale dei Carabinieri Nicola Conforti, il Comandante del Gruppo CC Tpc di Monza Giuseppe Marseglia, funzionari del MiC e rappresentanti di istituti universitari e di ricerca.

Restaurata la Sinagoga Italiana

Costruita in mezzo alle case, se non si sa che c’è, è impossibile da identificare. Solo un occhio attento, scrutando attraverso le cinque grandi finestre che danno sul Campo del Ghetto Nuovo a Venezia, potrebbe intuirvi la presenza. È questa la particolarità e unicità della Sinagoga Italiana, costruita nel 1575 dalla Comunità ebraica di Venezia, ora tornata a splendere dopo un importante intervento di restauro possibile grazie al Comitato Americano Save Venice. La campagna di restauro, avviata nel 2021, fa parte dei grandi interventi che l’organizzazione americana ha deciso di portare avanti, insieme al restauro dei mosaici della Basilica di Torcello, in occasione del suo 50° anniversario di attività.

Nuovo Governo per le Suore Figlie di S. Giuseppe del Caburlotto

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Nell’Assemblea della Famiglia religiosa delle Figlie di S. Giuseppe del Caburlotto, che si riunisce ogni sei anni, chiamata Capitolo Generale secondo il diritto canonico, tra il 16-17 luglio è stato eletto il nuovo il Governo rappresentativo dei quattro Paesi in cui l’Istituto, nato a Venezia, è presente.

Il colore in espansione di Edmondo Bacci

Una serie di opere e disegni inediti dove esplode il colore. La mostra “Edmondo Bacci. L’energia della luce”, allestita alla Collezione Peggy Guggenheim a Venezia e dedicata all’arte di Edmondo Bacci (1913-1978), presenta un colore in espansione sulla tela, in un continuo conflitto di potenze. La mostra, a cura di Chiara Bertola, responsabile del programma di arte contemporanea della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, resterà aperta al pubblico fino al 18 settembre. Sono circa ottanta le opere – molte mai esposte prima – selezionate e per la mostra, la prima e più esaustiva personale dedicata all’artista veneziano. L’esposizione intende approfondire la parte più lirica dell’opera di Bacci, nel momento più internazionale della sua carriera. Negli anni Cinquanta, quando è già affermato negli ambienti espositivi legati allo Spazialismo e tra gli artisti contemporanei più innovativi a livello nazionale, viene notato da Peggy Guggenheim ed emerge evidente agli occhi della critica tutta la novità del suo dipingere, la forza generativa del colore, la rottura dei piani spaziali e il ritmo circolare della pennellata. Bacci si colloca entro la ristretta cerchia di eccellenze artistiche venete, tra cui figurano anche Tancredi e Vedova, ed è senza dubbio uno dei pochi artisti nel panorama italiano a metabolizzare velocemente le possibilità di una nuova astrazione, legando le contemporanee tendenze provenienti da Europa e Stati Uniti con uno stile unico e una visione personale.

Altobello, laboratorio di integrazione con i filippini

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La foto ufficiale del Grest da poco concluso (qui in apertura) è eloquente: sono diversi i bambini e ragazzi non italiani che vi hanno partecipato.  Si tratta comunque di fanciulli provenienti da famiglie legate attivamente alla parrocchia “Cuore Immacolato di Maria” ad Altobello, retta dai chierici regolari somaschi, conosciuta popolarmente come parrocchia della Madonna Pellegrina.

Luglio, costume mio non ti (ri)conosco!

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Chi di noi può dire di non averla mai provata? Mi riferisco alla famosa paura della “prova costume”, rito pagano consistente nell’indossare il costume da bagno – o anche solo l’abitino estivo – all’inizio della stagione calda, quando ci scorre sulla fronte quella goccia di sudore freddo che prelude al timore di non riuscire ad entrarci, constatando come le nostre rotondità siano aumentate rispetto a quanto potevamo augurarci.

In quel fatidico momento nella nostra mente si affollano i pensieri più arditi e, gemendo le famose lacrime da coccodrillo, immaginiamo di sottoporci alle diete più drastiche – i famosi 7 chili in 7 giorni – allo scopo di smaltire in men che non si dica i rotolini di troppo accumulati durante l’inverno o magari residuati dal covidiano lockdown, periodo rivelatosi per molti come la fase della nostra vita di massima frequentazione del frigorifero.

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